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giovedì 29 Luglio 2021

Il rover sbarcato su Marte è Perseverance. Se ci sono tracce di vita lui lo saprà

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Il rover sbarcato su Marte è Perseverance e, se vogliamo, è il primo vero passo verso il futuro.
Perseverence va in cerca della vita aliena con una staffetta di missioni grazie alla sua tecnologia.
Oggi è il suo il primo giorno di lavoro. E’ il primo giorno di una nuova pagina dell’esplorazione spaziale che guarda alla vita fuori dalla Terra.
Dopo una discesa perfetta, seguita anche dalla Sardinia Deep Space Antenna (Sdsa) dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), il rover della Nasa si posato nel cratere Jazero, il bacino di quello che è stato un antichissimo lago.
Lì raccoglierà i campioni del suolo marziano destinati a essere portati sulla Terra entro il 2031, grazie a una staffetta di missioni che vedrà la Nasa collaborare con l’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e nella quale l’Italia avrà un ruolo importante.
Contemporaneamente Perseverance proverà a produrre ossigeno su Marte, in vista delle future missioni che porteranno astronauti sul pianeta, mentre il suo compagno di viaggio, il piccolo drone-elicottero Ingenuity alimentato da pannelli solari, dimostrerà la possibilità del volo in un ambiente dall’atmosfera così rarefatta.
È abbastanza per considerare la missione Mars 2020 che ha portato il rover su Marte:

“un grande risultato del potere della scienza”, come l’ha definita il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, congratulandosi con l’agenzia spaziale americana.
Costata 2,4 miliardi di dollari, la missione gestita dal Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa è stata lanciata il 30 luglio 2020, al culmine della corsa a Marte che, grazie alla posizione favorevole del pianeta rispetto alla Terra, ha visto in gara la sonda Hope degli Emirati Arabi e la cinese Tianwen-1, giunte nell’orbita marziana rispettivamente il 9 e il 10 febbraio.
Mars 2020 è stata però la prima a rilasciare il suo rover sul suolo marziano.
La missione cinese lo farà fra maggio e giugno, mentre quella araba prevede solo un veicolo in orbita.
Il cratere Jazero, con formazioni che risalgono a 3,6 miliardi di anni fa, conserva ancora i segni di un ambiente perduto non lontano da quello terrestre, nel quale sono riconoscibili le tracce del delta di un fiume che successivamente occupò l’intero bacino, dando origine a un lago.
Potrebbero quindi contenere spie di antiche forme di vita i sedimenti che gli strumenti a bordo di Perseverance ‘annuserà’ e i cui dati saranno inviati a Terra.
Fra i gruppi di ricerca che li studieranno, uno è guidato dall’Italiana Teresa Fornaro e ne fanno parte John Brucato e Giovanni Poggiali, tutti e tre dell’Osservatorio di Arcetri dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf):

come detective a caccia di vita passata, analizzeranno i dati dello strumento Sherloc, equipaggiato con la telecamera Watson, e dello strumento SuperCam.
Intanto Perseverance raccoglierà i campioni e li sistemerà in piccoli contenitori che radunerà in un sito vicino al suo campo d’azione.
Sarà il retroriflettore laser LaRA (Laser Retroreflector Array), costruito in Italia e progettato dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) a orientare, come un catarifrangente hi-tech, la futura missione che andrà a recuperare i campioni.
Questa sarà la prima missione del programma Mars Sample Return di Nasa ed Esa, al quale il nostro Paese collabora con l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e con l’industria.
Si stanno costruendo nello stabilimento di Leonardo a Nerviano (Milano) i bracci robotici destinati a recuperare i contenitori con i campioni marziani nel 2026, quando su Marte è previsto l’arrivo del Sample Retrieval Lander della Nasa con il Sample Fetch Rover dell’Esa e il Mars Ascent Vehicle (Mav).
Afferrati dalle pinze

dei bracci robotici più piccoli montati sul Sample Fetch Rover, i contenitori dovranno essere consegnati ai bracci più potenti del Sample Retrieval Lander, che dovrà portarli al Mav.
Quindi sarà la volta della missione Earth Return Orbiter che, sempre nell’ambito del programma Mars Sample Return, catturerà la capsula con i campioni nell’orbita marziana per portarli sulla Terra nel 2031.

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