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Gratta e Vinci vincenti: la strana storia dei biglietti milionari ad un unico vincitore

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La Procura scaligera indaga per verificare se il denaro «proviene dal delitto di accesso abusivo al sistema informatico della società concessionaria della lotteria e dall’ipotesi di rivelazione di segreto”, in parole povere se qualche dipendente di Lottomatica si venuto meno al suo dovere d'ufficio rivelando dove erano distribuiti quelli più vincenti. Ma basta davvero così poco?

Gratta e Vinci vincenti a Verona: vicende strane di un giocatore fortunato.
L’uso del proverbio “chi troppo vuole, nulla stringe” è ampiamente attestato dalla letteratura, sia in raccolte di proverbi, in dizionari, sia nel corso di altri testi, viene fatto risalire alla morale della favola La gallina dalle uova d’oro scritta da Esopo e può essere affiancato al detto “chi si contenta gode”.
Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino, è un’espressione proverbiale della lingua italiana. Il significato dell’espressione è: chiunque compia un’azione (molte volte) ritenuta proibita, alla fine rischia di subire conseguenze rischiose.
Le uova d’oro sono (erano?) due biglietti del Gratta e vinci milionari che hanno fatto girare la testa al fortunato giocatore per ben due volte in venti giorni.
Un biglietto da un milione di euro la prima, il successivo da due abbaglianti milioni pochi giorni dopo.
C’è chi davanti a cifre così esorbitanti, sarebbe finito al Pronto soccorso, sperando di non morire di gioia. C’è chi, come il signor X , di Mozambano (in provincia di Mantova), che di mestiere fa il muratore, bello come il sole e ‘sembra’, forte di un amico complice si è rivolto, gratta in mano, all’Istituto di Credito di peschiera del Garda e nel giro di qualche giorno ha messo nel sacco il malloppo di denaro, per niente ingombrante in verità: il suo trofeo.
Intanto qualcosa bolliva in pentola, a sua insaputa.
Non sospettava minimamente il signor X che fossero già partite le segnalazioni da parte dell’Unità di Informazione Finanziaria presso la Banca d’Italia, alla Polizia valutaria della Guardia di Finanza.

Gli hanno rovinato la festa, quelli che ‘hanno rotto le uova nel paniere’, sequestrandogli il suo tesoro.
E in più sospettano di lui, non credono che la dea bendata della fortuna lo sia andato a trovare due volte in poche ore.
Le malelingue sparlano e dicono che “lui conosceva i posti dove si vendevano i gratta e vinci vincenti”.
E poi quei ficcanaso sono venuti a sapere dai soliti spioni, che aveva appena disposto un bonifico di ottocentomila euro – quasi l’intero ammontare della prima vincita – su un conto acceso presso il Banco Do Brasil e aveva contemporaneamente chiesto il trasferimento di un assegno circolare da ottantamila euro a favore di un tale, come atto notarile di donazione.
La Procura scaligera per verificare se il denaro «proviene dal delitto di accesso abusivo al sistema informatico della società concessionaria della lotteria e dall’ipotesi di rivelazione di segreto”.
Indaga altresì su alcuni dipendenti della Lottomatica, per capire se qualcuno ha barato.

Chi ha detto che i soldi che giungono dalla fortuna nel gioco, spariscono presto: due milioni e quattrocentomila euro sono usciti dal sacco e chissà quale sarà il loro destino. E cosa succederà al signor X, il muratore di Mozambano, nel Mantovano, adesso che il sogno se n’è andato e che i sospetti sono tutti contro di lui, che in fondo aveva solo vinto al Gratta e vinci.
E se il signor X avesse ragione, se le vincite fossero reali, se quel che non succede in dieci vite, fosse avvenuto proprio a lui, per lui?
Ora che i proverbi hanno accompagnato questa vicenda, si può dire che chi va piano, va sano e va lontano’ e che ‘gli ingordi già si sa, spesso son traditi dalla loro golosità’, cantavano le caprette al lupo.

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Andreina Corso
Cittadina 'storica' di Venezia, si occupa della città e della sua cronaca. Cura gli approfondimenti, è giornalista, insegnante, autrice letteraria, poetessa.

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