Coronavirus, il patriarca Moraglia: “Europa assente, emergenza sociale imminente. Prepariamoci”

ultimo aggiornamento: 30/03/2020 ore 11:12

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patriarca francesco moraglia messa
Il patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia ha celebrato questa mattina la messa della V domenica di Quaresima nella cripta della basilica di San Marco, cuore della città.

Nell’omelia il patriarca ha toccato molti punti, utilizzando toni molto duri nei confronti della politica “è inutile pensare a nuove alleanze politiche, siamo un po’ stufi di certi discorsi politici”, e in particolare dell’Europa “che non c’è” in questo momento di emergenza sanitaria per la diffusione del coronavirus.

Un discorso rivolto al mondo intero. Tra i passaggi più forti:


“Nei prossimi mesi ci sarà l’emergenza sociale – ha detto ad un certo punto Moraglia – l’emergenza della fame. E queste cose, sull’Europa che non c’è quando dovrebbe esserci, le dico con grande tristezza, pensando a quello che l’Europa potrebbe essere, le dico da cittadino italiano ed europeo, ricordando che sono vescovo e non faccio politica, ma sento il silenzio, soprattutto il silenzio di chi non può parlare, ma in modo particolare sento che il silenzio di chi deve parlare e non parla diventa una colpa troppo grande. Siamo di fronte a un’emergenza sociale imminente, è inutile dirlo troppo tardi, diciamolo subito. Prepariamoci”.

Parole che pesano come macigni, ma non sono le uniche nei confronti della politica e dell’Europa nell’omelia di questa mattina.

Moraglia ha aperto con un monito contro la paura e l’egoismo:


“Carissimi – rivolgendosi ai fedeli che lo seguivano da casa, attraverso la diretta facebook e televisiva – stiamo vivendo giorni drammatici, soprattutto in zone del paese a noi non lontane. In questi momenti tragici, ciò che dobbiamo sconfiggere è la paura, il pessimismo, il delegare agli altri. Vivere questi momenti in modo cristianamente responsabile significa sentirsi parte di una comunità”

Il patriarca ha poi citato don Milani con il suo motto “I care”, mi interessa, riferito al prossimo.

“Gli altri mi interessano, non mi sono estranei – ha detto Moraglia – il morire di tanti in questi giorni mi appartiene, mi appartiene personalmente, è il mio morire. I care. Fu don Milani che adottò questo motto contro ogni individualismo e non inventò nulla, semplicemente tradusse il Vangelo: Non c’è amore più grande di dare la vita per i propri amici. I care, mi importa, ho a cuore. Mi sta a cuore la tua e la mia salute”.

Da qui l’invito di Moraglia a rimanere a casa, e non per il rispetto di un diktat, ma come gesto d’amore. Al punto da tirare in ballo il quinto comandamento: “Non uccidere”.

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“Per questo io resto a casa e ci resto convinto – ha proseguito Moraglia – con spirito costruttivo. Aiutando gli altri a starci, non perché obbligati ma come gesto di responsabilità, carità, solidarietà. Il quinto comandamento non è solo “non privare della vita l’altro”, ma tutelare la vita di tutti. In questi giorni di emergenza sanitaria dobbiamo pensare un’altra società, un altro modo di stare con gli altri”.

Moraglia è poi passato a parlare della situazione più in generale che sta vivendo il paese, non solo Venezia, ma il mondo intero.

“Domani vedremo se questa pandemia di cui abbiamo appena visto la punta iceberg, la minima parte, ci ha insegnato qualcosa. Cambieranno gli equilibri di forza a livello finanziario, economico, politico, sociale, nel mondo intero”.

Da qui il primo richiamo alle forze politiche, a chi resta alla finestra, alla retorica che in questo momento non serve a nulla:

“E’ inutile pensare solo a una nuova strategia – ha detto Moraglia – è inutile pensare a nuove alleanze politiche, siamo un po’ stufi di certi discorsi politici”.

“Non basteranno nuove strategie economiche e finanziarie. Anche questo ci vorrà, ma sarà tutto insufficiente se l’uomo non cambierà il cuore e la mente. Qui torna la verità del Vangelo: per troppo tempo ci siamo ostinati a cucire delle pezze nuove su un vestito vecchio, liso”.

E l’attacco all’Europa che non c’è. “L’Europa che oggi dimostra di non esserci, l’Europa che dice, con i suoi leader e i suoi più prestigiosi rappresentanti, che esprime le visioni e gli interessi di una parte. E coloro che sono stati eletti e occupano certi posti ci stanno dicendo questo”.

L’affondo di Moraglia, per svegliare le coscienze: “E nei prossimi mesi ci sarà l’emergenza sociale, l’emergenza della fame. E questa cosa, sull’Europa che non c’è quando dovrebbe esserci, le dico con grande tristezza, pensando a quello che l’Europa potrebbe essere, le dico da cittadino italiano ed europeo, ricordando che sono vescovo e non faccio politica, ma sento il silenzio, soprattutto il silenzio di chi non può parlare, ma in modo particolare sento che il silenzio di chi deve parlare e non parla diventa una colpa troppo grande. Siamo di fronte a un’emergenza sociale imminente, è inutile dirlo troppo tardi, diciamolo subito. Prepariamoci”.

Il Patriarca ha inoltre spiegato il messaggio del Vangelo, il trionfo di Dio, che è vita, sulla morte e l’oscurità.
“Lazzaro che con le sorelle Marta e Maria – ha ricordato Moraglia – era amico di Gesù, è morto. La morte non risparmia nessuno, lo possiamo ben dire in questi giorni, neanche gli amici di Gesù. Ma Gesù con il suo modo di andarle incontro dice che la morte è una sconfitta, egli infatti è più forte della morte. Gesù è il vincitore della morte”.

I Punti più importanti dell’omelia di Moraglia:

“L’Europa potrebbe farci vedere in questa emergenza quanto è essenziale e decisiva, importante”.

“Dobbiamo sconfiggere la paura”.

– “Viviamo questi momenti in modo responsabile: gli altri mi interessano e il morire di altri mi appartiene”.

– “I care” – “Mi importa, mi sta a cuore!”

– “Dobbiamo pensare ad una nuova società. Ci sarà l’emergenza della fame. Inutile pensare solo ad una nuova strategia o nuove alleanze politiche”.

– “L’uomo deve cambiare il cuore e la mente”.

– “L’Europa, che oggi dimostra di non esserci nei suoi leaders più prestigiosi, esprime visioni e interessi di una parte!”.

– “Il silenzio di chi non parla può essere colpa troppo grande: l’Europa potrebbe farci vedere quanto è essenziale e decisiva”.

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