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Nella mattinata del 28 luglio i Carabinieri della Compagnia di Mestre hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di altrettanti uomini ritenuti responsabili di un agguato armato avvenuto la notte del 1° luglio a Mirano. Gli arrestati sono un 44enne e un 39enne, entrambi di nazionalità albanese.
L’operazione, disposta dal Gip del Tribunale di Venezia su delega della Procura lagunare, è stata condotta con il supporto del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Venezia e con l’ausilio di un’unità cinofila dei Carabinieri di Torreglia. I due sono stati rintracciati rispettivamente a Mirano e a Jesolo.
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Scopri come fare
La vicenda ha avuto inizio la notte dell’1 luglio quando, secondo la ricostruzione degli inquirenti, la vittima è stata raggiunta davanti alla propria abitazione da uno o più attentatori e colpita da un proiettile tra la spalla e il collo.
Nonostante la gravità della ferita, l’uomo è riuscito a fuggire e a trovare rifugio nella vegetazione circostante, evitando così esiti peggiori.
Subito dopo i fatti i Carabinieri hanno svolto i primi accertamenti sul posto e nelle ore successive hanno effettuato perquisizioni domiciliari e su veicoli legati agli indagati. In quei controlli sono state ritrovate munizioni compatibili con il calibro del proiettile che aveva colpito la vittima e materiale che gli investigatori collegano a una presunta attività di spaccio.
L’indagine è quindi proseguita su più fronti: intercettazioni, accertamenti tecnici, pedinamenti e servizi di osservazione hanno permesso agli investigatori di ricostruire i rapporti tra la vittima e gli arrestati e di approfondire il movente dell’aggressione.
Secondo gli elementi raccolti, l’agguato si inserirebbe nelle dinamiche di una rete di spaccio operativa a Mirano e nei comuni limitrofi. La persona ferita, si legge negli atti dell’inchiesta, era stata in passato coinvolta in quell’ambito e avrebbe deciso di allontanarsene per avviare un percorso di legalità.
Quanto emerso dalle indagini indica che la scelta della vittima di lasciare il gruppo non sarebbe stata accettata dagli indagati. A partire da febbraio 2026, stando alla ricostruzione degli inquirenti, la vittima avrebbe ricevuto ripetute minacce di morte. Le minacce, non avendo sortito effetti, avrebbero portato gli accusati a pianificare e mettere in atto l’aggressione della notte dell’1 luglio.
Le accuse contestate ai due uomini sono tentato omicidio e detenzione abusiva di arma comune da sparo.
L’ipotesi investigativa prevede che entrambi fossero armati durante l’assalto organizzato presso l’abitazione della vittima, senza però riuscire nel loro intento omicidiario.
Al termine delle operazioni di cattura e delle formalità di rito, i due arrestati sono stati trasferiti nelle case circondariali di Venezia e Padova, a disposizione dell’autorità giudiziaria.
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