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giovedì 21 Ottobre 2021

El ‘gato de Ciòsa’, emblema della storia dell’antagonismo Chioggia-Venezia

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Dopo aver percorso tutto l’arioso Corso Del Popolo di Chioggia, partendo da Porta Santa Maria, ti trovi in una piccola piazza, la pizzetta Vigo, affacciata sulla vista mozzafiato della Laguna Veneta.
Già a metà Corso, guardando avanti, intravedi la Colonna che sorge al centro della piazzetta. Una colonna in marmo bianco sormontata da un capitello in stile bizantino che regge il simbolo della Serenissima Repubblica, di cui Chioggia faceva parte: il Leone di San Marco.
Nulla a che fare con i maestosi Leoni che a San Marco fanno bella mostra di sè, grandi e possenti, fieri, scattanti simboli dell’orgoglio veneto che siamo abituati a vedere a Venezia e nelle altre città che della cerchia marciana facevano parte.
Il nostro leone è più conosciuto come “el gato de Ciòsa”. 
Non è molto grande infatti e il capitello in stile bizantino su cui è ricoverato sembrerebbe essere stato pensato per sostenere una statua di dimensioni più notevoli.
Ed è da sempre un emblema che dà motivo di sbeffeggiamenti verso i chioggiotti da parte dei veneziani.
Si narra infatti che questi ultimi, nei tempi che furono, venendo a Chioggia in barca, scendessero a terra per lasciare lische di pesce ai piedi della colonna proprio per dar da mangiare al gato, scappando poi in barca a tutta velocità per non incappare negli offesi chioggiotti, rischiando una rissa (non per niente eravamo, ai tempi, famosi per le Baruffe di goldoniana memoria).

Sul motivo per il quale il fiero leone marciano a Chioggia si sia trasformato in un gatto girano tre leggende.
La leggenda veneziana narra di un gatto che viveva a Venezia, in Piazza San Marco. Stanco dei soprusi a cui i grossi leoni alati lo costringevano, decise di cambiare aria e di fuggire, trovando riparo a Chioggia, in cima alla colonna di Vigo. Due dei leoni si sedettero ai piedi del ponte, aspettando che scendesse. Il gatto non è ancora sceso dalla colonna e i leoni lo stanno ancora aspettando ai piedi del ponte, fermi e immobili, sulle colonne che ne cingono il parapetto.
La leggenda chioggiotta è diversa, e narra il dileggio che i clodiensi avevano nei confronti della grande Venezia.  La Repubblica Serenissima investiva del suo simbolo le città a lei sottomesse, ma Chioggia era restia a piegarsi sotto il suo dominio e alle sue angherie. Decise quindi una sottile vendetta, dando le sembianze di un gatto al leone e prendendosi in tal modo gioco dell’autorità di San Marco.

La terza leggenda racconta che i chioggiotti commissionarono un grande leone, per il quale avevano preparato il basamento adatto, a uno scalpellino, che sembra non fosse all’altezza dell’incarico.
Infatti a lavoro ultimato gli chiesero di migliorarlo e, scalpella di qua e scalpella di là, le dimensioni del leone si ridussero e le sembianze della fiera divennero più simili a quelle di un gatto.
Ma le leggende sono una cosa e  la storia racconta le cose in modo ben diverso.
Probabilmente quando la Serenissima cadde sotto il dominio di Napoleone, i simboli marciani vennero cancellati come il dominio napoleonico avrebbe voluto cancellare la sovranità della Repubblica di Venezia. 
Secondo questa ipotesi è verosimile che la statua del Leone di San Marco posta sul piedistallo fosse stata molto più grande di quella attuale.
La Statua del Gato de Ciòsa che ancora oggi veglia su Chioggia ha origini sconosciute, ma venne ritrovata durante la ristrutturazione della Torre dell’orologio di Sant’Andrea nel 1763 e venne posizionata dove si trova tutt’ora nel 1786 per ordine del Podestà Mussato.

Non è che i clodiensi ne vadano fieri in modo particolare, e neppure che vedano nella statua un simbolo di un’appartenenza alla cerchia delle città che nella storia hanno contribuito alla grandezza di Venezia, nel bene o nel male.
È semplicemente El Gato, un dato di fatto, uno dei tasselli che compongono il patrimonio artistico e culturale di una città, Chioggia, tra le più belle della Laguna Veneta.

Micaela Brombo

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Micaela Brombohttp://www.lavocedivenezia.it
Mi chiamo Micaela Brombo, ho un marito, due figli e due gatti e li amo tutti, non necessariamente in quest'ordine. Da oltre trent'anni giornalaia e cartolaia e divoratrice di libri da sempre. Da poco ho scoperto una nuova passione, la scrittura. Pregio e difetto? Voler avere sempre l'ultima parola.

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