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La tavoletta del wc ci dirà come funziona il nostro cuore

Il sogno del dott. Dorian di Scrubs sul dottor toilet sta per diventare realtà.

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La tavoletta del wc ci dirà come funziona il nostro cuore

Sedersi sul wc ci dirà come funziona il nostro cuore: in fatto di prevenzione gli americani prendono seriamente ogni attività umana ed oggi arriva il test per la funzionalità cardiaca semplicemente sedendosi sulla tavoletta.
(In realtà l’idea non è nuovissima in quanto si era già vista con il Dott. Toilet durante una puntata della sit com “Scrubs, medici ai primi ferrri” dell’ottava stagione, ma si trattava chiaramente di una parodia).

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Scopri come fare

Tra poco, invece davvero, negli Stati Uniti basterà sedersi sulla tavoletta del wc per avere un monitoraggio cardiovascolare.

L’idea è venuta ai ricercatori del Rochester Institute of Techology, che in questo modo puntano ad avviare un monitoraggio domiciliare per i pazienti che hanno avuto bisogno dell’ospedale per scompenso cardiaco.

Nonostante le battute con cui viene accolta l’iniziativa (“Chissà la paura se si tratta di un dispositivo che parla mentre la persona è in… raccoglimento…”, “Chissà se l’apparecchio srotolerà un tracciato tipo elettrocardiogramma che magari possa confondere “l’utilizzatore” a cui serve la carta igienica…”), l’iniziativa viene presa molto sul serio.

I sedili del water saranno dotati di strumenti per misurare l’attività elettrica e meccanica del cuore e possono monitorare la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna, i livelli di ossigenazione del sangue e il peso e il volume del paziente.

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I sedili del water (che ora dovranno passare attraverso l’autorizzazione della Food and drug administration, l’ente governativo Usa che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici), potranno essere acquistati dagli ospedali e lasciati direttamente ai pazienti dopo la dimissione. In questo modo, avranno un controllo continuo direttamente a casa.

Il risparmio con questo controllo casalingo sarebbe, dicono gli studiosi, consistente. Entro 30 giorni dalla dimissione ospedaliera, spiega il ricercatore Nicholas Conn, un paziente su 4 con scompenso cardiaco viene riammesso.

Il dato è maggiore dopo i 90 giorni, con quasi uno su due (il 45%) costretto a ritornare in ospedale.

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