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domenica 28 Novembre 2021

Trovata sgozzata a Reggio Emilia, è stato l’ex che lei aveva fatto arrestare due volte

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L’hanno trovata senza vita appoggiata ad una recinzione del parco. Ad avvistare il corpo le persone che abitano nei vicini condomini che ci passano davanti. L’assassino è lui, quello che lei aveva già fatto arrestare due volte. Era fuori: aveva patteggiato.

A cinque giorni dalla giornata mondiale contro la violenza sulle donne del 25 novembre, arriva da Reggio Emilia un’altra storia di persecuzione da parte di un uomo, culminata in omicidio.
Juana Cecilia Hazana Loayza, 34 anni nata a Lima, in Perù, ma residente da tempo in Emilia, è stata trovata morta sabato mattina, sgozzata in un parco pubblico tra alcuni condomini, in via Patti, vicino all’ex polveriera. Il corpo, a faccia in giù, era a ridosso di una recinzione.

I carabinieri, coordinati dal pm Maria Rita Pantani, hanno in breve tempo indirizzato i loro sospetti sull’ex compagno della sudamericana: Mirko Genco, 24 anni, di Parma.
Lo hanno trovato, interrogato e alla fine il giovane ha ammesso i fatti. E’ stato quindi sottoposto a fermo.

Un delitto brutale, risolto in poche ore. Perché colui che è ritenuto il responsabile è l’uomo che da mesi perseguitava Juana.
Era già stato arrestato due volte, ma una ventina di giorni fa, a seguito di una sentenza di patteggiamento con una sospensione condizionale della pena, era tornato libero di fare del male alla donna che lo aveva denunciato.

Le misure cautelari adottate nei suoi confronti sono cadute il 4 novembre.

Genco era stato arrestato il 5 settembre per atti persecutori e il 6, dopo la convalida dell’arresto, era stato scarcerato e sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento.
Ma il 10 settembre era stato nuovamente arrestato per violazione della misura, violazione di domicilio e ulteriori atti vessatori, ottenendo il 23 settembre gli arresti domiciliari.
Il 3, il processo con un patteggiamento a due anni e il giorno dopo, la liberazione.

Juana Cecilia Loayza lascia un figlio di un anno e mezzo.
Il bambino era nato da una relazione con un altro ex compagno.
La donna lavorava in una cooperativa d’assistenza a Scandiano, mentre il 24enne che l’ha uccisa faceva il rappresentante di utenze domestiche, porta a porta.

I carabinieri del nucleo investigativo lo hanno cercato a Parma, dove vive, ma poi lo hanno trovato al lavoro, a Reggio Emilia, in via Giacinto Pezzana, altezza di piazza degli Strinati, dove è stato bloccato senza opporre resistenza e portato in caserma.

E’ stato ricostruito che ieri sera il 24enne era arrivato da Parma e dopo aver rintracciato la donna in un locale del centro storico, si era diretto con lei verso casa sua.
Durante il tragitto, nel giardino pubblico poco distante dall’abitazione della vittima, l’avrebbe aggredita, tentando prima di strangolarla e poi accoltellandola.
Almeno un fendente è arrivato alla gola, ma sarà l’autopsia a fare luce sulla dinamica e sui tempi esatti del decesso.
L’arma del delitto, un coltello da cucina ancora sporco di sangue, è stato trovato poco distante da luogo dell’omicidio ed è stato sequestrato.

La tragica fine di Juana, ennesimo femminicidio quest’anno, arriva al termine di una settimana che ha visto l’Emilia insanguinata, con quattro delitti in quattro giorni.

Martedì a Modena, il 48enne Carlo Evangelisti ha assassinato la madre, Milena Calanchi, 71. Poi è andato al bar e ha confessato tutto a un amico.
Il giorno dopo Sassuolo è stata teatro di uno sterminio familiare: Nabil Dhahri, 38 anni, ha ucciso la ex compagna Elisa Mulas, 43, i due figli di due e cinque anni, la suocera Simonetta Fontana e poi si è suicidato, mentre sono sopravvissuti la prima figlia della donna, a scuola e il bisnonno ultranovantenne, allettato.
Giovedì, invece, a Salto di Montese, sull’Appennino Modenese, il 71enne Grazio Lancellotti ha assassinato con alcuni fendenti di coltello la moglie Anna Bernardi, 67 anni. Li ha trovati il figlio. Ieri sera, a Reggio Emilia, un altro episodio di una strage senza fine.

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