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La morte di Loris Bertocco: se n’è andato un Uomo. E noi?

Un uomo decide di lasciare la vita, quel che gli era rimasto, della vita. Un uomo si affida all’eutanasia in un ospedale di Zurigo e chiude il cerchio con il suo dolore, la sua sofferenza, la sua stanchezza. Un uomo consuma la sua rabbia, il risentimento, perché forse questa decisione poteva essere ripensata, se solo […]

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La morte di Loris Bertocco: se n’è andato un Uomo. E noi?
Un uomo decide di lasciare la vita, quel che gli era rimasto, della vita.
Un uomo si affida all’eutanasia in un ospedale di Zurigo e chiude il cerchio con il suo dolore, la sua sofferenza, la sua stanchezza.

Un uomo consuma la sua rabbia, il risentimento, perché forse questa decisione poteva essere ripensata, se solo ci fosse stato quell’aiuto che non è arrivato da parte delle istituzioni.
Un uomo che se ne è andato da questo mondo che amava, che voleva proteggere, difendere, un uomo che ha lottato contro una sorte avversa segnata dall’ingiustizia.

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Un uomo che una volta era un ragazzo di diciott’anni che a causa di un incidente stradale subisce un cambiamento che fa della sua vita un’odissea, tra ospedali cure e riabilitazioni.

Un uomo coraggioso che sapeva lottare per sé e per gli altri, instancabile sostenitore dei diritti dell’uomo e della difesa della natura, accanto e con i Verdi, i suoi amici più cari come Gianfranco Bettin e Luana Zanella, ai quali affida una testimonianza struggente, una lunga lettera, che racconta la sua vita, i sentimenti e anche le sue quotidiane difficoltà.

Un uomo che ci fa immergere nella pietas e nella consapevolezza lucida che si fa troppo poco per le persone che soffrono, che conducono un’esistenza tormentata da dolori fisici e da uno spegnimento spirituale che arriva quando la speranza è umiliata e le forze si fanno sempre più esili e vinte.

Quell’uomo, sì Primo levi, avrebbe detto “questo è un uomo”, era, come ha ricordato l’amico Gianfranco Bettin, tante cose insieme, la malattia non ha arginato la sua tensione ad occuparsi della vita degli altri, “era un ambientalista, un convinto sostenitore delle proposte per una legge sul testamento biologico e sul fine vita in Italia”.

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Un uomo che ha consegnato il suo testamento spirituale nelle mani di due amici fidati e che ancora racconta la passione civile la lotta indomita per un’assistenza adeguata nei confronti della disabilità e interventi finalmente finalizzati alla cura, alle cure palliative, agli aiuti economici, per favorire, almeno in parte, la vita indipendente.

Un uomo che ci messo l’amore nelle sue parole che ora risuonano come campane a morto capaci, forse di risvegliare le coscienze.

Un uomo “invisibile” che si è portato il corpo addosso in quella clinica di Zurigo, liberandolo dalla sofferenza e testimoniando la resa di un Paese incapace di soffermarsi sui bisogni di chi per anni e anni trascina il carro delle aspettative negate, delle speranza tradita e che ad un certo punto, quando la misura è colma e si è circondati dal gelo dell’incomunicabilità, sceglie di andarsene per sempre.

Quell’uomo si chiama Loris Bertocco, è nato in provincia di Venezia, a Dolo, con i suoi 59 anni e la sua dignità intatta, nonostante le violazioni e la mortificazioni che non l’hanno scalfita, ha preso un’altra strada. E noi?

Andreina Corso

Andreina Corso
Andreina Corso
Cittadina 'storica' di Venezia, si occupa della città e della sua cronaca. Giornalista, insegnante, autrice letteraria, poetessa.
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2 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

  1. Questo articolo mi ha commosso e aperto gli occhi, ha spiegato un mondo che conosciamo poco e Loris me lo sono sentito vicino, anche se non lo conoscevo, dovevano aiutarlo, ma tutti, anche noi. Adesso è troppo tardi, mi dispiace

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