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La musica italiana perde una delle sue figure più rappresentative e amate. Ornella Vanoni è morta ieri, venerdì 21 novembre, all’età di 91 anni, a causa verosimilmente di una crisi cardiaca. Nata a Milano il 22 settembre 1934, l’artista è considerata una delle interpreti più significative della canzone leggera e d’autore. Con oltre cento lavori pubblicati e più di 55 milioni di dischi venduti, la sua carriera ha attraversato decenni di storia culturale, mantenendo intatta una cifra stilistica riconoscibile e personale.
Fin da giovanissima mostrò inclinazioni espressive che la portarono, a soli 19 anni, a iscriversi all’Accademia del Piccolo Teatro di Milano. In quello spazio formativo incontrò Giorgio Strehler, destinato a diventare il suo maestro, il suo regista e anche il suo compagno. Il debutto sulle scene teatrali arrivò nel 1956 con “Sei personaggi in cerca d’autore” di Pirandello, avvio di un percorso interpretativo che si sarebbe intrecciato fin dall’inizio con la musica.
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Proprio negli anni della formazione teatrale emerse un elemento destinato a definire la sua identità artistica: l’interpretazione delle canzoni della “mala”, ballate ispirate alla cronaca e al mondo popolare milanese. Il suo timbro graffiante e il modo anticonvenzionale di porgere il testo la resero una voce immediatamente riconoscibile, tanto che nel 1958 incise il suo primo disco per Ricordi. Da quel momento, la carriera musicale iniziò a svilupparsi in parallelo con quella attoriale.
La rottura del legame sentimentale con Strehler coincise con un nuovo capitolo biografico e artistico. Nacque infatti la relazione con Gino Paoli, destinata a lasciare un’impronta profonda non solo nella vita privata della cantante, ma anche nella storia della canzone italiana. Dall’incontro tra i due scaturirono brani che sarebbero diventati classici del repertorio nazionale, tra cui “Senza fine” e “Che cosa c’è”. Nel 1961 arrivò anche il primo grande successo commerciale con “Cercami”, che contribuì a consolidare la sua presenza nel panorama discografico.
Parallelamente, Vanoni continuò a calcare il palcoscenico teatrale ricevendo premi e riconoscimenti, ma fu il Festival di Sanremo a garantirle una popolarità più ampia. Partecipò alla competizione per otto edizioni, ottenendo nel 1968 il secondo posto con “Casa bianca” e classificandosi quarta in tre differenti annate (1967, 1970 e 1999). Nel corso di quel periodo, la sua immagine pubblica cambiò gradualmente: dalla figura aggressiva e teatrale degli esordi emerse un’interprete raffinata, moderna, capace di incarnare una femminilità complessa e mai banale.
Gli anni Settanta segnarono un’evoluzione decisiva. Dopo aver lasciato prima la Ricordi e poi la Ariston, l’artista scelse di fondare una propria etichetta discografica, la Vanilla. Una decisione che anticipò la tendenza all’autoproduzione e rivelò una volontà di controllo creativo rara per l’epoca. Nel 1976 nacque uno dei progetti più importanti della sua carriera: l’album realizzato con Toquinho e Vinícius de Moraes. “La voglia, la pazzia, l’incoscienza, l’allegria” divenne un riferimento imprescindibile per chiunque si occupasse di musica d’autore. Il disco avviò inoltre il legame profondo dell’artista con la musica brasiliana, un rapporto che avrebbe continuato a influenzarne lo stile negli anni a venire.
Nel decennio successivo la cantante ampliò ulteriormente la propria autonomia creativa. Gli anni Ottanta la videro impegnata nella scrittura dei testi e nella progettazione dei propri concept album, definendo così una nuova fase del suo percorso. Nel 1980 arrivò il Premio Tenco come miglior cantautrice, riconoscimento particolarmente significativo perché ottenuto per prima tra le artiste donne. Album come “Ricetta di donna”, “Duemilatrecentouno parole” e “Uomini” offrirono un ritratto più intimo e personale della sua poetica. In quegli anni Vanoni collaborò con figure di spicco come Lucio Dalla, Paolo Conte e Gerry Mulligan, e tornò sul palco insieme a Gino Paoli in un tour del 1985 che registrò un grande successo di pubblico.
Con l’inizio del nuovo millennio, Vanoni celebrò i cinquant’anni di carriera con una serie di iniziative di grande risonanza. Nel 2008 si esibì in un concerto in Piazza Duomo a Milano davanti a decine di migliaia di persone. Il progetto discografico “Più di me”, che includeva duetti con artisti di diverse età e sensibilità, confermò la sua capacità di dialogare con il presente. Intanto, “L’appuntamento”, brano del suo repertorio storico, veniva riscoperto grazie alla presenza nella colonna sonora del film Ocean’s Twelve, tornando a scalare le classifiche a distanza di decenni dalla sua prima pubblicazione.
Il suo ritorno sul palco del Festival di Sanremo nel 2018, all’età di 83 anni, rappresentò uno dei momenti più significativi della parte finale della sua carriera. L’esecuzione del brano “Imparare ad amarsi”, in trio con Bungaro e Pacifico, fu accolta con una standing ovation e ricevette il Premio della Critica per l’interpretazione. Nel 2023 tornò ancora una volta al Festival come ospite, mentre dal 2024 prese parte come presenza fissa alla trasmissione “Che tempo che fa”, confermando una vivacità comunicativa che continuava a sorprendere il pubblico.
La scomparsa di Ornella Vanoni chiude un capitolo fondamentale della musica italiana. La sua presenza ha attraversato oltre sessant’anni di storia culturale, sempre in equilibrio tra classicità e sperimentazione. Sensuale, ironica, disciplinata e allo stesso tempo imprevedibile, ha rappresentato una figura unica nel panorama nazionale, capace di influenzare generazioni di artiste e artisti. La sua eredità resta affidata a un repertorio ricchissimo, alla forza interpretativa che ha caratterizzato ogni sua apparizione e alla capacità di reinventarsi senza mai perdere autenticità.
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