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giovedì 29 Luglio 2021

Con l’addio alle Suore Imeldine la mia Salizada San Canciano non esiste più

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(Seguito dell’articolo “La Venezia perduta. Le Suore Imeldine e la scuola a San Canciano che non esistono più“)

L’uscita da scuola.

La fine delle lezioni, come l’inizio, era un altro rito.
Si correva fuori, in un Campo San Canciano affollato di genitori, cercando con lo sguardo la mamma o il papà che ci aspettavano, spesso con un sacchetto di pizzette per allietare la fine delle lezioni. Se tornavo a casa da solo, ne approfittavo e rallentavo il mio percorso per curiosare nella zona.
Subito mi intrufolavo dalla Natalina, la tabaccaia all’angolo, per sbirciare tra le ultime uscite Disney: non solo “Topolino”, ma anche “Paperino Mese”, “i Classici”, “i Grandi Classici”. Più “il Tascabilone”, trimestrale che proponeva vecchie storie di personaggi semisconosciuti quali Compare Orso e Fratel Coniglietto.

La mia tappa successiva era Superplastica, negozio di casalinghi tuttora presente, del quale spulciavo scrupolosamente le vetrine: un’intera colonna era riservata ai giochi del Game Boy che all’epoca, considerato il numero dei bambini residenti, erano venduti un po’ dappertutto.

Franco, queo dei colori, Salizada San Canciano, foto di Roberto Catullo e Ettore Lagomarsino
Franco, queo dei colori, Salizada San Canciano, foto di Roberto Catullo e Ettore Lagomarsino

E se il tempo me lo permetteva, facevo una veloce capatina da Franco (“queo dei colori”) per rifornirmi di batterie che, considerato il mio smodato uso di videogiochi elettronici, in casa non bastavano mai.
Si trattava di un negozio d’altri tempi, stipato di cornici e barattoli di vernice; il gestore, con la sua onnipresente camiciona blu, aveva riservato dietro alla cassa un angolo per i vari tipi di pile.

E se proprio volevo sfidare la pazienza di mamma e papà, già disposti intorno al tavolo ad attendere il mio ritorno da scuola, ecco che allungavo il mio percorso fino a Molin, per tutti “Il ponte dei Giocattoli”. Lì i giochi del Game Boy erano custoditi sotto il bancone di vetro. L’unico modo per farsi un’idea su un titolo era: fissare il disegno in copertina e armarsi di tanta fantasia. A volte, se i titolari non erano troppo impegnati, tiravano fuori le scatole e mi lasciavano osservare il retro per pochi secondi.
Addio asilo e Scuola Elementare delle Suore Imeldine, addio Salizada San Canciano
A sinistra era poi presente un piccolo televisore collegato ad un dispositivo che permetteva di scegliere tra 10 giochi del Nintendo NES in prova.

Una Venezia Diversa.

Non serve specificare il tipo di accoglienza che mi veniva riservata dai genitori che mi vedevano rincasare ben oltre l’orario scolastico, nonostante le mie immancabili arrampicate sugli specchi che adducevano il ritardo a chissà quale scusante. E che non erano mai sufficienti a giustificare i piatti di pastasciutta ormai freddi davanti al TG1 che stava ormai volgendo al termine. Quando i cellulari erano ancora appannaggio di pochi e tutto si basava ancora sulla fiducia e sul rispetto degli orari.

Ma era una Venezia diversa, fatta di Veneziani, di botteghe di vicinato; una Venezia dove ci si conosceva tutti per nome, dove la Salizada altro non era che un’estensione delle mura domestiche.

Una Venezia che, silenziosamente ma inesorabilmente, aveva già iniziato la sua emorragia di abitanti: nel 1990 contava 78.165 residenti, 17.000 in meno rispetto al 1980, e che sarebbe arrivata nel 2000 ad un saldo negativo di altri 12.000.

Le Suore Imeldine

E a farne le spese non poteva che essere la scuola elementare delle Imeldine: con l’avvento del nuovo millennio, le suore decisero di non formare più nuove classi, limitandosi ad accompagnare al termine del ciclo scolastico quelle già presenti.

La Venezia perduta. Le Suore Imeldine e la scuola a San Canciano che non esistono più
foto dall’archivio delle Suore Domenicane della Beata Imelda

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Anno dopo anno, Campo San Canciano e la Salizada iniziarono così a svuotarsi dalla presenza dei bambini e dei relativi genitori, arrivando al 2003 alla chiusura totale e definitiva della “Imelda Lambertini” o di ciò che ne era rimasto.

I locali vennero abbandonati, la targa di marmo venne rimossa. La Venezia perduta. Le Suore Imeldine e la scuola a San Canciano che non esistono più

All’allegro vociare, ai grembiuli colorati e ai sacchetti con le merende prese posto soltanto un desolante silenzio, alternato dai passi incerti dei gruppetti di turisti che avevano smarrito la via in direzione San Marco.

Chiuse Toni il salumiere, chiusero le due macellerie presenti in Salizada; chiusero Rosa Anna dei confetti, la torrefazione, Franco dei colori, il negozio di tendaggi, la latteria Plip e quella di Santa Maria Nova; chiuse il panificio Finotello.

Nel 2007 abbassò le serrande pure Molin, che con i suoi giocattoli era divenuto un punto di riferimento topografico per l’intera città.

L’ultimo a cessare l’attività è stato l’alimentari Baretton, mettendo fine ad un’agonia durata diversi anni, fatta di Bellini e bottigliette d’acqua per turisti.

