La Venezia che resiste: il negozio Soppelsa, da 47 anni in Salizada San Canciano

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La Venezia che resiste: Soppelsa, da 47 anni in Salizada San Canciano

In una Venezia ormai monopolizzata da bar e bazar turistici, c’è un’attività che resiste, immutata, da ormai 47 anni in Salizada San Canciano: Soppelsa, la storica merceria che da decenni serve gli abitanti della zona, non ha alcuna intenzione di mollare.

Dietro al bancone c’è ancora la signora Rosella, che con il marito Ezio ha gestito il negozio dal 1972, passandolo ora nelle mani del figlio Devid. “La nostra storia è ancora più antica – raccontano – l’attività è nata nel 1950 in Ruga Giuffa, spostandosi in Calle del Paradiso per poi insediarsi nell’attuale sede di San Canciano, dove prima era presente un fritoìn”.

Da Soppelsa il tempo sembra essersi fermato: le vetrine, gli scaffali in legno e il lungo bancone soppelsa venezia sacchetti carta marchio nostra boxriportano a quando la Salizada era ancora un luogo a misura di residente. Anche i sacchetti in stile-Mondrian sono rimasti gli stessi.

Nell’epoca dei negozi on-line, dove il contatto umano viene completamente a mancare, la forza della merceria è proprio nella vendita assistita. “La nostra clientela è matura – commenta Rosella – cerca il Made in Italy, la qualità dei materiali, vuole vedere e toccare gli articoli, sviluppare un rapporto di fiducia destinato a protrarsi nel tempo”.

“A rivolgersi alle catene sono soprattutto i giovani – aggiunge Devid – ma quando l’interesse per la moda viene soppiantato dal bisogno di qualità, i clienti passano da noi”.
Gli scaffali sono stipati di ogni taglia e colore di biancheria Sloggi, Lovable, Playtex, Perofil, Ragno, Brugi: marchi di indubbia esperienza, con un’attenzione particolare verso i materiali.

Ma com’è gestire una merceria in una città sempre più svuotata dei suoi abitanti? “Siamo rimasti in pochi a svolgere questo tipo di attività – riporta Rosella – e proprio per questo riceviamo visite dall’intero Centro Storico, oltre che dalla Terraferma”.
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Stando al continuo viavai di clienti, soprattutto donne, il volume d’affari non sembra calato. “Anzi – ribatte Devid – da quando T.S.L. ha chiuso i battenti abbiamo una forte richiesta di lenzuola e asciugamani, una categoria che non trattavamo ma che abbiamo deciso di includere nella nostra offerta. Anche perché: dov’altro può rivolgersi un residente?”.

La famiglia Soppelsa non ha quindi alcuna intenzione né alcun motivo di mollare. La clientela matura non manca, ma c’è un’unica nota stonata “Stiamo eliminando il reparto-bambino – rivela Rosella – le famiglie sono sempre meno numerose, e le giovani mamme seguono la moda dell’acquisto on-line”

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La merceria è una delle poche attività di San Canciano ancora in mano ad una famiglia locale: “gli imprenditori stranieri non sono interessati a questo spazio: è troppo grande, in questa zona non se ne farebbero nulla. L’area di vendita non è che una porzione dei nostri locali; abbiamo un vasto magazzino sia al piano terra che al livello superiore”.

La signora Rosella apre con orgoglio le porte del retrobottega, rivelando un dedalo sconfinato di corridoi e intere stanze adibite a deposito, capaci di garantire un assortimento paragonabile a quello di un grande negozio on-line.
Per ogni taglia e colore sono presenti almeno una ventina di pezzi, stipati in maniera scrupolosa e ordinata al di sopra dei vari ripiani.
È anche questa la fortuna di Soppelsa, che in questo modo riesce a mantenere i suoi prezzi assolutamente concorrenziali.

E il rapporto con turisti, divenuti i principali destinatari della Salizada? “I tempi cambiano – ammette Devid – e i negozi si adeguano a quella che è la domanda. La nostra clientela rimane prevalentemente locale, ma fa sempre piacere ricevere visite di viaggiatori che, anche nelle loro città, di attività come la nostra non ne trovano più”.

La Venezia che resiste: Soppelsa, da 47 anni in Salizada San Canciano

Nino Baldan

Riproduzione Riservata.

 

8 persone hanno commentato questa notizia

  1. Un bel articolo, una bella storia, un pò come la città che ho lasciato.
    Devo dire che posti così sono veramente rari, ma è la poesia di una esperta narrazione che rende tutto magico.
    Grazie per aver fatto rivivere una parte di storia, di città, di ricordi.
    Grazie per aver ricordato che ci sono ancora famiglie che porteggono le tradizioni semplicemente facendone parte.
    Un saluto e un abbraccio.

    • Un saluto e un ringraziamento a te, Matteo!
      La città è indubbiamente cambiata, spesso si ha l’impressione di camminare in un “non luogo” composto da attività per turisti che si susseguono tutte uguali per chilometri…
      Ma sono proprio i negozi come questo che, tutto d’un tratto, ci svegliano, facendoci esclamare “ehi, ma questa è proprio la stessa città dove sono cresciuto!”.
      Negozi che andrebbero censiti e soprattutto preservati, nell’impossibilità di far tornare tutti quelli che ormai hanno già chiuso, scomparendo nel silenzioso oblio di mascherine, pasta-to-go e borsette di dubbia provenienza.
      Un saluto e un abbraccio anche a te!

    • Grazie a lei, signora Rosella, per la sua gentilezza e per il tempo che mi ha dedicato! Negozi come il vostro meritano spazio e attenzione, soprattutto in una Venezia come quella attuale dove rappresentano delle gemme rare.
      Non mollate!

    • Ciao Sandra e grazie per le testimonianze!
      Io ricordo la signora Rosella quando, da bambino, mi chiedeva di “fare il pugno” per calcolare la misura dei calzini.
      Soppelsa è uno dei pochi luoghi della zona ad essere rimasto completamente uguale…e una visita la vale sempre.

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