Notizia importante? Ricevila subito su WhatsApp!
Clicca qui e iscriviti subitoGratuito, veloce e affidabile. Solo le notizie importanti!
Gip di Venezia chiede di indagare Pm del delitto Gambirasio: “Cosa sta succedendo” si staranno chiedendo le persone che non possono essere esperte di processi e procedimenti.
Il gip di Venezia ha chiesto alla Procura di procedere all’iscrizione nel registro degli indagati di Letizia Ruggeri, il pm titolare delle indagini sulla morte di Yara Gambirasio. Il titolo del fascicolo è : “Frode processuale e depistaggio”, definizioni “pesanti” ma cerchiamo di capire il perché di questa appendice che può significare nuove indagini.
Se credi nell’informazione libera di Venezia, puoi sostenerla con il tuo 5×1000.
Scopri come fare
La decisione arriva, come un colpo di scena, al termine dell’udienza di opposizione all’archiviazione presentata dai difensori di Massimo Bossetti, l’uomo condannato all’ergastolo per l’omicidio della 13enne di Brembate in provincia di Bergamo, del presidente della Corte d’Assise di Bergamo e di una cancelliera.
Yara Gambirasio, come si ricorderà, scomparve il 26 novembre del 2010 e fu trovata, tre mesi dopo, morta in un campo.
Il tema su cui il gip chiede una nuova tranche di verifiche è legato alla conservazione di 54 reperti con tracce di Dna che, di fatto, hanno sempre costituito l’architrave dell’impianto accusatorio a carico del muratore di Mapello.
I reperti sono stati trasferiti dall’ospedale San Raffaele di Milano ad un ufficio del tribunale di Bergamo. Un trasferimento durato alcuni giorni e che, a detta dei difensori del condannato, potrebbe avere causato un deterioramento delle tracce.
A questo punto i difensori del condannato (in via definitiva) presentano denuncia-querela, di conseguenza la trasmissione degli atti alla Procura per il gip veneto è l’unico “provvedimento adottabile”.
L’invio degli atti al pm di Venezia e l’iscrizione serve per “permettere al pm una compiuta valutazione anche della sua posizione in relazione a tutte le doglianze dell’opponente” che richiedono “un necessario approfondimento” sia al fine di permettere alla stessa un’adeguata difesa”. Una sorta di “atto dovuto”.
Il giudice Alberto Scaramuzza ha, invece, proceduto all’archiviazione delle due posizioni finite al vaglio dei pm lagunari.
Su quanto disposto dal gip si è detto “sorpreso” il procuratore di Bergamo, Antonio Chiappani. Una iscrizione nel registro che arriva “dopo tre gradi di giudizio, dopo sette rigetti dei giudici di Bergamo sia all’analisi che alla verifica dello stato di conservazione dei reparti e dei campioni residui di dna”, afferma il capo dei pm bergamaschi.
Sorpreso, spiega il magistrato, che “si imputi ora al pm il depistaggio riguardo la conservazione delle provette dei residui organici”, dopo che “nei tre gradi di giudizio era stata respinta la richiesta difensiva di una perizia sul Dna, dopo la definitività della sentenza sopravvenuta nell’ottobre 2018 che ha accertato la colpevolezza dell’autore dell’omicidio di Yara, e dopo che era passato più di un anno da tale definitività”.
I 54 residui organici, erano “rimasti regolarmente crio-conservati in una cella frigorifera dell’istituto San Raffaele fino a novembre 2019, quindi oltre un anno dopo il passaggio in giudicato della sentenza della condanna, e solo successivamente confiscati come prevede il Codice di procedura”, ricorda il capo della Procura orobica che si dichiara “fiducioso che in sede di indagini emergerà la correttezza dei comportamenti tenuti dalla collega”.
Dal canto suo l’avvocato Claudio Salvagni, del collegio difensivo di Bossetti, afferma che “i reperti sotto sequestro non possono essere distrutti senza provvedimento di autorizzazione di un giudice e se qualcuno lo fa commette un reato. Aspettiamo le decisioni del Pm di Venezia. Il gip ci ha detto col proprio provvedimento che purtroppo i campioni di Dna utilizzati proprio per arrivare alla identificazione di Ignoto 1 e poi indispensabili per la condanna di Massimo Bossetti sono stati distrutti. Ora occorre individuare le responsabilità”
Aggiungi La Voce di Venezia come fonte preferita su Google