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martedì 30 Novembre 2021

La Grande Guerra a piedi, l’impresa di Nicolò Giraldi

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Nicolò Giraldi la grande guerra a piedi

Il 2014 è l’anno del centenario della Grande Guerra. Nella moltitudine di eventi e manifestazioni in programma in Italia per celebrare l’anniversario, un progetto assolutamente originale è quello del giovane giornalista triestino Nicolò Giraldi.

Nicolò Giraldi è laureato in storia moderna e corrispondente da Londra per La Voce del Popolo, quotidiano italiano della minoranza in Slovenia e Croazia, ed ha avuto l’idea di partire il 10 maggio dalla capitale britannica per un viaggio a piedi attraverso i luoghi e la memoria del primo grande conflitto mondiale con arrivo fissato per il 9 luglio nella sua Trieste.

Se è vero che la storia della Prima guerra mondiale la conosciamo un po’ tutti, è altrettanto vero che la memoria nei cittadini europei oggi, a cent’anni di distanza, è una memoria che si lega alla conoscenza e alla comprensione del conflitto nelle sue immagini simbolo (fronte occidentale di Remarque, le poesie di Ungaretti, il Lusitania che affonda, Trento e Trieste, il massacro di Ypres, la guerra sottomarina tedesca e la rivoluzione d’ottobre, il treno di Lenin, la disfatta di Caporetto, tanto per citarne alcuni), mentre l’obiettivo principale di questo progetto è quello di raccontare la storia dal punto di vista di quelle persone che ogni giorno rivivono in prima persona la grande guerra: chi lavora nei musei, chi fa la guida nei cimiteri e nei sentieri lungo il fronte occidentale, studiosi e ricercatori di diversi paesi e diverse culture, gli ultimi testimoni ovvero quelli che “possiedono” le storie raccontate dai loro genitori e tantissimi altri.

“Alla fine del viaggio – racconta Nicolò Giraldi – mi piacerebbe riuscire a rispondere a più domande possibili attraverso le parole dei veri protagonisti, di chi intravede in questa ricorrenza un’occasione per divulgare, affinché si mantenga la sua memoria e la memoria di un conflitto che causò la morte di oltre 20 milioni di persone. Alla fine del viaggio scriverò sicuramente un libro per condividere con tutti questa avventura che sarà unica e straordinaria, ma ogni giorno sarà possibile seguire le mie “vicissitudini” attraverso Facebook e Twitter”.

Qui sotto, come l’autore ha pianificato l’intero viaggio e i suoi spostamenti.

IL VIAGGIO (raccontato da Nicolò Giraldi):

Dopo i primi giorni in Inghilterra, mi sposterò attraverso il Canale della Manica, ed arriverò sul continente europeo sconfinando tra Francia e Belgio, lungo quella linea denominata più tardi fronte occidentale. Percorrerò il fronte valicando di tanto in tanto il confine, a dimostrazione di quello che non c’è più – apparentemente – e cercando di captare il più possibile la visione della gente sull’Europa che si sta costruendo. La prima parte del viaggio si svolgerà sull’antico itinerario dei pellegrini che dall’ovest dell’Inghilterra si mettevano in cammino per raggiungere la tomba di Thomas Beckett a Canterbury almeno fino alla dissoluzione del monastero di Canterbury avvenuta nel 1538 (fino a quel periodo veniva considerata dai pellegrini pari quasi al pellegrinaggio verso Roma). Da Dover prenderò un traghetto per Calais e da li entrerò ed uscirò da Belgio e Francia per cinque, sei volte. Visiterò la linea del fronte della Grande Guerra, quella che si assestò dopo la prima battaglia della Marna del settembre 1914. Toccherò paesi simbolo della Grande Guerra come Ypres (Belgio), Lille (Francia) Virton (Belgio) Verdun (Francia) Metz (Francia), assieme ad un’infinita distesa di paesi e villaggi che furono direttamente coinvolti dalla guerra.

Dirigendomi in direzione sud–est arriverò fino a Strasburgo da dove, con un pullman, mi sposterò a Stoccarda. Da qui in poi camminerò alla volta della Baviera, dell’Austria e delle Alpi Carniche. L’obiettivo è riuscire a comprendere cosa fu la guerra in questa zona di terra. I fronti della guerra lasciarono questo spazio lungo centinaia di chilometri – tra l’Alsazia e Lorena fino alla Galizia e il fronte italo-austrungarico dopo il 1915 – nel limbo. Qui la guerra non venne combattuta e i segni della stessa sono forse meno visibili rispetto a quelli raccontati da autori come Remarque o Ungaretti. Così, qual è la memoria del conflitto in queste zone? Come si ricorderà il conflitto? Come viene raccontata la guerra nei luoghi in cui distante è il coinvolgimento?

Addentrandomi in Italia dal Brennero, arriverò a ridosso di Kobarid/Caporetto. Scendendo a valle verso Cividale del Friuli, mi addentrerò in quelle zone così vicine a noi, eppur così poco conosciute. Come vivono le scuole friulane ed isontine la Prima Guerra Mondiale? Il Sacrario di Redipuglia ed altri luoghi simbolo vengono utilizzati per trasmettere la memoria? Quali sono le condizioni in cui versano queste pietre miliari del passato? Nella settimana successiva giungerò a Trieste, luogo simbolo, assieme a Trento, della Grande Guerra e di un percorso risorgimentale italiano iniziato sessant’anni prima.

Redazione

[29/04/2014]

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