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Sono convinto che si possa e si debba amare Venezia senza, per questo, rinunciare all’uso critico della ragione e alla sua evidenza. Di qui la mia idiosincrasia, allorché mi avventuro nei fiumi d’inchiostro versati al riguardo del problema della salvezza di Venezia, nei confronti di talune intromissioni palesemente semplicistiche e mistificanti che lasciano il tempo che trovano sia sui social che sui media, provenienti talvolta finanche da parte di taluni noti intellettuali auto elettisi “salvatori di Venezia”: i quali, in genere, sanno affatto a priori – in ossequio a che cosa, francamente, non è dato sapere – indicare esattamente qual è, secondo loro, il vero e unico problema che affligge Venezia e, di conseguenza, quale potrà essa essere in futuro, semplicemente una volta risolto tale problema: ignorando riduttivamente la complessità e le concause che caratterizzano di fatto, invece, l’attuale precaria situazione di Venezia.
Un’adeguata soluzione delle quali potrà esservi soltanto a condizione che venga tenuto nel debito conto, dopo averlo preliminarmente affrontato senza salti di analisi, l’insieme rigoroso di interdipendenze naturali, storiche, economiche, politiche e soprattutto tecno-scientifiche che ogni problema relativo a Venezia oggigiorno – dopo taluni clamorosi errori del passato compiuti in ossequio a ragioni prevalentemente politiche – , volens nolens, invariabilmente comporta.
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Enzo Pedrocco
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Riassunto per chi non ha molto tempo: per salvare Venezia serve un’analisi razionale e approfondita, evitando soluzioni semplicistiche che ignorano la complessità storica, economica, politica e scientifica del problema.