Anomala storia di redenzione, forse agevolata dalle nuove norme del codice, quella che emerge da una vicenda di furto avvenuta a Venezia, dove un borseggiatore ha deciso di donare il risarcimento a una fondazione benefica, dopo che è stato dichiarato impossibile rintracciare la vittima.
L’incredibile episodio ha avuto luogo ieri in tribunale, ponendo fine a un processo in cui un 51enne romeno, con un passato di reati simili, ha dichiarato di voler intraprendere un nuovo cammino.
La rapina, avvenuta nel mese di giugno, ha visto il ladro sottrarre il portafoglio a un turista canadese all’imbarcadero di San Stae. Il 51enne, già noto alle forze dell’ordine, ha dichiarato in aula la volontà di rinnegare il suo gesto, sottolineando un momento di debolezza che lo ha spinto a ricadere nella sua vecchia abitudine.
Secondo quanto dichiarato, la tentazione è stata alimentata dalla vista di un portafoglio facilmente accessibile nella tasca del turista. Il borseggio però non era andato a buon fine dato che i carabinieri erano riusciti a recuperare il bottino identificando sia la vittima che il colpevole.
In aula, l’imputato ha manifestato tutto il suo rammarico e il desiderio di riparare al danno subito dal turista, proponendo un risarcimento di 500 euro. A questo punto, però, è emerso che, dopo diversi tentativi di contattare il derubato, è risultato impossibile avere risposta dalla vittima. Il turista, infatti, già in Canada, non ha risposto alle comunicazioni inviate dall’avvocato del ladro.
Il legale ha evidenziato come le e-mail inviate al canadese siano state ignorate e come il numero di telefono fornito in denuncia non abbia portato a riscontri. La situazione ha condotto il tribunale a concedere un’alternativa per il risarcimento, identificata nella donazione della somma a una realtà benefica.
Il giudice ha quindi preso atto dei tentativi infruttuosi di contatto e ha approvato la proposta di devolvere i 500 euro alla fondazione “Città della Speranza”, un’organizzazione attiva nella ricerca pediatrica.
Il caso ha sollevato importanti riflessioni sul tema della riabilitazione sociale e della responsabilità individuale. L’imputato, che ha raccontato di aver trovato un lavoro onesto come addetto alle pulizie in strutture turistiche, ha dimostrato un evidente desiderio di cambiare vita, anche se non è riuscito a resistere alla tentazione in un momento di vulnerabilità.
L’ “ex” borseggiatore è quindi stato prosciolto dalle accuse grazie all’ iniziativa riparatoria, e resta sullo sfondo un fatto che, sebbene parta da una situazione negativa, incoraggia ravvedimento e riabilitazione.
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