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Indagine sui terroristi che volevano colpire a Venezia , altri sospettati

Procedure di espulsione avviate nei confronti di altri tre indagati e di un minorenne finiti nella stretta cerchia degli amici della cellula-madre: un cameriere, un parrucchiere e due amici

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L’indagine sui terroristi che volevano colpire Rialto prosegue e si allarga, mettendo sotto la lente d’ingrandimento altri dieci sospettati, tutti kosovari che frequentavano il “covo” di San Marco dove si pregava e si inneggiava alla guerra santa.

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I soggetti individuati come aventi rapporti stretti con gli arrestati sarebbero infatti almeno dieci, tutti kosovari, tutti residenti tra Venezia e Treviso.
Non ci sono altri indagati, al momento, ma la luce degli interrogatori starebbe per scendere su di loro, essendo gli investigatori convinti che qualcosa sanno, che qualcosa avevano sentito, che qualcosa avevano capito, su quella cellula jihadista che stava per colpire a Venezia, fermata grazie al blitz nella notte nel centro di Venezia venerdì scorso.

Intanto i kosovari arrestati, quasi si fossero messi d’accordo prima con un piano prestabilito, davanti al giudice per le indagini preliminari si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Questo atteggiamento, oltre a fornire altri importanti indizi di colpevolezza, provocherà una reazione di irrigidimento delle misure di sicurezza che probabilmente farà guadagnare loro un regime severo in un carcere di massima sicurezza. La misura sarà necessaria per evitare che i terroristi vengano a contatto con altri affiliati della jihad incarcerati, in modo da non poter passare informazioni, e per persuadere i kosovari che sarebbe più conveniente collaborare con gli investigatori rivelando dettagli utili alle indagini.

Domande rimaste sospese, d’altro canto, ce ne sono. Ad esempio: chi avrebbe dovuto fornire l’esplosivo facendolo giungere nel pieno centro storico di Venezia per far saltare in aria Rialto? Quali erano i piani, e chi erano le persone su cui appoggiarsi, dopo l’attentato?

Intanto le procedure di espulsione sono state avviate nei confronti di altri tre indagati e di un minorenne finiti nella stretta cerchia degli amici della cellula-madre: un cameriere, un parrucchiere e due amici.

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Ma esiste un’intera rete da portare alla luce sole, ancora. I frequentatori occasionali del covo di San Marco, che serviva anche da luogo di preghiera. Quelli che frequentavano Fisnik Bekaj, Arjan Babaj e Dake Haziraj, e tutte le loro relazioni su Facebook e Instagram. Tutti, a quanto pare, farebbero parte di un gruppo chiuso di kosovari, uniti e compatti tra loro, che non facevano entrare altre nazionalità nel gruppo.

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Mario Nascimbeni

Mario Nascimbeni
Mario Nascimbeni
Giornalista professionista, collabora con testate nazionali. Ha base operativa a Roma, ma la sua professione lo porta in ogni parte del mondo.
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