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Verso le 16 si conclude nell’aula d’Assise di Venezia la seconda udienza del processo a Filippo Turetta, dedicata interamente all’interrogatorio dell’imputato. La seduta è durata quasi sei ore e mezzo, con mezz’ora di interruzione. E’ stata un’udienza dolorosa, con diversi momenti di grande tensione.
Il processo vede imputato Filippo Turetta, l’uomo accusato del femminicidio della sua ex fidanzata Giulia Cecchettin. Durante la lunga testimonianza, Turetta ha rivissuto i tragici momenti del suo piano, iniziato con l’intento di rapire e “forse” uccidere la giovane, fino a quella sera dell’11 novembre 2023, quando il progetto omicida ha preso forma.
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Davanti alla corte, con Gino Cecchettin, padre della vittima, a pochi passi da lui, Turetta ha cercato di spiegare il suo stato d’animo, rivelando di aver voluto “stare insieme, noi due soli” e passare del tempo con Giulia. Secondo quanto raccontato dall’imputato, la decisione di toglierle la vita non era ancora stata presa, ma cresceva in lui una pericolosa ossessione alimentata da una lunga serie di pensieri e comportamenti violenti. Nelle sue parole, una memoria di 80 pagine, scritta a mano e piena di correzioni, consegnata in aula, emerge una lenta discesa verso l’orrore, culminata con l’omicidio a Fossò.
Filippo ha confessato di aver iniziato a pianificare il rapimento il 7 novembre, quando ha stilato una lista di oggetti necessari, tra cui scotch, coltelli e sacchi neri. Il pubblico ministero Andrea Petroni ha sottolineato come già in quel momento l’intenzione fosse premeditata. In aula, l’accusato ha descritto come Giulia avesse espresso timore nei suoi confronti, scrivendogli in un messaggio: “A volte mi fai paura”. Un segnale ignorato da Turetta, che invece ha ammesso di averle dato uno schiaffo durante una lite in una gelateria.
L’11 novembre, il piano ha raggiunto il suo epilogo. Filippo ha organizzato un incontro con Giulia al centro commerciale ‘La Nave de Vero’ di Marghera, per poi aggredirla nel parcheggio vicino alla casa della giovane a Vigonovo. L’ha poi costretta a salire in auto, dirigendosi verso Fossò, dove l’ha colpita ripetutamente con un coltello durante un tentativo di fuga disperato della ragazza. “Non ne potevo più di sentirla urlare. Volevo che finisse tutto”, ha dichiarato Turetta, che ha ammesso di averla colpita senza guardare dove.
Dopo aver occultato il corpo in un bosco nei pressi di Barcis, Turetta ha considerato il suicidio ma, incalzato dal pm su questo punto, ha ammesso: “Ci ho provato mettendomi un sacchetto in testa, ma non ci sono riuscito”. Durante l’interrogatorio, il giovane ha mostrato segni di fragilità emotiva, piangendo a più riprese e dichiarando: “Non penso al mio futuro. L’unica cosa a cui penso è affrontare questo e espiare la colpa”.
Gli avvocati difensori e le parti civili hanno chiesto alla corte di considerare la gravità degli atti e la premeditazione del crimine. La sentenza è attesa per il 3 dicembre, mentre le discussioni conclusive si terranno il 25 e 26 novembre.
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