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Il mistero dell’epidemia di polmonite a Brescia. 148 casi, si teme l’acqua

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I casi misteriosi di polmonite a Brescia sono in aumento. I rapporti sono saliti a 148, con due casi riconducibili alla legionella. Si teme batterio presente nell’acqua e si indaga su due decessi correlati.

Casi in aumento, così come la preoccupazione di chi abita nella Bassa Bresciana Orientale.
Sono saliti a 138 gli accessi ai Pronto soccorso per polmonite, contratta da un batterio sulla cui natura è ancora in corso l’analisi dei medici di Ats. Montichiari (26 casi), Calvisano (20), Carpenedolo (34) e Remedello (11) e Acquafredda (9), e cioè i comuni maggiormente colpiti.

Sono invece 16 i casi riscontrati fuori dalla provincia bresciana: sette ad Asola, 3 a Castiglione Delle Stiviere, uno a Canneto, Casalmoro, Guidizzolo, Porto Mantovano; Drizzona, Casalmaggiore e a Ostiano.

“Un filo rosso unisce i cinque comuni bresciani: la presenza del fiume Chiese” dicono i sindaci del territorio ipotizzando che il picco di polmonite sia dovuto ad un batterio presente nell’acqua.

Anche se va detto che in un Comune colpito, Calvisano che conta 18 casi, l’acquedotto non è presente.

Negli ultimi due giorni si sono registrate anche due morti sospette. Quella di un 84enne di Carpenedolo morto dopo un ricovero per polmonite acuta e quella di una 69enne di Mezzane di Calvisano per la quale è stata disposta l’autopsia quando la famiglia stava organizzando il funerale.

“I due decessi non parrebbero essere collegati ai casi di polmonite” ha detto all’ANSA l’assessore regionale a Welfare e Sanità Giulio Gallera. “A quanto riferito da ATS, entrambe le morti nel distretto interessato dei casi di polmonite non sono dovute a legionella” spiega Stefano Tramonti, sindaco di Carpenedolo, paese di residenza dell’84enne morto nei giorni e dove i ricoveri sono ad oggi 30.

Gli esami medici hanno invece dimostrato la presenza di legionella in due dei 138 pazienti che si sono presentati in Pronto soccorso. Le loro condizioni sarebbero serie, ma stabili.

“Oltre ai due casi confermati – ha spiegato l’assessore – la stragrande maggioranza dei casi sottoposti ad una prima e tempestiva indagine diagnostica ha avuto esito negativo. Questa indagine non esclude comunque la presenza del batterio, pertanto verranno effettuati ulteriori approfondimenti. La ricerca eziologica, inoltre, si indirizza anche verso altri possibili cause”. Le indagini diagnostiche ed epidemiologiche proseguiranno anche nei prossimi giorni.

“Stiamo effettuando delle interviste alle persone ricoverate per evidenziare eventuali similitudini tra i molti casi emersi” è il pensiero dell’assessore regionale Gallera che attende le analisi sulle acque effettuate nei comuni bresciani maggiormente interessati dall’epidemia.

Fino ad ora sono stati eseguiti complessivamente 52 campionamenti di cui 24 sulla rete idrica tra fontanelle pubbliche, serbatoi di acqua e casette dell’acqua e 28 in abitazioni private.

“Stiamo lavorando però a 360 gradi e non solo sulle acque per individuare la natura della polmonite che sta interessando centinaia di persone” ha aggiunto Gallera che ha voluto mandare un messaggio ai residenti. “Siete nelle migliori mani e voglio rassicurare la popolazione alla quale ricordo che la polmonite non si manifesta bevendo acqua”.

Sulla vicenda è intervenuta anche Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera e coordinatrice lombarda del partito di Berlusconi. “La rete preventiva, con la collaborazione dei sindaci e le indicazioni alla popolazione, per prevenire nuovi casi è stata attivata. Deve essere chiaro e la Regione si sta muovendo in questa direzione che fino al cessato allarme le strutture sanitarie del territorio non devono abbassare la guardia. La salute dei cittadini è troppo importante”.

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