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Il moldavo che ha accoltellato Giacomo davanti al giudice non dice una parola

Mentre circa 300 persone si sono radunate a Mestre ieri sera per un momento di raccoglimento e preghiera sul luogo dove è stato accoltellato Giacomo Gobbato, in un incontro promosso dalla vicina parrocchia del Sacro Cuore, è iniziato il percorso giudiziario sull’omicidio di via Aleardi. Il Giudice per le indagini preliminari di Venezia ha convalidato […]

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Mentre circa 300 persone si sono radunate a Mestre ieri sera per un momento di raccoglimento e preghiera sul luogo dove è stato accoltellato Giacomo Gobbato, in un incontro promosso dalla vicina parrocchia del Sacro Cuore, è iniziato il percorso giudiziario sull’omicidio di via Aleardi. Il Giudice per le indagini preliminari di Venezia ha convalidato le accuse di omicidio volontario aggravato, tentato omicidio e duplice rapina a carico di Serghiei Merjievschii, cittadino moldavo di 37 anni, assistito dall’avvocato Tiziana Nordio.

L’uomo, che non ha pronunciato una parola davanti al giudice, è accusato dell’omicidio di Giacomo Gobbato, un giovane di 26 anni originario di Jesolo, che, assieme a un amico, ha cercato di fermare l’aggressione ad una donna a scopo di rapina a Mestre. Mentre l’amico è rimasto ferito in modo meno grave, Giacomo ha perso la vita dopo essere stato colpito da alcune coltellate al petto.

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Carmen, la donna vittima del tentato furto che ha involontariamente provocato la tragica sequenza di eventi, è sopraffatta dal rimorso. “È colpa mia”, ripete disperata, “non avrei dovuto chiedere aiuto”. Alle 22 di quella sera, nel centro di Mestre, Carmen è stata aggredita dall’uomo, il quale le ha strappato la borsa dopo averla presa a pugni. Ancora sconvolta, si tormenta con l’idea che se non avesse urlato, forse, Giacomo oggi sarebbe ancora vivo: “Mi ha rubato lo zaino, ma chi se ne frega… Se non avessi gridato, nessuno sarebbe accorso e quel ragazzo non sarebbe morto”.

Giacomo, attivista del Centro Sociale Rivolta di Marghera, non è rimasto indifferente di fronte a quella richiesta di aiuto. Insieme all’amico Sebastiano, ha cercato di bloccare l’aggressore, ma è stato colpito mortalmente con vari fendenti all’addome, spirando poco dopo il ricovero in ospedale. Sebastiano, ferito ma non in pericolo di vita, è sopravvissuto all’aggressione.

Decisivo, quella sera, è stato l’intervento di alcuni testimoni e della Polizia, che sono riusciti a fermare l’uomo. Dopo aver accoltellato Giacomo, infatti, l’aggressore era rimasto in zona e stava tentando un secondo colpo, questa volta ai danni di una turista giapponese in una via vicina.

Carmen e il suo compagno Loris hanno espresso la loro volontà di ringraziare i genitori di Giacomo e i ragazzi del Centro Sociale Rivolta. Nonostante il dolore per la perdita del loro amico, questi ultimi hanno cercato in ogni modo di confortare la donna, che vive con un senso di colpa devastante. Il moldavo invece, durante l’udienza, ha chiesto la presenza di un traduttore, dichiarando di non conoscere la lingua italiana.

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Ieri sera il parroco, durante il momento di preghiera, ha evidenziato il gesto di Giacomo come unico giusto, perché non ci si può “girare dall’altra parte”.
“Ci si sente deboli e indifesi – ha detto don Fabio Mattiuzzi – senza energie e facili prede di atteggiamenti passivi. Scopo della preghiera non è gettarci nel terrore ma affrontare la morte per scoprire la forza della vita. La speranza cristiana ha un nome e un volto, Gesù Cristo, che fa apprezzare a pieno il gesto di un ragazzo che aveva un difetto, quello di non pensare a se stesso; non si è voltato indietro. Questa è la nostra speranza”.

Il sacerdote ha poi sottolineato che “non è con la violenza che si conquista la città. Quando due ragazzi vanno ad aiutare qualcuno è segno di grande speranza. Non giriamoci dall’altra parte, altrimenti tutte le nostre belle parole diventano solo parole. Non dobbiamo solo gridare ma fare un passo indietro e vivere questa città di Mestre, camminare, renderla piena di vita. Noi siamo per una città bella – ha concluso- dove la gente non si gira dall’altra parte”.

Mario Nascimbeni
Mario Nascimbeni
Giornalista professionista, collabora con testate nazionali. Ha base operativa a Roma, ma la sua professione lo porta in ogni parte del mondo.
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