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La sfida nel centrodestra veneto ha caratterizzato le recenti elezioni comunali in tre città chiave: Vittorio Veneto, Rovigo e Bassano del Grappa. Questo scenario di conflitto interno rischia di influenzare significativamente il panorama politico regionale, soprattutto in vista delle elezioni del 2025, quando il governatore Luca Zaia potrebbe lasciare il suo incarico.
A Vittorio Veneto, storica roccaforte del Carroccio di ispirazione bossiana e “regno” dell’europarlamentare Gianantonio Da Re, espulso dal partito per dissapori con Matteo Salvini, il centrodestra si presenta diviso. Gianluca Posocco, ex leghista della prima ora, sostenuto dalla lista Da Re, da una lista personale e da Forza Italia, si contrappone a Giovanni Braido, candidato di Fratelli d’Italia, Lega, Indipendenza Veneta e due liste civiche. Nonostante le divisioni, è il centrosinistra, rappresentato da Mirella Balliana, insegnante di educazione fisica e consigliere comunale uscente, a sorprendere tutti, raccogliendo un significativo consenso elettorale.
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A Rovigo, unico capoluogo di provincia al voto, le nuove alleanze hanno posto Valeria Cittadin, ex dirigente scolastica e sindacalista Cisl, in una posizione di forza. Sostenuta da Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Azione Calenda, Cittadin potrebbe aggiudicarsi la vittoria al primo turno o almeno garantirsi un posto al ballottaggio, con il 49,01% dei consensi in 12 delle 55 sezioni scrutinate. Questo scenario elettorale è stato determinato dalle dimissioni anticipate del sindaco di centrosinistra Edoardo Gaffeo, sostenuto ora da una lista civica e dal Movimento 5 Stelle.
A Bassano del Grappa, dove lo spoglio è iniziato con ritardo, si profila un ballottaggio tra Roberto Campagnolo, candidato del PD sostenuto anche dal Movimento 5 Stelle e altre tre liste civiche, ed Elena Pavan, sindaco uscente ora sostenuta da Fratelli d’Italia e da due liste civiche. Nel contempo, la Lega, insieme a Forza Italia e l’UDC, appoggia Nicola Finco, attuale vicepresidente del Consiglio regionale, che si trova a pochi punti percentuali da Pavan.
Questo quadro elettorale, con le sue dinamiche complesse e alleanze mutevoli, riflette un centrodestra in fermento e sottolinea come i rapporti di forza all’interno della coalizione stiano evolvendo. Il risultato di queste elezioni comunali potrebbe segnare un punto di svolta cruciale per il futuro politico del Veneto.
In Veneto in totale il passivo è di 95mila voti, mentre FdI cresce (al 37,58%) e ha argomenti per pretendere il prossimo candidato alle Regionali: la neo europarlamentare Elena Donazzan già si dice disponibile, se non potesse correre per un nuovo mandato Luca Zaia. Il quale smentisce l’ipotesi di un ruolo da ministro e si limita a un ragionamento low profile: “Se la Lega avesse preso il 5% con Vannacci sarebbe stato un flop. Con questa scelta il dato è superiore a quello delle politiche. Io non ho altre analisi da fare”.
Affanni anche in Umbria dove la Lega ha ottenuto di ricandidare la sua Donatella Tesei alle Regionali, e intanto è il quinto partito con quasi 8mila voti in meno. Il picco più basso si tocca a Bolzano (3,3%). Il più alto a Isernia (26,1%), dove 7.096 delle 8.535 preferenze sono per l’ex FI molisano Aldo Patriciello. Sfiora il 15% in Friuli Venezia Giulia, dove però a trascinare è la sindaca di Monfalcone, Anna Maria Cisint, non Vannacci. Non a caso, nel mondo leghista risuona sempre più forte il nome del governatore Massimiliano Fedriga per il post-Salvini. Il momento della verità sarà il Congresso federale. Si terrà “entro l’autunno”, conferma il leader, ammettendo che “sicuramente” si potrà fare meglio in futuro: “Ma da un anno tutti ci davano per morti, invece siamo vivi e vivaci”.
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“In Veneto, la scelta dei rappresentanti è libera, ma per Venezia, auspichiamo un primo cittadino che sia del luogo, che respiri l’essenza della città. Non è concepibile avere un senatore di Fratelli d’Italia che, nonostante le sue origini veneziane, sembra più legato agli interessi della capitale. La nostra aspirazione è quella di un sindaco, uomo o donna, che abbia le radici ben piantate nella terra veneziana, che viva la città giorno e notte, senza essere un semplice figurante.” Questa situazione politica, con le sue intricate dinamiche e alleanze in costante cambiamento, mostra un centrodestra in ebollizione e mette in luce l’evoluzione dei rapporti di potere all’interno della coalizione. L’esito di queste elezioni comunali potrebbe rappresentare un momento decisivo per il destino politico del Veneto.”