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Funerali Musile: migliaia di palloncini bianchi liberati verso il cielo

Musile di Piave si è stretta idealmente attorno al dramma di quelle giovani vite spezzate.
Quattro bare bianche avvolte nel silenzio irreale di uno stadio di Musile di Piave affollato come mai durante una partita.

Cinquemila persone presenti in una cerimonia pubblica che finisce inevitabilmente per essere lo straziante addio a ragazzi poco più che ventenni, morti una notte d’estate al ritorno da una cena al mare.

“Ti ho visto nascere e ti ho visto morire, ma le cose belle non si vivono, bensì si sentono. Quindi fatti sentire Ricki”. Non smette di piangere la sorella di Riccardo Laugeni davanti alla bara del fratello allineata accanto a quelle, candide anche loro, di Leonardo Girardi, Eleonora Frasson e Giovanni Mattiuzzo, le quattro giovani vittime dell’incidente stradale di domenica scorsa a Jesolo.

I funerali delle 4 vittime della strada si sono tenuti oggi nello stadio di Musile di Piave davanti a 4 mila persone. Tra loro anche Giorgia Diral, l’unica sopravvissuta del terribile schianto che ha fatto finire l’auto in un canale.

Giorgia, ancora stravolta, sorretta dai parenti che la proteggono dai curiosi, con il viso segnato da un pianto che non accenna a fermarsi dal quel ‘maledetto’ 14 luglio.

In prima fila i parenti dei ragazzi, le autorità e anche i quattro giovani kosovari che hanno salvato Giorgia, tuffandosi nell’acqua. Per gli altri era ormai tardi.

Sugli spalti, invece, gli amici, i colleghi di lavoro, i giocatori del Venezia Calcio, gente comune, tutti a seguire la funzione, preceduta dal lancio di palloncini bianchi, presieduta da mons. Adriano Cevolotto, vicario generale della Diocesi di Treviso, di cui fa parte Musile, e ‘rilanciata’ su un maxischermo.

Nei comuni colpiti dal dolore, Musile, San Donà, Jesolo, Noventa e Fossalta, è lutto cittadino.

Molte persone sono arrivate qualche ora prima della funzione, partecipando cosi’ alla recita del rosario.

La giornata afosa si è fatta più pesante con le testimonianze degli amici dei quattro ragazzi. Tra questi la sorella di Riccardo Laugeni, il ragazzo che si trovava alla guida della Peugeot, che, in un passaggio del suo intervento, ha detto: “ti ho visto nascere e ti ho visto morire, ma le cose belle non si vivono, bensì si sentono. Quindi fatti sentire Ricki”.

Mons. Adriano Cevolotto ha ricordato quanto accaduto quella notte: “in pochi istanti, lungo la stessa strada la leggerezza ha prodotto morte e il coraggio ha salvato una vita”. Quella vita, Giorgia, che ha visto i suoi salvatori presenti alle esequie, in maniera sommessa. “Abbiamo visto un’auto in acqua – ha spiegato uno dei ragazzi kosovari – e non abbiamo pensato a niente, solo ad aiutare”.

E c’è chi ha aiutato e chi invece è fuggito dalle sue responsabilità. Come il conducente dell’auto che avrebbe provocato l’incidente speronando la vettura con i ragazzi poi finita nel canale.

Il 26enne alla guida dell’auto pirata poi è stato rintracciato e ora è agli arresti domiciliari. Dovrà rispondere di diversi reati, ma questo è un altro capitolo. Giovedì c’era spazio solo per il dolore.

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