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martedì 30 Novembre 2021

L’arte del merletto ad ago di Burano

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L’arte del merletto ad ago di Burano: un paziente, meticoloso e preziosissimo lavoro di condivisione.
Passo svelto, mani pronte a mettersi all’opera, un seggiolino di legno con un poggia piedi, tende aperte sulla piazza della città, occhiali da vista, strumenti del mestiere e anni di esperienza nella mente, negli occhi e tra le mani.
È così che le merlettaie di Burano si preparano a passare un altro pomeriggio in compagnia di ago, filo, il loro “cuscinello” personalizzato, morello e carta paglia, per portare a termine un’altra opera d’arte e un altro pezzo di storia italiana.
Chiacchierano tra di loro, una di fronte all’altra, interagiscono con chiunque si avvicini curioso di scoprire i segreti del loro mestiere, si stuzzicano a vicenda “lei è quella chiacchierona”, “è lei la più brava”, si conoscono da una vita ma continuano, a oltre 80 anni, ad avere, ogni volta che mostrano a qualcuno quella rosellina fatta a mano o la minuziosa smerlatura del loro merletto, quella stessa luce negli occhi che avevano da bambine quando le loro nonne mettevano per la prima volta tra le loro mani un ago sottilissimo e un filo di cotone bianco.

L’amore delle maestre di merletto ad ago di Burano per il loro mestiere lo si percepisce all’istante, traspare dalle loro movenze, dai loro silenzi, dalla concentrazione, dagli occhi arrossati, dal fatto che non distolgono mai lo sguardo dal loro lavoro, dall’abilità delle loro mani che sanno, a memoria, come devono intrecciarsi per creare, partendo da un disegno su carta, una precisissima e indistruttibile opera d’arte. Lo si percepisce dal fatto che sono ancora sedute, da volontarie, alla loro età, all’interno di quella che una volta era la fiorente Scuola di Merletto di Burano, oggi museo, per portare avanti una tradizione che, in passato ha visto la sua gloria ma che, oggigiorno, rischia di scomparire per sempre.

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Sono rimaste in sei a Burano a conoscere tutti i segreti del merletto e due di loro sono Mary Costantini e Romana Memo che, in occasione dei 1600 anni di storia di Venezia, decidono di raccontarsi e raccontare il loro lavoro di merlettaie. Le unisce oggi, come allora, la stessa passione per un mestiere apparentemente solitario ma basato sulla condivisione del tempo, degli spazi e dell’amore per ciò che si fa. Quello delle merlettaie è un lavoro individuale ma lo si fa tutte insieme, sedute davanti casa insieme a vicine, nonne, madri, nipoti, come avveniva in passato, o stando tra amiche in una stanza, una a fianco all’altra tra chiacchiere, ricordi e fili bianchi di cotone da scambiarsi.

«Io faccio questo mestiere da piccolissima, da quando ho sei anni – racconta Mary Costantini, maestra di merletto di Burano – da bambini si inizia come passatempo ma quello del merletto è un lavoro molto particolare quindi deve piacere. Mia mamma voleva che imparassi a fare il ricamo ma a me non piaceva né fare la sarta, né ricamare, sono proprio negata, con il merletto, invece, è tutt’altra storia, posso iniziare a lavorare di mattina e può anche farsi notte che neanche me ne accorgo. Il merletto era la mia strada e posso dire che il tempo mi ha dato ragione»

Le fasi di creazione di un merletto di Burano sono sette. Si parte sempre da un disegno per poi passare all’orditura, cioè una sovrapposizione di due strati di stoffa con tre fogli di carta paglia, un foglio con il disegno e un altro foglio di carta oleata cucita a macchina seguendo tutti i profili del disegno, poi si passa alla prima fase di lavoro, la base, la cosiddetta Ghipur, poi c’è il punto Venezia, costituito da piccole barrette di filo che collegano più punti del disegno, segue il punto Burano, la retina strettissima di filo, poi i rilievi e, infine, la fase conclusiva: il punto cappa con picò, la smerlatura.

In passato ogni merlettaia della Scuola di Merletto di Burano si occupava di un’unica parte di lavoro. C’erano quindi sette specializzazioni: le esperte di disegno, le orditrici, chi si occupava della Ghipur, quelle che facevano solo il punto Venezia, chi lavorava esclusivamente al punto Burano, le maestre di rilievi e quelle di smerlatura finale. Anche se teoricamente tutte sapevano fare tutto ci si focalizzata su un unico punto perché facendo sempre lo stesso lavoro si acquisiva velocità e perfezione, due elementi fondamentali che hanno reso questo oggetto tessile di un’isoletta della laguna veneziana uno dei prodotti artigianali italiani più apprezzati al mondo.

«Sembra tutto uguale – commenta Mary mentre racconta la storia della Scuola di Merletto dove hanno studiato – ma ogni punto ha il suo modo di tirare il filo, di lasciarlo più morbido. Una volta c’era tanto lavoro e ogni persona che studiava nella scuola si specializzava in un solo punto. Io ho sempre amato fare il primo punto, la base del lavoro, la cosiddetta “Ghipur” ed era quella la mia mansione. Oggi faccio tutto, dall’inizio alla fine del merletto, ma i tempi sono cambiati»

Il merletto di Burano è realizzato, per tradizione, esclusivamente con filo di cotone bianco. Il cotone è il materiale migliore con cui si possa fare questo lavoro in quanto è molto resistente e flessibile allo stesso tempo e la scelta del colore bianco, oltre al lato estetico, è fatta sempre per la stessa ragione, perché questo colore mantiene la struttura del filo solida rispetto a quella di un filo colorato e fa sì che il merletto di Burano, una volta completato, diventi un oggetto duraturo in grado di subire anche lavaggi senza mai rovinarsi o spezzarsi.

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«La novità degli ultimi anni in fatto di merletti – raccontano le maestre di merletto, Mary e Romana – è che è stato introdotto il filo colorato, anche se questo tende a sfilarsi e a rompersi. Noi lavoriamo facendo tanti piccolissimi nodini e passaggi quindi la qualità del filo per noi è importantissima. Per quanto ci riguarda non utilizziamo quasi mai il filo colorato anche se da diverso tempo è iniziato ad andare di moda ma le differenze con i lavori tradizionali in filo di cotone bianco sono notevolissime»

Chi le vuole osservare all’opera o chiedere loro una lezione di punto Venezia o smerlatura le può trovare al primo piano Museo del Merletto di Burano, sedute sugli stessi banchetti di legno che le vedevano, bambine alle prese con le prime lezioni nella scuola professionale di merletto ad ago più famosa al mondo. Vengono a due a due, nei pomeriggi, si siedono, lavorano e restano a disposizione di chiunque decida di dedicare un attimo del proprio tempo al ricordo di un mestiere preziosissimo.

Minuzia, pazienza, precisione, una tecnica antichissima tramandata di mano in mano e giunta, immutata, fino ai giorni nostri: sono questi gli ingredienti del merletto ad ago di Burano, un prodotto che quando viene terminato diventa indistruttibile. I vestiti si rompono, così come le stoffe, i ricami si sfaldano, i fili colorati si assottigliano ma i merletti di Burano restano per sempre ed è proprio qui che giace il fascino di questo mestiere che rischia di scomparire ma che è in grado di lasciare, attraverso un oggetto apparentemente fragile ma fortissimo, un segno nel tempo e nella storia.

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