«Giù le mani dalle crociere: danno lavoro». Manifestazione in Marittima

ultimo aggiornamento: 11/08/2020 ore 07:47

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«Senza crociere rischia l’intera economia della città lagunare e paga chi lavora»: hanno voluto lanciare un messaggio chiaro gli operatori delle compagnie portuali veneziane lunedì, in manifestazione in Marittima: tanti di loro sono in cassa integrazione, altri senza ammortizzatori. Sono rimasti in attesa della ripartenza del comparto crocieristico bloccato dal Covid. Quando venerdì sera hanno appreso dello sblocco del settore con il decreto agosto del governo Conte, la rabbia ha preso il sopravvento. Perché intanto le compagnie Costa ed Msc avevano già deciso di rinunciare a Venezia, a ferragosto, optando per Trieste, mentre la Royal Caribbean ha fatto di Ravenna il suo riferimento per il 2021.

«Abbiamo il diritto di lavorare. Basta contrapposizioni fra occupazione e ambiente. Non siamo noi a voler la guerra con i comitati che intendono “toccare” o “speronare” le navi. Per noi le crociere non sono mostri: ci danno da vivere. Non chiediamo sussidi: le navi sono il nostro mondo e devono restare a Venezia». «Le soluzioni alternative a San Marco ci sono – spiega Davide Calderan presidente della società dei Rimorchiatori – possono transitare lungo il canale dei Petroli, passare per Marghera, la politica deve dare risposte».

Anche per Mario Mariuzzo, operatore di Trasbagagli Venezia, «sono 8 anni che circolano alternative per non far passare le crociere lungo il canale della Giudecca. Nessuno decide. Noi investiamo per essere competitivi, nell’incertezza assoluta. A pagare non saranno i grandi capitali che si spostano e vanno via, ma la gente che lavora qui». «Sono hostess di terra delle navi – racconta una lavoratrice – Lavorando a collaborazione sono rimasta senza impiego con il Covid e se non mi fossi sbrigata a cercare un’altra occupazione nei servizi, sarei rimasta a terra: neanche la cassa integrazione».


«Creare problemi e minacciare blocchi alle bocche di porto per fermare le navi non è democrazia – dice Silvestro Ravagnan della Cooperativa portabagagli di Venezia – Ho 61 anni e ho sempre lavorato. Siamo stufi di essere presi di mira come se fossimo contro l’ambiente. Le crociere ci danno da vivere. Lavorare è un diritto stabilito dalla Costituzione. Se le navi transitano a Marghera lavorano tutti, non ci sono problemi di circolazione sicura in laguna e il turismo si riprende e così anche noi». Anche per Vladimiro Tommasini e Gianluca Cappellotto, lavoratori del porto, «la politica deve trovare una sintesi tra lavoro e ambiente, non spetta a noi dire dove far passare le navi, ma devono restare a Venezia. Rischiano le famiglie di migliaia di lavoratori».

«Il porto vuoto e gli operatori senza lavoro: sono un problema anche per noi – dice Tommaso Cacciari del comitato No Nav – E tutto questo grazie alla gestione degli ultimi 10-20 anni che ha puntato, con l’Autorità, Vtp, i governi, la Regione e il Comune, su un unico modello insostenibile e incompatibile di crociere. La gallina dalle uova d’oro è venuta meno ed è crollato tutto. Se ci avessero dato retta, portando in altri terminal le navi più grandi e lasciando in Marittima le minori, il lavoro ora ci sarebbe – afferma -. Puntare sul gigantismo e i facili guadagni è una scelta sbagliata e storicamente destinata al fallimento. La pandemia ha mostrato come le crociere non siano compatibili neanche da un punto di vista epidemiologico: ora il ministro dell’Ambiente Paolo Costa non sa come risolvere il problema dei contagi a Civitavecchia. Si è voluto puntare con ostinazione su un un unico modello contro tutti e contro tutto. Ora è il momento di cambiare la portualità e il turismo». Antonella Gasparini


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