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Indagine veneziana: 11 dicembre udienza preliminare

È stata fissata per l’11 dicembre 2025 l’udienza preliminare dell’inchiesta giudiziaria che potrebbe segnare uno dei più grandi scandali politico-imprenditoriali degli ultimi anni in Veneto. Al centro del procedimento, ribattezzato “Palude Venezia”, vi sono 34 imputati, tra cui spiccano nomi eccellenti come il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e il magnate immobiliare cinese Ching Chiat […]

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È stata fissata per l’11 dicembre 2025 l’udienza preliminare dell’inchiesta giudiziaria che potrebbe segnare uno dei più grandi scandali politico-imprenditoriali degli ultimi anni in Veneto. Al centro del procedimento, ribattezzato “Palude Venezia”, vi sono 34 imputati, tra cui spiccano nomi eccellenti come il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e il magnate immobiliare cinese Ching Chiat Kwong. La Procura contesta loro, a vario titolo, l’accusa di concorso in corruzione, turbativa d’asta e altri reati legati alla gestione del patrimonio pubblico e agli affari urbanistici in laguna.

L’inchiesta, condotta dalla Guardia di Finanza sotto il coordinamento dei pubblici ministeri Federica Baccaglini e Roberto Terzo, prende avvio da un episodio emblematico: il tentativo – mai andato in porto – di vendita di 41 ettari fortemente inquinati nella zona dei Pili, al margine della laguna veneziana. Terreni acquistati da Brugnaro nel 2009 per circa 5 milioni di euro, intestati alla società “Porta di Venezia”, poi confluita nel 2017 in un blind trust statunitense al fine di separare, almeno formalmente, la sfera politica da quella imprenditoriale.

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Secondo l’accusa, nel 2017 sarebbe stato avanzato a Kwong l’invito ad acquistare Palazzo Papadopoli per una cifra significativamente inferiore alla sua valutazione ufficiale: 10,8 milioni di euro rispetto ai 14 milioni stimati. A margine dell’operazione, gli inquirenti ipotizzano il pagamento di una tangente da 73.000 euro all’allora assessore comunale Renato Boraso, figura centrale del sistema corruttivo descritto nel fascicolo. Lo stesso schema si sarebbe poi ripetuto con la proposta di acquisizione dell’area dei Pili, per la quale si parlava di una valutazione fino a 150 milioni di euro, favorita – sempre secondo i magistrati – da promesse di cambio di destinazione d’uso e maggiore edificabilità.

Ma l’indagine non si limita a questi episodi. Si estende a un vasto ventaglio di operazioni urbanistiche e appalti, dalla gestione dei parcheggi presso l’aeroporto Marco Polo alla manutenzione degli edifici comunali e alla fornitura di software per il Comune. In questi ambiti, la Procura contesta a Boraso e ad altri indagati di aver creato un sistema consolidato di scambi di favori, assegnazioni pilotate e pressioni sugli uffici pubblici per alterare bandi e gare.

Tra gli altri indagati figurano nomi noti dell’amministrazione comunale, come il direttore generale Morris Ceron e il vice capo di gabinetto Derek Donadini, oltre a dirigenti delle società partecipate Avm e Casinò di Venezia. L’unico imputato la cui posizione è stata formalmente stralciata è quella dell’imprenditore Claudio Vanin, autore dell’esposto che ha dato origine all’inchiesta e al tempo stesso coinvolto nei fatti come coimputato.

In attesa dell’udienza di dicembre, un primo importante snodo è previsto per l’11 luglio, quando la giudice Carlotta Franceschetti sarà chiamata a decidere sull’eventuale omologazione di alcuni patteggiamenti. Tra questi, quello di Renato Boraso, che ha concordato con la Procura una pena di tre anni e dieci mesi di reclusione e la restituzione di circa 300.000 euro. Analoga la richiesta per l’imprenditore Daniele Brichese, mentre per un altro indagato, l’imprenditore Ormenese, si valuta un accordo per due anni e nove mesi.

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