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lunedì 18 Ottobre 2021

Il ‘passaporto Covid’ se si vuole viaggiare: forse sarà una app

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Il ‘passaporto Covid’ se si vuole viaggiare. Una volta fatto il vaccino, chi deve o vuole viaggiare dovrà dimostrare di essere ‘in regola’. Questa l’ipotesi su cui si sta lavorando orientandosi su un’applicazione che si installa sul cellulare.
Il vaccino contro il Covid è ormai in distribuzione negli Stati Uniti e all’estero e questo sta facendo sperare tutti in una ripresa del turismo e dei viaggi a breve.
Ma per chi vuole viaggiare oltre al vaccino avrà probabilmente bisogno di un ‘passaporto Covid’ o ‘passaporto vaccinale’ e la situazione non è certo migliorata dopo la scoperta della variante inglese.
Diverse società stanno già lavorando ad app o sistemi che consentano agli utilizzatori di caricare i dettagli dei loro test sul Covid e sulle vaccinazioni, creando di fatto delle digitali credenziali da mostrare per poter accedere a eventi, stadi, cinema e in caso in altri paesi.
La Common Trust Network, no profit fra The Common Project e il World Economic Forum, si è già alleata

con diverse compagnie aeree e strutture sanitarie all’interno degli Stati Uniti.
La app ‘CommonPass’ a cui sta lavorando consente a chi la usa di caricare i risultati dei propri test sul Covid o, in caso, la prova delle vaccinazioni effettuate da un ospedale o da medici, generando così un certificato sanitario o un pass sotto forma di codice a barre che può essere mostrato alle autorità senza rivelare informazioni sensibili.
“Si può essere sottoposti a test ogni volta che si attraversa un confine, ma non si può essere vaccinati ogni volta”, afferma in un’intervista a Cnn Thomas Crampton, responsabile del marketing e della comunicazione di The Common Project, mettendo in evidenza la necessità di credenziali facili e trasferibili, insomma una sorta di passaporto vaccinale.
Gli ostacoli comunque non sono pochi, dalla privacy alla diversa efficacia dei vaccini, senza contare lo scarso successo delle iniziative sul tracciamento con le app.

(Rip.)
Il ‘passaporto Covid’ se si vuole viaggiare. Una volta fatto il vaccino, chi deve o vuole viaggiare dovrà dimostrare di essere ‘in regola’. Questa l’ipotesi su cui si sta lavorando orientandosi su un’applicazione che si installa sul cellulare.
Il vaccino contro il Covid è ormai in distribuzione negli Stati Uniti e all’estero e questo sta facendo sperare tutti in una ripresa del turismo e dei viaggi a breve.
Ma per chi vuole viaggiare oltre al vaccino avrà probabilmente bisogno di un ‘passaporto Covid’ o ‘passaporto vaccinale’ e la situazione non è certo migliorata dopo la scoperta della variante inglese.
Diverse società stanno già lavorando ad app o sistemi che consentano agli utilizzatori di caricare i dettagli dei loro test sul Covid e sulle vaccinazioni, creando di fatto delle digitali credenziali da mostrare per poter accedere a eventi, stadi, cinema e in caso in altri paesi.
La Common Trust Network, no profit fra The Common Project e il World Economic Forum, si è già alleata

con diverse compagnie aeree e strutture sanitarie all’interno degli Stati Uniti.
La app ‘CommonPass’ a cui sta lavorando consente a chi la usa di caricare i risultati dei propri test sul Covid o, in caso, la prova delle vaccinazioni effettuate da un ospedale o da medici, generando così un certificato sanitario o un pass sotto forma di codice a barre che può essere mostrato alle autorità senza rivelare informazioni sensibili.
“Si può essere sottoposti a test ogni volta che si attraversa un confine, ma non si può essere vaccinati ogni volta”, afferma in un’intervista a Cnn Thomas Crampton, responsabile del marketing e della comunicazione di The Common Project, mettendo in evidenza la necessità di credenziali facili e trasferibili, insomma una sorta di passaporto vaccinale.
Gli ostacoli comunque non sono pochi, dalla privacy alla diversa efficacia dei vaccini, senza contare lo scarso successo delle iniziative sul tracciamento con le app.

Copyright 2021: www.lavocedivenezia.it .
Tutti i diritti sono riservati.
Duplicazione vietata. Condivisione consentita.

Redazione
A cura della Redazione di www.lavocedivenezia.it

Data prima pubblicazione della notizia:

2 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

  1. Benissimo tutto digitale, ma chi non sa o non può accedervi? Emarginato!
    Dopo che a Roma, in virtù del progresso e della digitalizzazione, hanno discriminato chi non aveva computer e smartphone, escludendolo da benefici di legge quali bonus vari, rimborso “Cashback”, ecc. , ora qualcuno propone pure il passaporto sanitario – Covid (ovviamente solo con “APP” , quindi senza smartphone …non vai neppure in viaggio!).
    Il tutto per facilitare la vita al cittadino (ci sarebbero tante cose più importanti da fare per semplificarla…!) o perché le amministrazioni RISPARMIANO?
    A guardar bene, forse alle amministrazioni costa poco nulla, risparmiano su uffici, personale, apparecchi ecc, e fanno invece scervellare e lavorare il cittadino (GRATIS…), che deve LUI comprarsi le apparecchiature, LUI farsi la “formazione” per capirci qualcosa, LUI pagarsi internet e corrente elettrica, LUI scomodare parenti che dovranno perdere tempo (GRATIS) per fornirgli aiuto, e intanto LUI continua pagare le tasse per servizi che non riceve, ma che si deve “dare da sé”….
    Fantastico! Evviva la digitalizzazione selvaggia! E chi non si adegua è fuori!
    Il dovere del cittadino è di avere documento di identità e codice fiscale, possibilmente una residenza, pagare le tasse, rispettare le leggi, e anche …POTERNE BENEFICIARE senza essere discriminato per tecnologia, abilità informatica, o disponibilità economica.
    Io invece mi vedo:
    -addebitare ben 6,50 per il “bellissimo” (quanto obbligatorio) servizio (che mi pago senza averlo richiesto) di recapito a casa della patente rinnovata! Mentre prima potevo ritirarmela GRATIS negli uffici in pochi minuti di auto!
    -per la bellissima carta d’identità digitale (“digitalizzazione” che paghiamo noi), chiedere 23 euro al posto di 10,50 (se ben ricordo : quindi +12,50 euro, se non erro!)
    -chiedere, per il rinnovo “digitale” del futuristico passaporto elettronico, 116 euro, invece dei precedenti 42,50:
    quindi + 73,50 euro!
    Qualcuno vuol far bella figura sbandierando tecnologia e l’innovazione, “…e io pago!”

    Dove sono finiti gli uffici e gli impiegati di INPS, Agenzia delle Entrate, URP vari, Anagrafe?
    Prima hanno delegato tutto ai CAF, e ora nemmeno quelli sono abilitati per dare i servizi a chi non vuole, non sa usare, o non può permettersi, smartphone e computer…

    Inaccettabile, non ci son parole (nemmeno digitali…)
    Prof. Fabio Mozzatto
    Venezia

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