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A Venezia i nervi sono ancora molto scossi per l’inchiesta della Procura che ha indagato il sindaco Luigi Brugnaro per corruzione, e portato in carcere per gli stessi reati un assessore della sua giunta, Renato Boraso. Nell’inchiesta sono indagate, a vario titolo, 22 persone, tra le quali anche il capo e vice capo di gabinetto di Brugnaro, Morris Ceron e Derek Donadini.
Brugnaro non sembra intenzionato a lasciare il suo incarico. Dopo un consulto con la sua maggioranza, il sindaco ha ribadito la sua volontà di proseguire nel ruolo. “Non capiamo perché sia indagato, non ci sono state perquisizioni o sequestri, abbiamo ricevuto solo una pagina e mezza di avviso di garanzia” ha dichiarato Alessandro Rampinelli, l’avvocato del sindaco, riferendosi alle accuse legate alla vendita mai avvenuta dell’area dei Pili, 41 ettari di laguna di proprietà di Brugnaro. “Il sindaco è esterrefatto”, ha aggiunto Rampinelli, manifestando incredulità riguardo alle ipotesi di corruzione.
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Più che la vicenda dei Pili, e della vendita a prezzo stracciato di Palazzo Donà e Palazzo Papadopoli (proprietà comunali) al magnate di Singapore Ching Chiat Kwong, è però la questione del blind trust delle proprietà di Brugnaro quella su cui la Procura vuol fare luce. Per capire, in sostanza, se non vi siano state opacità nella gestione, e se effettivamente il fondo ‘cieco’ creato nel 2017 abbia impedito al sindaco di influenzare le scelte sulle future lottizzazioni fatte dalla Giunta.
Intanto Brugnaro, pur non partecipando al Consiglio Comunale tenutosi mercoledì pomeriggio, – già calendarizzato su altri argomenti – ha fatto sentire la sua voce. “Sarò io stesso – ha scritto in un messaggio letto in apertura – a chiedere di inserire all’ordine del giorno la questione, in uno dei prossimi Consigli Comunali, per riferire a voi consiglieri e a tutta la città, non tanto sulle questioni giudiziarie, che saranno affrontate nella sede loro propria, quanto sulle questioni di natura politica ed amministrativa collegate ed inerenti all’indagine”. “Non oggi – ha aggiunto – perché non ho alcuna intenzione di trasformare l’aula in un campo di battaglia”.
Naturalmente il clima nell’aula di Ca’ Loredan è stato infuocato comunque, con le opposizioni a chiedere le dimissioni di Brugnaro. Tensioni, fischi e interruzioni del dibattito sono seguite alla lettura del messaggio del sindaco. Con le opposizioni che hanno lasciato l’aula consiliare per protesta.
Intanto si avvicina il momento degli interrogatori di garanzia per i due arrestati: l’assessore comunale Renato Boraso, e Fabrizio Ormenese, uno degli imprenditori amici dell’assessore, con i quali – secondo le accuse della Procura – Boraso discuteva spesso di mazzette per agevolare questa o quell’altra pratica. Ormenese e Boraso saranno sentiti in carcere venerdì dai dai sostituti procuratori Roberto Terzo e Federica Baccaglini.
Oggi l’assessore è stato a colloquio nel carcere di Padova con il suo legale di fiducia Umberto Pauro, che ha detto di averlo trovato “provato dalla vicenda, soprattutto pensando alla famiglia, alla moglie e ai tre figli, ma allo stesso modo determinato nel voler provare la correttezza del proprio operato di amministratore”. Renato Boraso ha anche fatto sapere che è pronto a rassegnare le sue dimissioni, dopo l’arresto per corruzione scattato nei suoi confronti. Lo ha reso noto il suo avvocato difensore, Umberto Pauro, che oggi ha incontrato il politico nel carcere di Padova. “Il meccanismo delle dimissioni non è così immediato – spiega Pauro – alla luce delle procedure e della sua situazione detentiva de mio cliente. Ma sta assolutamente valutando questa ipotesi; sia per rispetto nei confronti delle istituzioni, che per una piena libertà nella condotta difensiva”.
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