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lunedì 14 Giugno 2021

Guardia giurata spara durante rapina e il ladro muore: condannata a oltre 9 anni di reclusione

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Massimo Zen, guardia di sicurezza, è stato condannato a 9 anni e mezzo di reclusione. Inoltre dovrà un risarcimento alla famiglia del ladro deceduto di circa 180mila euro.

Guardia giurata nell’esercizio delle sue funzioni spara per sventare una rapina e disgraziatamente il ladro muore.
Vedelago teatro della tragedia, in provincia di Treviso. Regione: Veneto.
I fatti: nel 2017 una guardia notturna sparò durante un furto ed ha ucciso un uomo, un malvivente che con due complici aveva rapinato uno sportello del bancomat.
Massimo Zen di Cittadella, a distanza di quattro anni, viene condannato con rito abbreviato per il reato di omicidio volontario, a 9 anni e mezzo di reclusione e al risarcimento di 80.000 euro al padre della vittima e di altri 50.000 ciascuno al fratello e alla sorella. 
Il fatto increscioso e inquietante ha provocato in quegli anni un esteso dibattito pubblico che si è articolato su questioni emozionali, di principio, di applicazione legale e personale del Diritto, di scontri ideologici dentro quel ring delle opinioni che talvolta si trasformano in tifo esasperato e quel che è accaduto realmente muta di volta in volta i contorni della verità.

La verità, “Chiunque voglia sinceramente la verità è sempre spaventosamente forte”, scriveva Fedor Dostoevskij in merito al crimine. E questo principio ci obbliga a essere attenti a ogni parola che pensiamo e scriviamo.
Un uomo è morto perché gli hanno sparato contro, dopo qualche giorno dal crimine.
Un altro uomo ha sparato pensando di essere in diritto di farlo, i malviventi avevano commesso un reato, erano in fuga e lui in nome del dovere e della legge, si è comportato di conseguenza. “Non volevo uccidere”, dirà al processo e certamente ha detto il vero, anche il giudice Piera De Stefani, in ultima analisi, ha considerato questa attenuante. Anche questa realtà è “spaventosamente forte”, e ci dice quanto a volte le nostre intenzioni divergano dai nostri atti. A sparare non è stato lui, ma il compito di giustizia che si era dato.
La verità dovranno rivelarla l’anno prossimo anche i due colleghi che hanno assistito alla sparatoria e che avrebbero cercato, secondo l’accusa, di creare un teatro diverso da quello reale, esibendo una pistola giocattolo uscita dal nulla, che a loro dire avrebbe impugnato uno dei malviventi, per affermare al processo che li riguarderà che si difendevano, che si era trattato di legittima difesa.

La guardia notturna, intanto, non riesce ad accettare la sentenza “Non riesco a credere di essere stato condannato per essermi difeso” e il suo difensore Daniele Panico ha già annunciato ricorso.
L’avvocato di parte civile Fabio Crea risponde a sua volta che, come ha sentenziato il processo, si sia trattato di un omicidio commesso con piena consapevolezza.

Toccanti le parole che la guardia giurata ha rivolto alla famiglia del giovane, dopo anni di silenzio. Si è detto sinceramente dispiaciuto che una vita umana sia stata spezzata e alla lettura della sentenza si è chiuso in un lungo silenzio dentro il quale c’è la sua vita, il domani e il suo futuro. E forse il ripensamento, il rimorso per quel gesto estremo.
Per chi è rimasto ucciso il problema non c’è, non esiste più il futuro.

Ora siamo in tanti a interrogarci sul significato della parola giustizia e a riflettere su quanto avvenuto, a chiederci se poteva essere evitato quel colpo che ha inferto la morte.
Tanti i pensieri affollano la mente per una materia così delicata: dalla necessità di difendersi se si viene aggrediti, sull’uso delle armi e sulla formazione anche psicologica di chi le usa.

