5 x 1000
HomeLa celebrazione del Primo Maggio: interroghiamoci su quanti muoiono sul lavoro. Di...

La celebrazione del Primo Maggio: interroghiamoci su quanti muoiono sul lavoro. Di Andreina Corso

La Festa del Lavoro (o meglio, dei lavoratori) cade il Primo Maggio in ricordo della grande manifestazione di protesta dei lavoratori dei macelli di Chicago, negli Stati Uniti, tenutasi nel 1867, per la riduzione della giornata lavorativa dalle 14-16 ore alle 8 ore. Scesero per strada 10.000 operai. Ma a far cadere definitivamente la scelta […]

La Festa del Lavoro (o meglio, dei lavoratori) cade il Primo Maggio in ricordo della grande manifestazione di protesta dei lavoratori dei macelli di Chicago, negli Stati Uniti, tenutasi nel 1867, per la riduzione della giornata lavorativa dalle 14-16 ore alle 8 ore. Scesero per strada 10.000 operai. Ma a far cadere definitivamente la scelta su questa data furono i gravi incidenti accaduti a Chicago nei primi giorni di maggio del 1886, passati alla storia come il massacro di Haymarket (dal nome della piazza in cui si tenne il raduno dei lavoratori).

Oggi a 156 anni da quella data, sbirciamo alcuni dati che riguardano il mondo del lavoro, interrogandoci su quanti muoiono sul posto di lavoro.
L’ordine di grandezza è di circa due milioni di morti annualmente nel mondo, di cui circa 12.000 bambini. I morti sul lavoro a livello globale sono per il 90% circa,di sesso maschile.
E quali sono le due principali cause di morte sul lavoro? Nel 2022 le denunce di infortunio sul lavoro sono aumentate di circa il 26% rispetto all’anno precedente, mentre il numero dei morti è diminuito di circa l’11%. E resta alto il numero di infortuni sul lavoro che avvengono su strada. Gli incidenti stradali sono infatti la causa di circa il 45% dei morti sul lavoro.

Morti sul lavoro: non chiamiamole morti bianche.
Dal presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre, Mauro Rossato, giunge la denuncia che, dopo la pandemia, gli incidenti mortali sono aumentati del 164%: da 171 nel 2021 a 454 nel 2022.
L’emergenza morti sul lavoro nel nostro Paese non si ferma. In Italia si continua a morire ogni giorno. Ne ricordiamo una, ma solo come esempio: una lavoratrice di 50 anni, Nicoletta Palladini, madre di due figli, è morta dopo essere rimasta schiacciata mentre era al lavoro in una vetreria a Borgonovo, in provincia di Piacenza. La donna è rimasta incastrata e schiacciata tra un nastro trasportatore e un macchinario porta bancali. È deceduta sul colpo.
Riappare il fascicolo che inscrive l’incidente in omicidio colposo. Ora il procuratore sostituto della Repubblica Matteo Centini, che coordina le indagini dei carabinieri, ha disposto il sequestro dei macchinari e l’autopsia sul corpo della vittima. Al momento del tragico fatto non c’erano testimoni, ma i colleghi, una volta resosi conto di quel che era accaduto, si sono prodigati nei soccorsi. Grande il cordoglio e lo sconcerto. Immediate le reazioni che anche questa volta, da parte dei lavoratori e dei sindacati hanno richiamato per l’ennesima volta l’esigenza di mettere in campo maggiori investimenti per le lavoratrici e i lavoratori a garanzia della loro sicurezza, di cui oggi si percepisce una grave e colpevole mancanza”.

