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(Dal nostro inviato)
Festival di Sanremo: mi hanno chiesto come sono cambiati gli italiani, attraverso i cambiamenti dei loro gusti musicali, nel tempo. Che impressione ne ho frequentando l’ambiente?
E’ un bel tema, lo potremmo analizzare attraverso i vincitori degli ultimi 25 anni. Un divertissement che ci permetterà di dare un’occhiata ai cambiamenti socio-culturali attraverso la musica.
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Scopri come fare
Nel 1995, Giorgia ha vinto il Festival di Sanremo con la canzone “Come saprei”, diventando una delle più grandi voci della musica italiana. Era ancora l’Italia del “Bel Canto”, eredità di una tradizione musicale che si fona sui decenni precedenti.
Nel 1996 trionfano Ron e Tosca con la bellissima “Vorrei incontrarti fra cent’anni”. Segno inequivocabile che la gente continua ad amare le canzoni d’amore e, di conseguenza, l’amore.
Nel 1997 vincono i Jalisse con la bellissima e controversa “Fiumi di parole”, canzone di sentimenti e conflitti in cui si specchiava la società dell’epoca. La gente però non ama vivere nel rancore, non lo fa volentieri, così duo e brano spariscono in fretta.
Nel 1998 trionfa Annalisa Minetti con “Senza te o con te”. E’ la vittoria della necessità del personaggio bello, pulito, che conquista tutti con la sua dolcezza.
Nel 1999 vince Anna Oxa con “Senza pietà” ed è un primo segno forte di una tendenza alla trasgressione, nonostante la cantante sia molto bella e femminile.
Nel 2000 Avion Travel vincono con “Sentimento” ed è innegabile che in questo periodo storico ci sia anche un grande bisogno, una ricerca, di cultura: un’esigenza di spessore.
Nel 2001 Elisa batte tutti con “Luce (Tramonti a nord est)”, ma qui c’è poco da analizzare. L’artista ha trionfato grazie alle sue doti canore e alle sue tonalità che l’hanno resa una delle cantanti più amate in Italia.
nel 2002 Matia Bazar vincono con “Messaggio d’amore”. E’ un bisogno di novità attraverso una ricerca di emozioni del passato? Non lo sappiamo, ma il gruppo poi non splenderà in un’altra, seconda carriera, dopo quella folgorante degli anni ’70-’80.
Nel 2003 vince Alexia con il brano “Per dire di no”. Alexia, già cantante affermata con molti tormentoni “da discoteca” a suo carico, rappresenta una piccola svolta che ammicca finalmente ai giovani.
Nel 2004 Marco Masini vince con “L’uomo volante” e qui c’è poco da dire: Marco sa coniugare poesia e melodie come pochi e i suoi toni struggenti e graffianti arrivano nelle profondità più estreme dei sentimenti.
Nel 2005 Francesco Renga arriva primo con “Angelo”. Bella voce, bella canzone: la tradizione per una volta riemerge prepotente e ricorda a tutti che cos’è il “Bel Canto” imponendosi.
Mel 2006 Povia vince con “Vorrei avere il becco”, ma diventerà conosciuta in tutto il mondo con: “Quando i bambini fanno oohh…”. La scelta può indicare un bisogno di tornare all’innocenza e all’ingenuità dell’adolescenza. Forse ce n’era (e ce ne sarebbe) bisogno.
Nel 2007 Simone Cristicchi stravince con “Ti regalerò una rosa” e fa commuovere tutti con una storia struggente. Insostenibile il confronto con qualsiasi altra canzone per le corde che sa muovere il brano.
Nel 2008 Giò Di Tonno, Lola Ponce e il brano che vince è: “Colpo di fulmine”. In questo caso non è possibile fare un’analisi, né profonda né superficiale, la vittoria passa come un fulmine a ciel sereno e, altrettanto velocemente, si estingue lasciando una parvenza di “ibrido”.

