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Addio asilo e Scuola Elementare delle Suore Imeldine

(Seguito dell’articolo “La Venezia perduta. Le Suore Imeldine e la scuola a San Canciano che non esistono più“)


L’uscita da scuola.

La fine delle lezioni, come l’inizio, era un altro rito.
Si correva fuori, in un Campo San Canciano affollato di genitori, cercando con lo sguardo la mamma o il papà che ci aspettavano, spesso con un sacchetto di pizzette per allietare la fine delle lezioni. Se tornavo a casa da solo, ne approfittavo e rallentavo il mio percorso per curiosare nella zona.

Subito mi intrufolavo dalla Natalina, la tabaccaia all’angolo, per sbirciare tra le ultime uscite Disney: non solo “Topolino”, ma anche “Paperino Mese”, “i Classici”, “i Grandi Classici”. Più “il Tascabilone”, trimestrale che proponeva vecchie storie di personaggi semisconosciuti quali Compare Orso e Fratel Coniglietto.

La mia tappa successiva era Superplastica, negozio di casalinghi tuttora presente, del quale spulciavo scrupolosamente le vetrine: un’intera colonna era riservata ai giochi del Game Boy che all’epoca, considerato il numero dei bambini residenti, erano venduti un po’ dappertutto.

Franco, queo dei colori, Salizada San Canciano, foto di Roberto Catullo e Ettore Lagomarsino
Franco, queo dei colori, Salizada San Canciano, foto di Roberto Catullo e Ettore Lagomarsino

E se il tempo me lo permetteva, facevo una veloce capatina da Franco (“queo dei colori”) per rifornirmi di batterie che, considerato il mio smodato uso di videogiochi elettronici, in casa non bastavano mai.

Si trattava di un negozio d’altri tempi, stipato di cornici e barattoli di vernice; il gestore, con la sua onnipresente camiciona blu, aveva riservato dietro alla cassa un angolo per i vari tipi di pile.

 
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E se proprio volevo sfidare la pazienza di mamma e papà, già disposti intorno al tavolo ad attendere il mio ritorno da scuola, ecco che allungavo il mio percorso fino a Molin, per tutti “Il ponte dei Giocattoli”. Lì i giochi del Game Boy erano custoditi sotto il bancone di vetro. L’unico modo per farsi un’idea su un titolo era: fissare il disegno in copertina e armarsi di tanta fantasia. A volte, se i titolari non erano troppo impegnati, tiravano fuori le scatole e mi lasciavano osservare il retro per pochi secondi.

Addio asilo e Scuola Elementare delle Suore Imeldine, addio Salizada San Canciano

A sinistra era poi presente un piccolo televisore collegato ad un dispositivo che permetteva di scegliere tra 10 giochi del Nintendo NES in prova.

Una Venezia Diversa.

Non serve specificare il tipo di accoglienza che mi veniva riservata dai genitori che mi vedevano rincasare ben oltre l’orario scolastico, nonostante le mie immancabili arrampicate sugli specchi che adducevano il ritardo a chissà quale scusante. E che non erano mai sufficienti a giustificare i piatti di pastasciutta ormai freddi davanti al TG1 che stava ormai volgendo al termine. Quando i cellulari erano ancora appannaggio di pochi e tutto si basava ancora sulla fiducia e sul rispetto degli orari.

Ma era una Venezia diversa, fatta di Veneziani, di botteghe di vicinato; una Venezia dove ci si conosceva tutti per nome, dove la Salizada altro non era che un’estensione delle mura domestiche.

Una Venezia che, silenziosamente ma inesorabilmente, aveva già iniziato la sua emorragia di abitanti: nel 1990 contava 78.165 residenti, 17.000 in meno rispetto al 1980, e che sarebbe arrivata nel 2000 ad un saldo negativo di altri 12.000.

Le Suore Imeldine

E a farne le spese non poteva che essere la scuola elementare delle Imeldine: con l’avvento del nuovo millennio, le suore decisero di non formare più nuove classi, limitandosi ad accompagnare al termine del ciclo scolastico quelle già presenti.