Grandi titoli sui giornali, sempre accompagnati alla definizione Morti bianche, per riportare gli incidenti, le morti sul lavoro.
“I caduti del lavoro sono le persone decedute a causa d’incidenti avvenuti durante e per causa del lavoro svolto […]”. Il fenomeno è anche indicato come morti bianche, dove «l’uso dell’aggettivo ‘bianco’ allude all’assenza di una mano direttamente responsabile dell’incidente”, ci dice il vocabolario. L’enunciato sembra dire che non esiste un responsabile, un colpevole della morte sul lavoro, che di colore è nero, mentre s’insiste sul bianco. Qualche dato può orientarci nella scelta del colore che meglio si abbina a chi ne esce morto. Riportiamo alcuni esempi tragici.

Il 6 maggio nella bergamasca un operaio 46enne è morto schiacciato da una lastra in cemento armato. Il giorno prima, il 5 maggio un operaio meccanico di 49 anni si è ferito lavorando a un tornio in un’azienda di Busto Arsizio, in provincia di Varese.
È morto poche ore dopo.
È rimasto schiacciato tra gli ingranaggi, proprio mentre l’aula del Senato osservava un minuto di silenzio per ricordare Luana D’Orazio, l’operaia tessile di 22 anni che è rimasta schiacciata in un macchinario nell’azienda di Prato dove lavorava, lasciando la sua famiglia e il suo bambino di 5 … anni.

Il quadro tracciato dall’Inail sul primo trimestre del 2021, parla chiaro: le denunce d’infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Istituto entro il mese di marzo sono state 185, 19 in più rispetto alle 166 registrate nel primo trimestre del 2020 (+11,4%), effetto, rileva l’Inail degli incrementi osservati in tutti i mesi del 2021 rispetto a quelli del 2020.
Se prendiamo l’intero 2020, gli infortuni con esito mortale sono stati 1.270, il 16,6% in più dell’anno precedente. “Non chiamatele morti bianche”, scrive Fainotizia, che ha curato l’indagine statistica.

5 x 1000

La segretaria nazionale della Cgil Rossana Dettori, con delega alla salute e sicurezza, ha affermato: “Bisogna investire nella formazione e nei controlli. Servono fatti che permettano ai lavoratori, di essere sicuri di tornare a casa la sera. Nel Piano di ripresa il tema non è nemmeno citato. Gli enti che dovrebbero fare le verifiche sono sotto organico: l’Ispettorato nazionale ha 4.500 dipendenti a fronte di una pianta organica di 6.500, i dipartimenti di prevenzione delle Asl 2mila contro i 5mila del 2009. All’Inail d’ispettori ne sono rimasti solo 246.”.

Ci sono momenti che alcune parole, come prevenzione, che assumono le vesti di una chimera, eppure per decenni su questa parola si è agitata la speranza di giungere al superamento di una minaccia che doveva essere sostituita dalla responsabilità dei controlli, dalla garanzia della salute, dall’opposizione e sanzione di ogni sfruttamento e violazione.
“Prima di tutto occorre attivarsi perché la prevenzione diventi una certezza. Cosa che a volte nelle aziende piccole come quelle in cui è avvenuto l’incidente che ha provocato la morte di Luana Orazio, non succede perché non sono tenute ad avere al loro interno un rappresentante dei lavoratori per la sicurezza: deve essercene uno a livello territoriale, ma a Prato non era stato eletto”. Su questo fronte, quindi, un controllo delle norme forse servirebbe. In parallelo servono i controlli. “Perché morire sul lavoro, non è un destino, è il risultato di carenze nelle misure di sicurezza e a volte di stress e fatica causati da problemi organizzativi”.

Il 28 Aprile, nella Giornata Mondiale per la Salute e la Sicurezza sul lavoro, poteva essere l’occasione giusta per analizzare i problemi e poi agire di conseguenza, anche considerando che in Italia sono milioni le imprese grandi e piccole che dovrebbero essere vigilate e che tutti i giorni qualcuno paga con la vita o con l’invalidità, questa omissione.
I sindacati hanno annunciato di voler «aprire una grande vertenza nazionale sulla sicurezza nei luoghi di lavoro». E il ministero del Governo Draghi, ha dato la sua disponibilità ad avviare un tavolo sull’aggiornamento del Testo unico. Ora spetta al Governo Meloni, intervenire.

