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Io, Agamennone, io Vladimir

Ci affidiamo alla letteratura, per disperazione. Poco può dirci la ragione sullo sconcerto che ci assale e che ci lascia vagabondi nei nostri cupi e risentiti pensieri. Un libro di Giulio Guidorizzi, edito da Einaudi nel 2016 dal titolo “Io, Agamennone”, nel prologo si interroga: chi sono gli eroi? Agamennone li guidava combattendo avvolto nella […]

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Ci affidiamo alla letteratura, per disperazione. Poco può dirci la ragione sullo sconcerto che ci assale e che ci lascia vagabondi nei nostri cupi e risentiti pensieri.
Un libro di Giulio Guidorizzi, edito da Einaudi nel 2016 dal titolo “Io, Agamennone”, nel prologo si interroga: chi sono gli eroi?
Agamennone li guidava combattendo avvolto nella sua armatura di bronzo rilucente nel sole. Putin non combatte in prima persona, comanda e i suoi seguaci, ubbidiscono, devono ubbidire, e vanno ad ammazzare o a essere ammazzati.

Agamennone ci conduce in un viaggio affascinante e misterioso, in un tempo lontano che subito avvince per i sentimenti che gli eroi del mondo di Omero ci infondono, concedendoci di vivere con loro le emozioni e lo smarrimento dell’animo umano a tu per tu con la forza, la debolezza, la vulnerabilità che gli antichi eroi ci narrano, per volontà del comandante degli Achei, per voce degli Aedi, per esigenza della Storia.
Vladimir Putin, carnefice invisibile e protetto, ci conduce nell’inferno della crudeltà, a osservare dal televisore corpi straziati che non avremmo mai voluto vedere, ci mostra la ferocia e l’inesistente vulnerabilità dell’uomo che come un robot, ubbidisce e tace.
Tace per paura, per convinzione, tace perché i missili, le armi, i carri armati uccidono il pensiero, accecano la vista, coprono il cuore con il ferro.

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Lo scrittore Giulio Guidorizzi, con questo saggio, interpella il nostro più intimo sentire chiamato a comprendere e interpretare, nei nove capitoli (oltre al prologo e all’epilogo) che accompagnano nei titoli il racconto di Agamennone, insieme a quelli di molti eroi narrati dalle stesse voci dei protagonisti e dai Cantori sugli avvenimenti eroici e tragici vissuti sui campi di guerra, sulle navi, negli scontri crudeli e nei sacrifici immolati agli dei che sugli umani predestinavano le sorti.
Vladimir Putin ha lodato invece “l’eroismo” dei militari russi impegnati nell'”operazione speciale”, guai a chiamarla guerra, rilevando che “da tempo, noi russi non eravamo così uniti”.
Lo zar ha assicurato che “la Russia attuerà sicuramente tutti i suoi piani” e ha concluso citando anche la Bibbia: “Non c’è amore più grande di immolare la propria vita per i propri amici (?)”. Alle sue spalle due cartelli con scritto ‘Per un mondo senza nazismo’ e ‘Per la Russia’.
A dire, che l’Ucraina minaccia, che è un Paese nazista. Cantori assenti e un popolo straziato, quello ucraino che si spende in una disperata resistenza.

Segnali precisi sono giunti a noi con l’assassino della giornalista Anna Politkovskaja, consumato nel 2006, del quale ovviamente non si è mai assunto la responsabilità: con la persecuzione di  Alexei Navalny, prima avvelenato ma fortunosamente rimasto vivo, poi imprigionato perché riconosciuto capo dell’opposizione, leader di Russia del futuro e presidente della coalizione Democratica che unisce le diverse formazioni che si oppongono a Putin. E poi Aleksandr Litvinenko, assassinato a Londra a causa di un avvelenamento da radiazione, in circostanze poco chiare. Storie che segnano la Russia di Putin.

I Greci rivelano la civiltà e le ambiguità della guerra stessa, dove l’onore tra le virtù è la più elevata insieme al coraggio. Struggente la pietas nella descrizione di Priamo che invoca Achille di restituirgli il corpo del figlio Ettore: il sentimento diventa la forza che ogni essere umano prova quando è toccato dal dolore, quando la disperazione travalica tutte le altre emozioni e la morte mette a nudo la debolezza umana. La pietas cancella i risentimenti e l’uomo si riconosce nell’altro suo simile, frantumando in un attimo le barriere dell’odio.
Vladimir Putin ci consegna brandelli di corpi umani, soldati costretti al silenzio, incattiviti dalla forza bruta del comandante e popoli, l’ucraino e il russo, vittime del disastro della storia a causa di un dittatore e dei suoi oligarchi.

L’autore ci ha consegnato invece un Agamennone ‘ritrovato’ nella sua umanità, nel suo essere non solo un riconosciuto e stimato comandante di guerra, pur avido e irascibile, ma anche un uomo comprensivo, affettuoso, responsabile dei suoi uomini. Talvolta cupo, dubbioso, isolato nei suoi pensieri, complesso e vittima della sua stessa storia, delle sue origini di figlio di genitori crudeli. Le pagine del libro rispecchiano la molteplicità dei sentimenti che raffrontano il furore omicida e la pietà, la forza inquietante di eros e l’amicizia, la sfera della morte e del sogno, l’inesorabile forza del destino sul volere dei mortali.
Putin si pentirà? Come risponderà, quali responsabilità si assumerà per questi massacri? Incolperà gli Usa, la Nato, l’Europa, l’Onu, Papa Francesco?

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Gli eroi greci cercavano la nobiltà nel dolore e con essa il diritto all’eternità in un tempo futuro che ne riconoscesse la fama, valorizzavano la grandezza del dono, dell’ospitalità, ma tante erano le ombre che li seguivano quando la battaglia aveva fine. L’anima era fragile, sapeva che aveva procurato la morte, in cambio di armature e ricchi bottini di guerra: il coraggio arretrava quando le passioni umane si sopivano e l’eroe incontrava il suo essere uomo.

Se, come suggerisce lo scrittore Giulio Guidorizzi, non c’è nessun uomo, anche se grande e potente, che non incontri il dolore, anche Vladimir Putin lo incontrerà? Quando? Fin dove l’odio non si sarà assopito? Si è fatto sempre più tardi e il tempo è ormai scaduto.

Andreina Corso
Andreina Corso
Cittadina 'storica' di Venezia, si occupa della città e della sua cronaca. Giornalista, insegnante, autrice letteraria, poetessa.
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