Ubriaco alla guida del Tir provoca due incidenti, uccisi genitori tre figli in rianimazione

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Incidente a San Stino di Livenza, muoiono tre giovani di Torre di Mosto

Incidente a San Stino di Livenza, muoiono tre giovani di Torre di Mosto

Emil Volfe, 63 anni, slovacco, è stato portato all’ospedale di Novara perché a un passo dal coma etilico. Ora è in carcere a Vercelli e dovrà rispondere, spiega il procuratore capo di Ivrea Giuseppe Ferrando, «di duplice omicidio stradale, guida in stato di ebbrezza e omissione di soccorso». Rischia 18 anni di galera.

Quando lo slovacco alla guida del Tir è stato fermato, venerdì notte nei pressi di Villarboit, sull’autostrada Torino-Milano, «non si reggeva in piedi», hanno raccontato i poliziotti. Nella cabina del Tir c’erano bottiglie vuote di gin, lattine di birra, cartocci di vino.

Il camionista era partito il 21 settembre da Southampton, in Gran Bretagna, per raggiungere Pordenone e scaricare la merce nei magazzini della B.T. Trasport. In poco più di due giorni il camionista ha percorso oltre 1.300 chilometri, ne avrebbe dovuti fare ancora 400, poi si sarebbe fermato fino a lunedì.

Agli agenti della polizia stradale che lo hanno fermato, 40 chilometri dopo avere distrutto una famiglia intera travolgendo col suo tir un’auto ferma al casello dell’autostrada, ha detto di non essersi accorto di nulla.

Positivo all’alcoltest, Emil Volfe, camionista slovacco di 63 anni, è ora in carcere, accusato di duplice omicidio, omissione di soccorso e guida in stato di ebbrezza. Prima dello schianto mortale aveva già causato un’altro incidente. Ed è polemica su come questo mezzo impazzito sia riuscito a seminare morte e terrore senza essere fermato prima.

Dipendente della ditta di Pordenone con sede anche in Slovacchia, l’autotrasportatore arrivava da Southampton, in Inghilterra, ed era diretto in Friuli. Il tir, secondo quanto hanno ricostruito gli agenti della stradale, ha iniziato il suo percorso di terrore sulla tangenziale nord di Torino, poco prima delle 19, tamponando una prima vettura subito dopo lo svincolo per la direttissima di Caselle.

Poi ha abbattuto la barriera della Falchera, alla periferia di Torino. Il personale dell’autostrada avrebbe dato l’allarme, ma non c’è stato modo di intercettare il tir prima del secondo schianto, quello mortale.

“Ci chiediamo se l’intervento per fermare l’ubriaco sia arrivato tardivamente e, in tal caso, le ragioni di questa mancanza”, sottolineano Augusta Montaruli e Maurizio Marrone, di Fratelli d’Italia, che ha offerto assistenza legale gratuita alle vittime di questa strage.

Al casello di Rondissone (Torino), sull’autostrada Torino-Milano, il camion ha centrato due veicoli: tra questi la Fiat Idea dove viaggiava un’intera famiglia originaria del Marocco. Padre e madre sono morti sul colpo. I tre bambini sui sedili posteriori si sono salvati per miracolo. L’auto è stata scaraventata a duecento metri oltre la barriera d’ingresso della A4, in direzione Milano.

Poi Emil Volfe ha proseguito la folle corsa, come se non fosse successo nulla. Ed è quello che ha detto agli agenti della polizia stradale che, mezz’ora dopo, lo hanno fermato alla stazione di servizio di Villarboit. Positivo all’alcoltest, l’uomo ha spiegato ai poliziotti di non essersi reso conto dell’accaduto.

A Rondissone sono morti Nora Rharif, 30 anni, e il marito, Mustafà El Chouifi, 39, residenti a Torino in corso Agnelli. Sulla Fiat Idea c’erano anche i tre bambini della coppia. La bimba più piccola non ha ancora quattro mesi. Gli altri due, tre e cinque anni. La più grave è proprio la neonata. Ha riportato
un forte trauma cranico e una contusione epatica. Sono tutti e tre ricoverati al Regina Margherita di Torino.

Ferito anche il conducente della seconda auto travolta al casello: un milanese di 41 anni ricoverato all’ospedale di Chivasso. Se la caverà con qualche giorno di prognosi. Mustafà El Chouifi, elettricista, era in Italia da sette anni. Originario di Khouribga aveva sposato Nora Rharif, anche lei originaria della stessa città, prima di cercare fortuna nel nostro Paese. La giovane moglie lo raggiungeva in Italia solo nei periodi di vacanza o per occasioni particolari. Come era stata, a luglio, la nascita della bambina.

Mario Nascimbeni | 25/09/2016 | (Photo d’archive) | [cod inciti]


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