Nel Pnrr (Piano nazionale ripresa e resilienza), molto si è insistito sulla digitalizzazione, ma il tema della sicurezza sul lavoro, è molto debole. O meglio, ci sono le misure contro il lavoro sommerso e contro il caporalato, che sono spesso fenomeni legati all’assenza di sicurezza. Ma servirebbe una prospettiva di più ampio respiro, basti pensare al mondo dell’edilizia, il più colpito dalle morti sul lavoro insieme all’agricoltura. Le principali cause di morte sono le cadute dall’alto, lo schiacciamento o il crollo di muri, il ribaltamento di mezzi e la fulminazione. E nel prossimo periodo la situazione potrebbe peggiorare. Con gli investimenti del Pnrr e la crescita prevista nel settore edile, se non si prendono misure adatte potremmo assistere a un aumento nel numero di morti e degli incidenti, hanno ribadito i sindacati «Nel marzo 2020 con il governo e le parti datoriali abbiamo scritto il protocollo per la sicurezza dai contagi, facciamo lo stesso per la messa in sicurezza complessiva dei luoghi di lavoro», ha chiesto Dettori, «le leggi ci sono, ora mettiamoci i soldi per gli ispettori, la prevenzione e per la formazione”.

Andreina Corso

La Voce di Venezia è seguita da 54.379 persone
Se hai gradito la lettura
👍   CLICCA "SEGUI" SU FACEBOOK
Andreina Corso
Andreina Corso
Cittadina 'storica' di Venezia, si occupa della città e della sua cronaca. Giornalista, insegnante, autrice letteraria, poetessa.
LEGGI TUTTO
RIPRODUZIONE VIETATA
ASCOLTA RADIO LA VOCE DI VENEZIA
Radio La Voce di Venezia

Persa qualche notizia? Le ultime:

8 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

  1. Gent.ma Dott. Corso, due anni fa’ partecipai ad una selezione per lavoratori LPU cura del verde. Al colloquio mi dissero che avrei dovuto usare la falciatrice. Al mio rifiuto ed alla spiegazione del rifiuto fui cacciata in malo modo: “Se ne vada, andrà a fare l’archivista da un’altra parte”. Finché il lavoro è nelle mani di Cooperative sostenute da finanziamenti pubblici e da agenzie interinali a favore e sostentamento del lavoro precario, i morti sul lavoro continueranno a crescere. Finché ci sarà chi seppellirà proteste che chiedono il rispetto dei minimi principi umani e gente onesta che vuol difendere la legalità a cui invece vengono tranciate “le gambe” non otterremo nient’altro che quello che la storia ci narra ma che viene dimenticato. In Italia chi ha voluto combattere per l’onestà e la legalità è saltato in aria o trivellato di colpi o ha abbandonato per minacce. Io non ho mai vissuto di illusioni e le mie battaglie da lavoratrice le ho sempre perse perché condotte da sola, nessuno si mette contro il potere. Mesi fa ho incontrato un sindacalista sul ponte di Rialto che mi ha sghignazzato in faccia. Il mio male sono me stessa, nonostante tutto non riesco a cambiare neanche adesso nell’età dei capelli tinti in cui dovrebbe dominare la saggezza. Ma poi, abbassare la testa ai compromessi è saggezza? Inguaribile Don Chisciotte.

    • Gentile Patrizia, la catena dei soprusi ci mostra una società incapace di cogliere i bisogni che ogni essere umano esprime. Eppure si potrebbe tentare di appellarsi al rispetto, al riconoscimento della dignità di ognuno e di tutti. Per un tale che sghignazza in faccia a una persona, sappiamo che pur esiste un mondo altro, composto da chi, quel gestaccio, quella volgarità, non lo farebbe mai. Le nostre personali battaglie, talvolta ci lasciano sfiduciati, ma il segno, l’impronta di una ricerca di giustizia, rimane. Il costo è alto, ma mettere nel paniere una briciola alla volta, forse aiuterà altri, altre, a imitare questo gesto. E sempre grazie ai Don Chisciotte. . .

