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Interruzioni del traffico e imbrattamenti: tutti assolti gli attivisti di Ultima Generazione

Si è concluso con un colpo di scena giudiziario il procedimento a carico di dodici attivisti del movimento ambientalista Ultima Generazione, accusati di una serie di azioni dimostrative compiute nel 2022 nel Padovano per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’urgenza della crisi climatica. Il giudice monocratico Vincenzo Santoro ha assolto uno degli imputati, che aveva scelto il […]

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Si è concluso con un colpo di scena giudiziario il procedimento a carico di dodici attivisti del movimento ambientalista Ultima Generazione, accusati di una serie di azioni dimostrative compiute nel 2022 nel Padovano per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’urgenza della crisi climatica. Il giudice monocratico Vincenzo Santoro ha assolto uno degli imputati, che aveva scelto il rito abbreviato, e ha decretato il non luogo a procedere per gli altri undici, riconoscendo la “particolare tenuità dei fatti” e quindi l’insussistenza di reati penalmente rilevanti.

Le accuse erano tutt’altro che lievi: manifestazioni non autorizzate, apologia di reato, interruzione di pubblico servizio, imbrattamento e deturpamento di beni altrui, degrado di beni culturali e paesaggistici. Gli attivisti, provenienti da diverse province del Nord Italia (Padova, Venezia, Treviso, Vicenza, Verona, Bologna e Pavia), avevano condotto sette azioni dimostrative nonviolente, tra cui blocchi stradali, l’imbrattamento simbolico del muro del Centro culturale San Gaetano, l’incatenamento ai tornelli di accesso alla Cappella degli Scrovegni e due blitz nella sede regionale della Lega a Noventa Padovana.

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«La nostra protesta è sempre stata nonviolenta, legittima e costituzionale», ha dichiarato Leonardo, uno degli imputati, fisico di professione. «Due anni fa ci accusarono addirittura di associazione a delinquere. Oggi la giustizia ha riconosciuto che le nostre azioni, pur simboliche e visibili, non costituiscono reato. Continueremo a lottare per il clima, con la forza della disobbedienza civile».

Il verdetto arriva in un momento particolarmente delicato per la politica italiana. Proprio oggi, il governo ha posto la fiducia sul contestato Decreto Sicurezza, trasformando il disegno di legge in un decreto urgente per bypassare il confronto parlamentare. Una scelta che ha sollevato critiche da più fronti, con l’opposizione che accusa l’esecutivo di voler limitare il diritto al dissenso.

Il nuovo testo prevede pene severe, fino a sei anni di carcere, per chi organizza blocchi stradali o occupazioni. Una stretta che, secondo molti osservatori, rischia di colpire non solo i movimenti ambientalisti, ma anche operai in lotta, studenti e comitati locali.

«Oggi tocca a noi, domani potrebbe toccare a chiunque», avvertono gli attivisti. «Ma non ci faremo intimidire. Continueremo la nostra resistenza civile, perché la vera emergenza non sono le proteste, ma l’inazione politica di fronte al collasso climatico».

Mario Nascimbeni
Mario Nascimbeni
Giornalista professionista, collabora con testate nazionali. Ha base operativa a Roma, ma la sua professione lo porta in ogni parte del mondo.
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La discussione è aperta: una persona ha già commentato

  1. Se impedisce a una persona di svolgere il proprio lavoro o di andare in ospedale per una visita o una cura bloccando una strada è violenza ed è anticostituzionale.
    Con l’entrata in vigore del decreto sicurezza questo verrà punito.
    Tutti hanno diritto di manifestare ma non di ledere le libertà e le priorità altrui

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