Addio asilo e Scuola Elementare delle Suore Imeldine, addio Salizada San Canciano

Parafrasando Gino Paoli, che in “La Gatta” cantava “tutto è cambiato, non abito più là”, le esigenze della vita mi hanno spinto a trasferirmi in un’altra zona di Venezia, ma nonostante non mi sia mosso dal Centro Storico, la mia San Canciano non esiste più.

Da anni ormai si vocifera che l’ex scuola delle Imeldine diverrà l’ennesimo hotel, ma per il momento l’edificio rimane lì, abbandonato e inutilizzato.

Della Salizada della mia infanzia non rimane più nulla, se non il nome sul nizioleto: l’ultima volta che ci sono passato, mi si è presentata davanti una triste e anonima distesa di snack bar, bazar e negozi di paccottiglia degni della periferia di una qualunque città europea. Tutti a gestione straniera, con le insegne al neon tutte uguali che invitano il turista ad entrare.

Ecco perché, per non soffrire, preferisco fare il giro largo.

Nino Baldan

(Articolo precedente: “La Venezia perduta. Le Suore Imeldine e la scuola a San Canciano che non esistono più“)

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  1. Catapultata nel 1977 in un attimo, adoravo suor Rosaria che però non era la mia insegnante. Non era cattiva suor Teodolinda, ma meno empatica. Non dimenticherò mai che all’ora dell’intervallo tirava fuori la bottiglia di China che, diceva, le suore me la prendono per digerire… Che tristezza.. Una carrellata di eventi che hanno cancellato un passato, facendomi ricordare che dal 2000 non vivo più a Venezia anch’io tra gli esodati, oltre il ponte alla ricerca di un affitto migliore

  2. Ho fatto le elementari dalle suore Imeldine dal 1955 al 1959 e volevo aggiungere due immagini di posti ormai spariti da tempo già negli anno ottanta. El fritoin che si trovava al posto del negozio Soppelsa, aveva pesce fritto e na poenta Bianca sempre calda su un enorme tagliere in vetrina! Dentro, che spussa da fritto e de sigari , Gera vita per ea gente de Venezia di allora, altro che ea movida dei campagnoli di oggi! E il fiorista di un piccolissimo negozio circa davanti al negozio di. Baratto n, chi se lo ricorda? Avevamo ancora i grembiuli i bianchi, sapete, tutti, maschie femmine, i colori sono venuti dopo… ma i maschi, dalla classe tersa in poi, avevano una divisa, pantaloncini grigi, camicetta bianca. Pullover con scollo a V blu.. chi se lo ricorda? Eppoi c’era l’invito a passare almeno una settimana a Sappada, a Villa Mariana, gestita dalle stesse suore, un cartello diceva TUTTI A SAPPADA, VIENI ANCHE TU? Chi si ricorda di questo?
    Allora io abitavo in Calle Stella, parallela alla Calle del Fumo, e avevo per maestra Suor Arcangela Laguna, sappa dina doc, che ho avuto la gioia di andare a trovare a Bologna fino a non molti anni fa…

  3. Effettivamente leggere questo articolo che provoca in molti anni di ricordi e scatena molta tristezza x il cambiamento, in peggio, avvenuto. Ha frequentato anche io le Imeldine, seguito proprio da Suor Rosaria, persona stupenda ed all’avanguardia x quei tempi. Siamo stati credo l’ultima classe di 30 bambini, Gnatta, Esposito,Soffiato, Busetto, Tonon, Bottolobon, Malusa, Scavone, Micheletti, Mascaro… Non potranno mai più tornare quegli anni e quel modo di vivere, prima ancora del Game Boy…

  4. Mi sono venute le lacrime leggendo. Ho frequentato le Imeldine, la madre della foto mi pare si chiamasse suor Rosaria. Ho vissuto per anni in campo san cianciano da mia nonna. E mi ricordo tutti i negozi e i piccoli riti che hai descritto! Grazie ancora!

    • Grazie a te Filippo!
      La foto (datata 1965) in effetti raffigura proprio Suor Rosaria, che io ricordo come insegnante anche nel corso degli anni ’90!

      San Canciano era davvero una bella zona… Rimani sintonizzato perchè presto ne parleremo ancora 🙂

  5. Nino… mi hai fatto rivivere un attimo di infanzia e ti ringrazio veramente di aver spolverato i ricordi di una Venezia che ormai vive solo nella mente di chi ha potuto viverla nel pieno della sua bellezza quando ancora era città e non un parco giochi a cielo aperto.

    • Ciao Luca e grazie a te! Quanto tempo! Come stai? Abiti ancora a Venezia?
      Io sì, sebbene non la riconosca davvero più e sia costretto ad evitare tutte le zone centrali, per evitare di soffrire davanti alla realtà che mi si presenta davanti…
      Che bello vedere il commento di un mio ex compagno delle Imeldine, che come me quella zona e quei momenti ha avuto la fortuna di viverli 🙂

  6. Io ho abitato in Salizada fino al 1979 ed avevo 22 anni….. poi mi sono trasferito fuori Venezia! Quanti bei ricordi leggendo il suo articolo…. la Parrocchia, il patronato: don Mario, don Bruno….. la ringrazio!!!!

    • Buongiorno Renato e grazie a lei!!
      Anche io ricordo con affetto don Bruno, il parroco della mia infanzia!
      Don Mario fu trasferito ai Gesuati nel 1975, ma continuó a frequentare la zona suonando la pianola durante le ore di canto della Scuola delle Imeldine!

    • Ciao Sandro e grazie per il tuo intervento!
      Eh… Purtroppo… Chi se lo sarebbe mai immaginato che ció che da generazioni circondava la nostra quotidianità, di lì a qualche anno, sarebbe scomparso per sempre?…

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