Francesca e il lavoro delle pulizie: questo turismo a Venezia ha riportato la schiavitù

ultima modifica: 31/07/2019 ore 08:25

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Francesca e il lavoro delle pulizie: questo turismo a Venezia ha riportato la schiavitù

A seguito dell’articolo “Questo turismo porta benessere e posti di lavoro a Venezia? No: solo povertà e schiavismo”, ci scrive una ragazza pronta a condividere con noi la sua esperienza.

Francesca, nata e residente nel Centro Storico, lavora da 10 anni nel settore turistico, un mondo che negli ultimi tempi le ha riservato soprattutto esperienze negative: inquadramenti al ribasso, straordinari imposti, stipendi saltati.

Trovatasi disoccupata, Francesca risponde all’annuncio di una ditta di pulizie.

La proposta parla di un lavoro part time nelle affittanze turistiche “di livello”: quegli appartamenti cioè “destinati a famiglie che si fermano almeno per una settimana”. Si garantisce, dopo un opportuno periodo di rodaggio, un contratto a tempo indeterminato.

Contro ogni professionalità, il colloquio viene fissato in un bar.

L’incaricata non smette di decantare il valore e l’organizzazione dell’azienda: parla di un’assunzione a termine per i primi tre mesi, ma un contratto sul quale apporre la firma non c’è. “In ufficio hanno avuto da fare, te lo consegneremo domani”.

Francesca si presenta l’indomani nel luogo designato, notando come la realtà sia ben diversa da come le era stata dipinta. “Un centinaio di appartamenti dislocati nei vari sestieri – racconta – la maggior parte dei quali con una permanenza media di una/due notti. Per far fronte a ciò, una dozzina di pulitrici, quasi tutte straniere”.

Del contratto ancora nessuna traccia: “siamo stati impegnati, te lo facciamo avere domani”.

Passano i giorni, i turni proseguono ben oltre l’orario pattuito: “era normale trattenersi due, tre ore in più – denuncia Francesca – il personale era insufficiente per la mole di lavoro che avevamo da gestire. Inoltre, essendo l’unica residente nel Centro Storico, ricevevo chiamate fuori turno anche in orario serale per commissioni e vari aggiustamenti. Non mi era più possibile gestire la mia vita personale: avrei dovuto essere sempre reperibile”.

Il contratto, però, non arriva, portando Francesca alla paradossale situazione di non conoscere le condizioni per le quali stesse lavorando. Dalla direzione giunge poi un’ulteriore beffa: “visto l’elevato numero di prenotazioni, non sarà più garantito alcun giorno di riposo”.

Dopo due settimane di ininterrotto lavoro, ecco però una lettera di proposta di assunzione.

“Notai subito che qualcosa non tornava: non si applicava il CCNL di settore ma un documento alternativo, siglato da associazioni e sindacati che non avevo mai sentito. Mi dissero che ormai lavoravo per loro e che avrei dovuto firmare, ma temporeggiai. Rispetto alle tabelle ufficiali, avrei percepito 120 euro in meno, senza quattordicesima e con una maggiorazione di 50 centesimi nel caso di straordinari e festivi.”

Si era imbattuta in uno di quelli che CGIL, CISL e UIL definiscono “contratti pirata”, non riconosciuti dall’Ispettorato del Lavoro, dall’INPS, dall’Inail e dei quali si è parlato nell’articolo precedente a cui rimandiamo in apertura.

Reduce da esperienze passate, Francesca compie un’ulteriore ricerca: è qui che scopre come l’azienda sia legata ad un gruppo del sud-Italia il cui presidente è accusato di non soddisfare le retribuzioni. E’ lo stesso nome che si trova in calce al contratto.

Una consultazione con le colleghe rivela inoltre che gli straordinari non figurano in busta paga: “Le ragazze ipotizzavano l’esistenza di un monte-ore che prima o poi sarebbe stato elargito, ma di fatto questa sicurezza non c’era. In verità regnava un’atmosfera di timore: avevano tutte bisogno di lavorare. C’era chi non parlava italiano, chi aveva figli, chi temeva per il proprio permesso di soggiorno.”

Francesca si rifiuta di firmare, ma per l’azienda non è possibile. Rassegnando le dimissioni, inoltre, perderebbe l’indennità di disoccupazione. “Ho dovuto rivolgermi ad un sindacalista, calandomi in una grana burocratica che mi ha portato via tempo e salute. Fortunatamente tutto poi si è risolto.”

“Mi meraviglia – conclude Francesca -che qualcuno continui ad associare l’attuale turismo al benessere e ai posti di lavoro: si parla di appartamenti per 7/8 persone che in piena stagione vengono affittati a 150/170 euro a notte, 20 euro a testa. E per mantenere questi prezzi si assume al ribasso, con ritmi massacranti e l’obbligo di garantire la propria disponibilità 24 ore su 24, 7 giorni su 7.”

Altre testimonianze come quella di Francesca ci sarebbero da raccontare: lavoratori con esperienza anche pluriennale che, di fronte a questo turismo, si trovano accomunati dal medesimo, drastico calo delle condizioni di vita.

Venezia richiama ogni anno 27/28 milioni di turisti, ma siamo ancora sicuri che “quantità” equivalga sempre a “qualità”?