  2. Gentili Facchino e ShylocK II°, trasmetto a voi e a quanti sono interessati a questo argomento, parte del testo di una Direttiva, un atto legislativo, un Trattato dell”Unione europea. Si tratta di un documento vincolante nel suo complesso, che gli Stati membri sono obbligati a recepire nella legislazione nazionale.
    L’articolo 153 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea conferisce all’UE la competenza in materia di adozione delle direttive nell’ambito della sicurezza e salute sul lavoro. La direttiva quadro, con il suo ampio ambito di applicazione, e le ulteriori direttive europee incentrate su aspetti specifici della sicurezza e salute sul lavoro stabiliscono le prescrizioni minime in materia di sicurezza e salute.
    Gli obblighi giuridici nell’ambito della salute e della sicurezza sul lavoro possono variare tra i diversi paesi dell’UE, ma devono (dovrebbero) tener conto delle
    mansioni specifiche (come la movimentazione manuale di carichi);
    dei rischi specifici sul lavoro (ad esempio, l’esposizione a sostanze pericolose e ad agenti fisici);
    dei luoghi di lavoro e settori specifici (ad esempio, luoghi di lavoro temporanei, industrie estrattive e pescherecci);
    dei gruppi specifici di lavoratori (fra cui: donne in stato di gravidanza, giovani lavoratori, lavoratori con contratto di lavoro a tempo determinato);
    di alcuni aspetti legati all’attività lavorativa (ad esempio l’organizzazione dell’orario di lavoro). Ora, la domanda viene naturale: perché non si applicano le norme a tutela?
    Eppure ogni volta che succede una tragedia si richiamano i controlli, la prevenzione, ma purtroppo poco cambia. Le leggi, pur scritte, non vengono applicate. Grazie

    • Signora Andreina le norme e i controlli c’erano, come ho scritto , furono abrogati negli anni 90 da chi ideologicamente dovrebbe essere dalla parte dei lavoratori…..Certo poi sono arrivate altre norme e sistemi di sicurezza come caschi ,imbracciare, maschere antigas etc …. ma non è stato più introdotta la figura di chi doveva controllare ( che non deve essere come ora un responsabile della sicurezza interno al posto di lavoro )
      Il carrozzone europeo da delle direttive , ma ancora non c’è la figura del controllore …..

    • Dimenticavo….Perché l’Europa da solo delle direttive sulla sicurezza del lavoro mentre obbliga a suon di multe salate tutti gli stati di far gara europea per la concessione dei tratti di spiaggia adibiti a stabilimento balneare ? Buon 1 maggio a tutti

  3. L’infortunio sul lavoro è già l’ultimo campanello d’allarme, perché in generale
    non ci sono controlli né c’è una mentalità da parte di datori di lavoro e lavoratori sul lavorare in sicurezza. E per sicurezza non intendo solo i dpi, ma anche i turni di riposo, il tipo di lavoro, come viene stressato il fisico,ecc.. paradossalmente c’è più attenzione negli uffici e indovina come mai mancano operai di qualsiasi tipo. Buon primo maggio a voi, che io sono al lavoro come sempre

  4. Due semplici domande: perché negli anni 90 fu eliminata la figura del perito contrario ( o opposto ) che controllava che i lavori fossero eseguiti a opera d’arte ( era d’obbligo farli , da allora non piu ) e in sicurezza? Perché non si assumono ispettori del lavoro che girino per le fabbriche a controllare la sicurezza degli impianti ,dei macchinari e se gli operai indossano le dotazioni di sicurezza?

Notizia interessante? Scrivi cosa ne pensi tu...

Scrivi qui la tua opinione
Il tuo nome o uno pseudonimo

vai alla HOME PAGE