Il Mose funziona: cronaca di un giorno da ricordare per la storia di Venezia

ultimo aggiornamento: 04/10/2020 ore 20:43

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Il Mose funziona: cronaca di un giorno da ricordare per la storia di Venezia

Il Mose funziona e salva Venezia dall’ acqua alta, San Marco resta asciutta nel momento della massima di marea: sabato 3 ottobre alle 12.05.

Il momento della verità è arrivato intorno alle ore 11.00. Mentre in Adriatico l’acqua si gonfiava, spinta dal vento di Scirocco, fino a oltre un metro, un metro e 29, in piazza San Marco turisti e residenti camminavano all’asciutto, usando stivali e passerelle giusto per gioco. La Basilica dai mosaici d’oro aveva respinto con le pompe le infiltrazioni dal basso nel nartece, e anch’essa poteva ospitare i visitatori all’asciutto. Venezia ha vissuto così, tra commozione, felicità e incredulità, la prima prova di liberazione dalle acque alte pensata


da decenni grazie al Mose, il sistema di dighe mobili tanto chiacchierato e oggetto di scandali e corruzione, portato a termine – quasi – grazie a commissari straordinari e a un protocollo d’emergenza per farlo attivare in anticipo sul suo completamento effettivo.
Una richiesta che era stata fortemente inoltrata dalle amministrazioni locali al Governo dopo l'”acqua granda” del 12 novembre 2019.
Nei giorni scorsi era stato sottoscritto il documento operativo per far innalzare le dighe mobili in caso di marea prevista a 130 centimetri sul medio mare. Oggi è scattato.

L’Ufficio maree del Comune di Venezia sabato mattina ha allertato cittadini e operatori, con le classiche sirene, sull’arrivo intorno a mezzogiorno di un’onda da 130 centimetri.
Dalle ore 7.00 le Capitanerie di Porto di Venezia e Chioggia hanno bloccato il traffico acqueo alle tre bocche di porto tra laguna e mare.

Alle 8.35, i tecnici alle tre control room del Mose, guidati dal responsabile dei sollevamenti, ing. Davide Sernaglia, hanno iniziato le operazioni di innalzamento delle 78 barriere mobili, che si sono concluse dopo un’ora e 17 minuti, alle ore 9.52.
Fuori l’acqua cresceva, dentro invece, per la prima volta in decenni, Venezia è rimasta indenne: alle 10.00 l’Ufficio maree ha misurato alla Diga Sud del Lido 119 centimetri, mentre a Punta Salute, dove si registra il ‘medio mare’, i centimetri erano 69. E così fino al colmo


delle ore 11.30, con 129 centimetri, mentre restava tutto immutato dentro le acque lagunari.
Dalla diga di Malamocco, il sindaco Luigi Brugnaro ha espresso la sua soddisfazione: “Il Mose è stabile, siamo fiduciosi però per il momento siamo soddisfatti, incrociamo le dita”.
A Brugnaro è arrivata anche una telefonata di soddisfazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “La Basilica è asciutta, è asciutta. E’ la prima volta ed è un dato importantissimo”, ha detto il Primo Procuratore di san Marco, Carlo Alberto Tesserin. “Abbiamo azionato le pompe – ha precisato – per evitare le infiltrazioni che arrivano da sotto nel nartece, e hanno funzionato in sicurezza. A 90 centimetri di marea avremmo dovuto affrontare l’acqua che arriva dalla piazza, ma non è arrivata perché esclusa dal Mose”.

Il Provveditore alle opere pubbliche del Triveneto, Cinzia Zincone, anche lei a Malamocco, ha sottolineato che “il test è andato bene e stiamo raccogliendo tutti i dati, maggiori rispetto al previsto, per la messa a punto del sistema”.

Per Elisabetta Spitz, Commissario straordinario per il Mose, quello di oggi è stato “solo un passaggio fondamentale nella protezione della città e della laguna. Una tappa di un cammino da completare che dovrà garantire progressivamente una protezione sempre maggiore del territorio lagunare da un ineludibile innalzamento del mare”.

Per il Consorzio Venezia Nuova ha parlato il commissario Giuseppe Fiengo: “Cinque anni ci abbiamo messo,


ma ce l’abbiamo fatta. Mi ricordo la frase che dissero quelli della Mantovani, che con il commissariamento non avremmo mai alzato il Mose. Avevano ragione, non c’era nemmeno il progetto. E’ molto faticoso, ma alla fine se uno si mette le cose le fa”.

Mentre il profilo giallo delle barriere mobili si sollevava sulla laguna, più di qualcuno tra i negozianti delle Procuratie ha pianto sulla soglia.
Arrigo Cipriani, patron dell’Harry’s Bar, ha voluto seguire il copione di una giornata che ha segnato una svolta per la città dalla finestra di casa. “Vedere che tutto funziona – commenta – vuol dire che negli ultimi mesi si è lavorato bene. E’ una grande vittoria per la città”.

Un appuntamento con la storia nel quale fino all’ultimo in molti hanno stentato a credere. “Ero a casa – racconta il ristoratore – e ho visto dalle finestre che la marea rimaneva bassa”. La Basilica di San Marco preservata dalle onde ha cancellato il ricordo del 12 novembre, quando l’acqua è risalita per 187 centimetri sul selciato in pietra d’Istria dei sestieri. “L’acqua sarebbe arrivata fino all’inizio delle colonne se non ci fosse stato il Mose – ripete Mario, fuori dal suo appartamento a pochi passi dalla piazza – e invece oggi, per la prima volta, la marea non ci ha invasi”.

A fare affari d’oro sono stati soprattutto i venditori di stivali usa e getta, fermi con i loro carrettini davanti ai turisti. In pochi, in realtà, tra i visitatori hanno capito


l’importanza di quanto stava avvenendo oltre il bacino di San Marco.
Le passerelle di legno che il Comune aveva innalzato in piazza per consentire in ogni caso il passaggio sono diventate delle ‘giostre’ improvvisate.
Più volte le hostess che sorvegliano l’area per conto dell’amministrazione municipale hanno richiamato all’ordine intere famiglie.

Qualcuno, come Raffaele Alajmo, ad del Gran Caffè Quadri, guardava con preoccupazione a domani, quando il Mose, non entrerà in funzione perché sotto la soglia di marea prevista di 130 centimetri.
“Dopo tanti anni, dopo tanto parlare delle paratoie abbiamo avuto la prova che funzionano – sottolinea – Ora ci vuole il coraggio di utilizzarle sempre affinché Piazza San Marco sia sempre asciutta. Altrimenti dobbiamo solo pregare di avere maree eccezionali in modo da essere all’asciutto”.

C’è chi comunque ha visto in quanto avvenuto il segno di un cambio di passo irrevocabile. “E’ stato emozionante e impressionante veder salire le barriere mobili – spiega Elisa Fornari, che abita al Lido di Venezia e che ha seguito dalla riva dell’isola le operazioni in diretta – C’era un’atmosfera surreale. In bocca di porto l’onda, rinforzata dal forte vento di scirocco, sembrava voler travalicare le paratoie del Mose”.

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