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Filippo Turetta, il giovane padovano condannato all’ergastolo per il femminicidio dell’ex fidanzata Giulia Cecchettin, dopo oltre un anno di reclusione, è stato trasferito dalla sezione protetta alla quarta sezione, riservata ai detenuti con condanne definitive. Turetta, 23 anni, è stato condannato lo scorso 3 dicembre dalla Corte d’Assise di Venezia all’ergastolo per il sequestro e l’uccisione della studentessa ventiduenne di Vigonovo. Arrestato in Germania e estradato in Italia il 25 novembre 2023, il giovane è stato inizialmente collocato in infermeria e successivamente nella sezione protetta, riservata ai detenuti accusati di reati di forte riprovazione sociale. Tuttavia, a causa del sovraffollamento della struttura, la direzione del carcere di Montorio, a Verona, ha disposto il suo trasferimento, nella quarta sezione del carcere, dove sono ospitati detenuti con pene lunghe e definitive.
Il provvedimento ha suscitato le preoccupazioni dei legali di Turetta, gli avvocati Giovanni Caruso e Monica Cornaviera, i quali hanno inoltrato una comunicazione alla direzione del carcere, alla Corte d’Assise e alla Procura di Venezia. Gli avvocati temono che il detenuto possa trovarsi in un ambiente ostile, data l’enorme risonanza mediatica del caso. Pur riconoscendo la legittimità del trasferimento, i difensori hanno evidenziato la necessità di garantire particolare attenzione al giovane, soprattutto in vista della pubblicazione delle motivazioni della sentenza, prevista per metà aprile. Il rischio, secondo Caruso e Cornaviera, è che l’ostilità già manifestata nei confronti di Turetta possa intensificarsi all’interno della struttura detentiva.
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Il trasferimento in una sezione comune rappresenta una fase delicata nel percorso detentivo del giovane, che per oltre un anno è stato sottoposto a un regime di massima sicurezza, proprio per l’elevata riprovazione sociale del reato commesso. La direzione del carcere ha tuttavia precisato che la quarta sezione di Montorio è considerata un ambiente relativamente tranquillo e che non vi sarebbero, al momento, segnali di potenziali minacce alla sua incolumità.
Filippo Turetta può contare sull’alta attenzione dei difensori anche per un’altra scadenza cruciale: quella della pubblicazione delle motivazioni della sentenza che ha portato all’ergastolo Turetta. Il termine iniziale per il deposito, fissato a 90 giorni dalla condanna e quindi al 3 marzo, è stato prorogato dal presidente della Corte d’Assise di Venezia, Stefano Manduzio, di ulteriori 40 giorni. La pubblicazione è ora prevista per metà aprile, e sarà un passaggio fondamentale per l’eventuale presentazione di un appello da parte della difesa.
Nonostante le preoccupazioni, gli avvocati Caruso e Cornaviera hanno ribadito che la loro segnalazione non è una richiesta di trattamento di favore per il detenuto, ma un atto dovuto per garantire che la sua permanenza in carcere avvenga nel rispetto delle condizioni di sicurezza necessarie. “Si tratta di un semplice scrupolo professionale, nell’imminenza della pubblicazione delle motivazioni della sentenza e della conseguente eco mediatica che potrebbe seguirne”, ha dichiarato l’avvocato Caruso.
L’attenzione sul caso Turetta rimane alta, in attesa di ulteriori sviluppi e delle decisioni che potrebbero emergere dopo la pubblicazione delle motivazioni della condanna.
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