La Venezia perduta. Le Suore Imeldine e la scuola a San Canciano che non esistono più
foto dall’archivio delle Suore Domenicane della Beata Imelda

Anno dopo anno, Campo San Canciano e la Salizada iniziarono così a svuotarsi dalla presenza dei bambini e dei relativi genitori, arrivando al 2003 alla chiusura totale e definitiva della “Imelda Lambertini” o di ciò che ne era rimasto.

I locali vennero abbandonati, la targa di marmo venne rimossa. La Venezia perduta. Le Suore Imeldine e la scuola a San Canciano che non esistono più

All’allegro vociare, ai grembiuli colorati e ai sacchetti con le merende prese posto soltanto un desolante silenzio, alternato dai passi incerti dei gruppetti di turisti che avevano smarrito la via in direzione San Marco.

Chiuse Toni il salumiere, chiusero le due macellerie presenti in Salizada; chiusero Rosa Anna dei confetti, la torrefazione, Franco dei colori, il negozio di tendaggi, la latteria Plip e quella di Santa Maria Nova; chiuse il panificio Finotello.

Nel 2007 abbassò le serrande pure Molin, che con i suoi giocattoli era divenuto un punto di riferimento topografico per l’intera città.

L’ultimo a cessare l’attività è stato l’alimentari Baretton, mettendo fine ad un’agonia durata diversi anni, fatta di Bellini e bottigliette d’acqua per turisti.

Addio asilo e Scuola Elementare delle Suore Imeldine, addio Salizada San Canciano

Parafrasando Gino Paoli, che in “La Gatta” cantava “tutto è cambiato, non abito più là”, le esigenze della vita mi hanno spinto a trasferirmi in un’altra zona di Venezia, ma nonostante non mi sia mosso dal Centro Storico, la mia San Canciano non esiste più.

Da anni ormai si vocifera che l’ex scuola delle Imeldine diverrà l’ennesimo hotel, ma per il momento l’edificio rimane lì, abbandonato e inutilizzato.

Della Salizada della mia infanzia non rimane più nulla, se non il nome sul nizioleto: l’ultima volta che ci sono passato, mi si è presentata davanti una triste e anonima distesa di snack bar, bazar e negozi di paccottiglia degni della periferia di una qualunque città europea. Tutti a gestione straniera, con le insegne al neon tutte uguali che invitano il turista ad entrare.

Ecco perché, per non soffrire, preferisco fare il giro largo.

Nino Baldan

(Articolo precedente: “La Venezia perduta. Le Suore Imeldine e la scuola a San Canciano che non esistono più“)

Riproduzione Riservata.

 

8 persone hanno commentato questa notizia

  1. Mi sono venute le lacrime leggendo. Ho frequentato le Imeldine, la madre della foto mi pare si chiamasse suor Rosaria. Ho vissuto per anni in campo san cianciano da mia nonna. E mi ricordo tutti i negozi e i piccoli riti che hai descritto! Grazie ancora!

    • Grazie a te Filippo!
      La foto (datata 1965) in effetti raffigura proprio Suor Rosaria, che io ricordo come insegnante anche nel corso degli anni ’90!

      San Canciano era davvero una bella zona… Rimani sintonizzato perchè presto ne parleremo ancora 🙂

  2. Nino… mi hai fatto rivivere un attimo di infanzia e ti ringrazio veramente di aver spolverato i ricordi di una Venezia che ormai vive solo nella mente di chi ha potuto viverla nel pieno della sua bellezza quando ancora era città e non un parco giochi a cielo aperto.

    • Ciao Luca e grazie a te! Quanto tempo! Come stai? Abiti ancora a Venezia?
      Io sì, sebbene non la riconosca davvero più e sia costretto ad evitare tutte le zone centrali, per evitare di soffrire davanti alla realtà che mi si presenta davanti…
      Che bello vedere il commento di un mio ex compagno delle Imeldine, che come me quella zona e quei momenti ha avuto la fortuna di viverli 🙂

    • Buongiorno Renato e grazie a lei!!
      Anche io ricordo con affetto don Bruno, il parroco della mia infanzia!
      Don Mario fu trasferito ai Gesuati nel 1975, ma continuó a frequentare la zona suonando la pianola durante le ore di canto della Scuola delle Imeldine!

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