Nino Baldan

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10 persone hanno commentato questa notizia

    • Se non ci fossero i turisti ci sarebbero almeno 105.000 veneziani in più, e le varie Francesca farebbero quello che hanno fatto come lavoro tutti i veneziani per secoli: insegnanti, commesse in negozi di vicinato (non certo di multinazionali che assumono solo stagisti a lavorare gratis…), impiegate, operaie, stiratrici, sarte, medici, commercialiste, collaboratrici domestiche, e anche pulizie (non certo in cooperative di sfruttamento) per 105.000 abitanti in più… Vi siete mai chiesti come fanno a vivere le varie Francesca in tutte le altre città d’Italia dove non c’è il turismo, e dove magari si comprano pure la casa che costa al massimo terzo rispetto a Venezia? Per quanto il lavoro col turismo paghi, quanto si dovrebbe guadagnare in più per comprare una casa da 80 metri che qui costa 480.000 euro, mentre da altre parti la si trova a 160.000?Almeno tre volte tanto…!
      Conoscete allora qualche albergo di Venezia che paghi gli addetti alle pulizie 3.000 euro al mese invece di 1.000 o meno?
      Spero il concetto ora sia chiaro e utile a sfatare il falso mito del turismo.
      La matematica non è un’opinione…

      Prof. Fabio Mozzatto – Veneziano D.O.C.

  1. Nessuno ha obbligato la signora.
    Ci sono più lavoratori in regola oggi che negli anni fine 70 e inizio 80 quando ho cominciato io.
    Venivamo assunti anche per lunghi periodi in nero. Ci dicevano che era il periodo di prova.
    Qui in Italia c’è il gusto di polemizzare su tutto. Mi auguro che non arrivino più turisti così poi non ci sarà più nemmeno la possibilità di fare pulizie.

  2. Mi manca un dato: la paga.
    Per tutto ciò cosa riconoscono al lavoratore sfruttato?
    Chiedono disponibilità h24 per 4 noccioline o a fronte di una paga in nero conveniente per tutti?
    si offrono di monetizzare la disponibilità extraordinaria o chiedono di rinunciare ai diritti dei lavoratori per grazie ricevuta?

  3. Caro Nino, mi meraviglio che la signora sia così ingenua da non capire subito l’andazzo,ma abbia aspettato 15 giorni per fare quello che doveva fare dal primo giorno, sapeva benissimo cosa fare,lo dimostra il fatto che se si fosse licenziata ( non è una sprovveduta ) avrebbe perso il diritto alla NASPI,che a questo punto percepirà per almeno 12 mesi.
    Nessuno ha puntato una pistola alla tempia della signora,ha scelto di rispondere ad una richiesta di lavoro che poteva rifiutare da subito.
    Mi dispiace sono fuori dal coro,che ci siano tanti disonesti è una sacrosanta verità,basta leggere i nomi di chi ieri a patteggiato dai 10 mesi in giù per evasione fiscale milionaria,e sono tutte persone che godono della stima dei veneziani,e forse sarebbe il caso di scrivere qualche articolo su di loro,ma alla fine offrono centinaia se non almeno mille posti di lavoro che in poche parole se chiudessero bottega salterebbero,lasciando tutte le famiglie in mezzo alla strada.Cosa vogliamo fare ? buttiamo via il bambino con l’acqua sporca o cerchiamo la soluzione ?
    Le auguro una buona giornata

      • Gentile Ida,
        il problema credo sia:
        la concorrenza si basa sul risparmio, e il risparmio finisce spesso con lo sfruttamento dei lavoratori. lo vediamo in tutti i settori e nella globalizzazione.
        Il settore turistico, nonostante a Venezia non soffra affatto, nemmeno in termini di concorrenza (visti i 30 milioni di turisti annui), purtroppo si distingue per l’avidità senza etica né morale, che toglie anche la dignità alle persone.
        I ricchi imprenditori del turismo spesso non hanno più né nobiltà né morale, e usano ancora la formula, “o così, o quella è la porta”…cose da schiavisti del medioevo!

        L’imprenditore benestante, nobile, rispettabile, si comporta invece molto diversamente, tentando sempre di instaurare un rapporto di fiducia, collaborazione ed appagatezza reciproca, anche economica, col suo dipendente.
        Questo distingue i nobili,che vorremmo vedere sempre di più, dagli arricchiti.
        A Venezia pare rimangano sempre più solo questi ultimi…

        Il salario minimo garantito sarebbe già qualcosa, ma servono controlli seri (magari senza preavviso…): forse sarebbe utile un numero verde per segnalazioni in pieno anonimato.

        Queste cose però le dovrebbe farle anche il Comune con un protocollo d’intesa con Inps, Agenzia delle Entrate ed Ispettorato del Lavoro, nonché il Governo, più che i cittadini.
        Comuque tutti possono contribuire, se vogliono risolvere il problema che non è solo a Venezia, purtroppo.

        Sarò lieto di vedere, anche dai cittadini, proposte concrete e risolutive, e la ricchezza del turismo distribuita in modo equo tra tutti.

        Cordiali saluti.
        Prof. Fabio Mozzatto

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