I tre terroristi di Venezia erano camerieri dalle vite insospettabili

ultimo aggiornamento: 02/04/2017 ore 09:18

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"Non vedo l'ora di fare una bomba per Venezia". Così parlavano gli arrestati
Venezia si interroga su quello che è sembrato un incubo che l’ha catapultata “di brutto” in un terreno jihad che ha sfiorato la tragedia, e che ha lasciato i segni dell’angoscia della minaccia vissuta dai veneziani nella giornata di ieri, che ha travalicato ogni emozione e paura e messo a nudo la fragilità del nostro vivere quotidiano.

Un incubo travestito da “normalità”, che si è fatto strada attraverso quattro giovani kosovari, che lavoravano nei ristoranti a San Marco, uno addirittura minorenne, descritti dai vicini come persone educate, discrete e dai datori di lavoro “diligenti e corretti”.
Giovani fagocitati da improbabili guide spirituali, assetate di vendetta e di odio, immolate sull’altare della distruzione di sé e degli altri, per donare l’anima ad Allah.

Giovani travolti dall’irrazionalità, che usano disinvolti Facebook e Instagram, per gioire dell’attentato del 22 marzo a Westminster ed esultare all’idea di far saltare il Ponte di Rialto insieme a tutti quei miscredenti che girano per Venezia. Il paradiso è assicurato, si dicono trionfanti nella loro alienante visione del mondo, intercettati fortunatamente da polizia e carabinieri, che da tempo stavano studiando le mosse e le parole di parte di una generazione che si fa coinvolgere e affascinare dal delirio dei combattenti dell’Isis, che glorificano le stragi.

Fisnik Bekaj, 24 anni, Dale Haziraj di 25 anni e Arjan Babaj, 27 anni, quest’ultimo predicatore e leader della presunta cellula, sono accusati del reato connesso al 270 bis: associazione terroristica internazionale.

Il procuratore aggiunto di Venezia Adelchi d’Ippolito, nel ripercorrere le modalità e i motivi dell’indagine a carico dei kosovari, ha riconosciuto in Fisnik Bekaj, che aveva combattuto in Siria, colui che dopo essere passato per il Kosovo, ha sedimentato in città l’ipotesi dell’attentato, e l’indagine lunga e silenziosa, gli ha dato ragione.

Le intercettazioni che hanno registrato frasi quali “Non vedo l’ora di giurare ad Allah, o se mi fanno fare il giuramento sono pronto a morire”, ha spinto gli investigatori a intervenire e arrestare tre dei quattro giovani. Il quarto, essendo minorenne, è in stato di fermo.

L’Isis, purtroppo, è ancora qualcosa di molto attraente, non solo per la religione jihadista, che fa riferimento al fenomeno del fondamentalismo islamico e che, attraverso una multiforme costellazione di soggetti e raggruppamenti, promuove il ‘jihad’ contro coloro che a vario titolo sono considerati infedeli.

Lo è anche per molte persone confuse, sbandate, vulnerabili, che nella lotta per la sopravvivenza hanno accumulato odi e rancori che possono trasformarli in bombe umane. Giovani che partono per l’Isis senza una vera e propria motivazione, allo sbando e in balia di personalità più forti delle loro che li ammaestrano e li convincono a seguire la via dei massacri. Quando qualcuno torna in Italia, trasformato, anche fisicamente, con barbone e esaltazione negli occhi, la sua scelta l’ha già fatta. Bisognerebbe capire come difendere i ragazzi da questa contaminazione.

Quel che raggela oggi Venezia e il mondo, è sapere che queste “Vite ordinarie”, che in parallelo vivevano la giornata di lavoro e l’ispirazione alla violenza sacrificale, sono le stesse che portavano in tavola un risotto o un caffè ai clienti, che li ringraziavano per la cortesia. Sono le stesse che non esprimevano comportamenti radicali, sono esistenze senza sospetto, apparentemente tranquille e disponibili.

Eppure l’ordinanza di custodia cautelare, che il Gip di Venezia Alberto Scaramazza ha emesso nei confronti dei giovani, anche dopo il ritrovamento di pistole nei loro appartamenti a Venezia e a Mestre, (da valutare se fossero giocattolo), di materiali inneggianti le pratiche Isis, che  è stato accertato che compivano simulazioni per confezionare esplosivi fatti in casa, sono la prova, insieme alle comunicazioni via Internet, di questa inquietante realtà.

Soddisfazione per l’esito delle indagini è stata manifestata da tutti gli organi istituzionali e dal patriarca di Venezia Francesco Moraglia, che attraverso il settimanale “ Gente Veneta” concorda: «Di fronte alla notizia dell’operazione portata a termine questa mattina dalle forze dell’ordine, coordinate dalla magistrature, si avverte un vero senso di sollievo e profonda gratitudine nei confronti delle istituzioni. È una notizia che dà fiducia e fa in modo che i cittadini non si sentano soli; percepiamo la città più sicura, tanto per chi vive in essa quanto per chi vi lavora e i turisti che, ogni giorno, l’affollano».

“Complimenti alla procura, alla prefettura e a tutte le forze dell’ordine per questa importante operazione” anche da parte del Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, che aggiunge “A nome della città e di tutti i cittadini, non posso che esprimervi la più sincera riconoscenza per quanto state facendo per tutelare la nostra sicurezza e garantire la costante attività di controllo di tutto il territorio. Grazie”.

La radio questa mattina ha riportato le dichiarazioni della comunità kosovara, che prende le distanze da qualsiasi forma di violenza e dagli ipotetici attentati, rivelando preoccupazione che questi arresti isolati creino respingimento verso il popolo del Kosovo, che vive da tanti anni in Italia e ha instaurato buoni e reciproci rapporti di convivenza.

Andreina Corso

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