
Le principali piazze finanziarie europee hanno registrato una seduta di forti perdite, con Piazza Affari tra le più colpite: il Ftse Mib ha chiuso in calo del 2,54%. L’andamento negativo è stato alimentato dal nuovo rialzo dei prezzi dell’energia e da vendite sul comparto tecnologico, mentre anche il mercato obbligazionario ha mostrato segni di tensione.
La flessione ha interessato l’intero continente: l’indice paneuropeo Stoxx 600 ha perso l’1,1%, Madrid è scesa del 2,12%, Parigi dell’1,39% e Francoforte dell’1,04%. A metà sessione anche Wall Street aveva evidenziato pressioni, con il Nasdaq in calo del 2%.
Sul fronte delle materie prime il Brent ha superato i 112 dollari al barile e il Wti si è mantenuto intorno ai 99 dollari, a un passo dalla soglia psicologica dei 100. Il gas naturale in Europa è salito a 90 euro per megawattora nei contratti di novembre, livelli non visti dal dicembre 2022.
La combinazione di energia più costosa e vendite sui titoli tech ha riacceso le preoccupazioni degli investitori sul possibile ritorno dell’inflazione e sul rischio di una crescita economica più debole. Il contemporaneo deterioramento di azioni e titoli di Stato è stato letto come un segnale della difficoltà a trovare asset rifugio.
Anche il mercato dei titoli sovrani ha evidenziato nervosismo: il differenziale tra Btp italiani e Bund tedeschi ha raggiunto i 127 punti base durante la mattinata, per poi attestarsi intorno ai 125 punti; livelli che non si vedevano dall’aprile 2025. Il rendimento del Btp decennale è salito al 4,6%, quello dell’Oat francese ha toccato il 5,11% mentre il Bund si è attestato al 3,33%.
A Milano sono stati soprattutto i settori tecnologico e industriale a subire le maggiori perdite. Tra i titoli in evidenza, Technoprobe ha lasciato sul terreno il 7,63%, Prysmian il 7,61% e StMicroelectronics il 4,98%. In controtendenza il lusso: Moncler ha guadagnato il 2,61% dopo la pubblicazione dei risultati e Brunello Cucinelli è salita dell’1,48%.
Per la Banca centrale europea, avverte il mercato, una nuova fiammata dei prezzi energetici renderebbe più difficile il rientro dell’inflazione e potrebbe richiedere maggiore cautela nel valutare eventuali allentamenti della politica monetaria. Il quadro resta incerto: l’evoluzione dei mercati dipenderà dalla persistenza del rialzo delle quotazioni energetiche e dalla capacità dei mercati obbligazionari di ritrovare stabilità.
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