COMMENTA QUESTO FATTO
 

Il parroco: "Volete la messa? Bisogna prenotarla". Alle Vignole sospese le funzioni per scarsa affluenza

Messa su prenotazione, Pasqua compresa. Accade alle Vignole, piccolissima isoletta della laguna di Venezia retta dalla parrocchia di Sant’Erasmo.

A decidere da alcuni mesi di celebrare la messa solo su richiesta dei residenti, in tutto una quarantina di persone, è stato il parroco, don Mario.

Così al portone d’ingresso campeggia da mesi la scritta “La messa è sospesa per mancanza di fedeli”, con l’accordo che il sacerdote celebrerà la funzione se qualche parrocchiano glielo chiederà.

“La messa è sospesa per mancanza di fedeli”: il cartello, con tanto di numero di telefono, campeggia davanti al portoncino della chiesa di Santa Maria Assunta e Santa Eurosia delle Vignole, la piccola isola della laguna di Venezia.

Ad affiggere il cartello il parroco, don Mario Sgorlon, 60 anni, che ha alzato da mesi bandiera bianca per le continue defezioni dei fedeli alle sue celebrazioni.

Pur di non ritrovarsi da solo davanti all’altare, don Mario ha fatto una scelta pragmatica: tiene messa solo “su prenotazione”, ovvero se a chiederglielo solo i suoi concittadini.

Il fatto è avvenuto ieri, per la festività della Pasqua, e anche la domenica precedente, per la celebrazione delle Palme.

“Diciamo che riesco a officiare il rito – spiega – circa una volta al mese”. D’inverno, soprattutto, racconta, “non viene nessuno perchè fa freddo ed è umido, la gente si ammala e non esce di casa: una volta ci siamo trovati in tre. Insomma, celebrare così non ha senso”.

Per gli abitanti delle Vignole non è tanto un problema di allontanamento dalla fede, quanto, più banalmente, di numeri e di vecchiaia che avanza.

L’isola delle Vignole è abitata da 40 persone, tutti pensionati o contadini. “Non ci vedo niente di strano – commenta don Mario allargando le braccia – è il destino di tutte le piccole località”. Eppure Le Vignole e la vicina Sant’Erasmo almeno nella bella stagione si popolano di decine e decine di turisti che si godono i panorami e i silenzi della laguna. Ma anche il buon cibo, visto che in zona vi è un ristorante molto
frequentato da veneziani e turisti.

Sant’Erasmo è infatti conosciuta sin dai tempi della Serenissima come l’isola-orto, in cui si producono ancora oggi i prelibati carciofi violetti, da consumare rigorosamente crudi.

Venezia è come sempre sovraffollata a pochi passi, eppure qui ci si può calare in una dimensione completamente diversa da quella, da parco a tema del turismo vacanza che si respira nelle calli del centro storico in cui si accalcano ogni giorno migliaia di visitatori.

L’isola è un mix di differenti sfumature di verde, punteggiato di alberi, vigneti e orti. “Ma ai turisti – racconta amaro don Mario – le mie messe evidentemente non interessano”.

Riproduzione Riservata.

 

Lascia un commento alla notizia che hai appena letto (nessuna registrazione necessaria)

Please enter your comment!
Please enter your name here