Il bisogno di una ventata di freschezza si impone sul palcoscenico dell’Ariston nel 2009 : Marco Carta con “La forza mia” diventa una sorte di inno per giovani e giovanissimi.
Ancora esuberanza giovanile, questa volta con un grande tocco di romanticismo, nel 2010 con Valerio Scanu che canta “Per tutte le volte che…”. La canzone ottiene un successo clamoroso e per mesi si può sentire in ogni radio e ovunque.
Nel 2011 vince la nostalgia per la musica italiana “colta”, quella armonica e fatta di contenuti che manca dai tempi di Venditti-Battisti, tanto per fare due nomi: vince Roberto Vecchioni che trionfa con “Chiamami ancora amore”.
Arrivano le truppe di “Amici” e conquistano tutti i palcoscenici. A Sanremo 2012 vince Emma con “Non è l’inferno”. Emma si confermerà comunque successivamente come grande cantante.
Nel 2013 una più che gradita sorpresa: il già grandissimo Marco Mengoni si confronta con Sanremo con “L’Essenziale” e la giuria non poteva ignorare il suo spessore tecnico che è veramente unico in Italia.
Nel 2014 vince Arisa con il brano “Controvento” ed è la vittoria del bisogno di tenerezza e simpatia. Tutti infatti ricordavano il candore di Arisa che si era precedentemente presentata con “Sincerità” e l’hanno giustamente premiata per la canzone molto bella.
Nel 2015 irrompe il “Bel Canto” di formazione “classica”, nella migliore tradizione della scuola Del Monaco e Bocelli: il gruppo “Il Volo” stravince con “Grande amore” di stampo tenorile. Dai tempi di Ranieri con “perdere l’amore” non si assisteva ad un rispetto del pubblico simile nell’esecuzione del brano.
Riecco il bisogno della musica italiana “classica”, quella che una volta apparteneva a Dalla e Ron, per dire due nomi: nel 2016 vincono gli Stadio con “Un giorno mi dirai”.
La tendenza alla “New Age” e alle influenze orientali irrompe anche nella musica con la vittoria nel 2017 di Francesco Gabbani che canta “Occidentali’s Karma”: sguardo disinvolto alle filosofie mistiche che indirizzano la vita mantenendo però sempre una sana matrice italiana, quella attaccata agli spaghetti che non ci può mancare.
La vittoria del 2018 di Ermal Meta e Fabrizio Moro che cantano “Non mi avete fatto niente” ricorda una necessità di classe ed eleganza che ogni tanto riemerge nelle nostre vite ricordandoci questa esigenza.
Nel 2019 irrompono nuovamente i giovanissimi che ci dimostrano come loro abbiano più facilità all’accoglienza del “nuovo”, dello “straniero” del “diverso”: vince il bravo Mahmood con “Soldi” che ha saputo coniugare la ballata classica al “trap”.
Nel 2020 riemerge il desiderio del “bello” di impostazione classica: vince Diodato con “Fai rumore” lanciando definitivamente un cantante che, a nostro modesto parere, può essere definito (l’unico) erede vero di Marco Mengoni.
Nel 2021 irrompono (idealmente) sul palcoscenico dell’Ariston di nuovo i giovanissimi e la loro voglia di trasgressione, di rottura con i vecchi schemi proposti – appunto – dai “vecchi”: stravincono i Måneskin con “Zitti e buoni”. Una vittoria che li lancerà definitivamente al più clamoroso successo mondiale di italiani di epoca recente.
Nel 2022 riecco Mahmood, questa volta in compagnia di Blanco, che vengono a vincere con: “Brividi”. Supportati sempre dai giovanissimi che adorano “l’autotune” e quel particolare colore di voce, questa volta vengono accolti con affetto anche dai “non più giovani” grazie ad una ballata sentimentale. Ed è di nuovo grande successo.
Ecco come è cambiata la nostra società negli ultimi 25 anni. Naturalmente è un gioco, però gli italiani, i costumi e i gusti si sono davvero evoluti nel tempo e il nostro gioco, come tutti, ha preso a riferimento la realtà.
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