Sul significato che sappiamo dare a una vita, a qualsiasi vita ed esistenza, anche quando quest’ultima sbaglia o commette un reato. Le leggi esistono per questo, per far crescere la civiltà dei rapporti umani, anche quando sono difficili e conflittuali e l’uso delle armi non rivela la massima espressione di civiltà. Dentro queste relazioni difficili ci sono sentimenti intraducibili, la vendetta, la paura, la debolezza e la forza.

Andreina Corso

Data prima pubblicazione della notizia:

4 persone hanno commentato

  1. SI RINGRAZIA CHI HA FATTO CAPIRE AGLI ITALIANI CHE …CONVIENE FARE IL RAPINATORE PIUTTOSTO CHE LA GUARDIA GIURATA, PAGATA UNA MISERIA CON CONTRATTI PRECARI, CHE RISCHIA LA VITA E FINISCE IN GALERA!
    AL RAPINATORE, ORA CHE LE GUARDIE GIURATE SANNO CHE NON POSSONO SPARARGLI, SE VA BENE VIVE DI RENDITA COI SOLDI DEL BOTTINO E NON RISCHIA GRANCHE’ DI GALERA TRA SCONTI, PENE SOSPESE, DOMICILIARI ECC.
    MI VIEN TANTA VOGLIA DI FUGGIRE DA QUESTO PAESE CHE STA DIVENTANDO UN INFERNO PER I DIRITTI E UN PARADISO PER I DELINQUENTI !
    PARLO DEI DIRITTI VERI DI CUI NESSUNO SI OCCUPA, NON DELLE CAZZ..E COME GENITORE 1 E 2, O DEI BAGNI NEUTRI PERCHE’ IL BAMBINO POSSA SCEGLIERE …DI CHE SESSO ESSERE!!!
    PER NON PARLARE DELLE PAROLE COME “ZOCCOLA” TOLTE DALLA TRECCANI PERCHE’ ….OFFENDONO LA DONNA, MENTRE CORNUTO RIMANE TRANQUILLAMENTE PERCHE’ OFFENDE SOLO GLI UOMINI…
    MI SEMBRA UN MANICOMIO, UN INCUBO DA CUI VORREI FUGGIRE!
    PROF. FABIO MOZZATTO

    • Purtroppo i fatti vanno letti per intero… qui di criminali ne abbiamo due, un omicida uscito con l’intento di uccidere e un rapinatore… uccidere malviventi ti rende comunque un killer. Sarebbe stata legittima difesa se massimo avesse sorpreso i malviventi sul fatto e li avesse inseguiti, ma non è andata così.

  2. Gentile Mirimidina, grazie per l’attenzione che ha rivolto a questa vicenda davvero triste.In effetti le persone che compiono un reato devono rispondere alla giustizia, ma la risposta non può, essere, io credo, sparare un colpo di pistola a persone in fuga.. Non si può uccidere, a meno che non si sia minacciati e quindi la legittima difesa può portare a questo atto estremo. La giustizia non è morta, va applicata nei suoi principi e nel rispetto delle norme di legge e della nostra Costituzione. Un ladro non è necessariamente un assassino che ci vuole uccidere. Non credo si possa generalizzare e esasperare il diritto alla ‘difesa anche quando non c’è aggressione. Penso anche quanto pesi questo ricordo nella vita della guardia, non deve essere facile convivere con questo fatto.
    Da quel che ho letto e cercato di capire, sono convinta che la guardia non volesse uccidere, ma purtroppo è successo, quindi qualche domanda dobbiamo porcela sull’uso delle armi.. Solo questo riesco a dirle, sperando di essere riuscita a comunicarle il mio pensiero, che è frutto d riflessione, interesse e vicinanza alle debolezze umane. Grazie. Mirimidina. Andreina Corso

  3. Siamo proprio al mondo alla rovescia…! I criminali vengono trattati con tutte le delicatezze e le attenuanti possibili mentre la guardia giurata (o i poliziotti ecc.) deve stare attenta a non sfiorare neanche di striscio i delinquenti altrimenti va in galera! Robe da matti! Ormai la giustizia è morta! Se uno vuole rubare deve mettere in conto che potrà anche correre qualche rischio o gli vogliamo proprio stendere il tappeto rosso ???

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