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Piangiamo due nuovi lavoratori che hanno perso la vita nello svolgimento del loro lavoro. Ieri Trieste, oggi Civitavecchia, e qualche mese fa al Porto di Venezia Marghera di cui è vivo il ricordo della tragedia del nostro collega. Anche questa volta a perdere la vita due operai impegnati, uno nel porto di Civitavecchia e l’altro a Trieste, nelle operazioni di movimentazione ai terminal dei container.
Le Autorità stanno procedendo con le indagini.
Siamo attoniti, affranti, per le nuove tragedie non si può continuare a tenere la conta dei morti, come se fossimo in guerra. Ogni volta si ripetono i copioni dopo le morti di lavoratori che non torneranno più a casa dalle loro famiglie: indagini, accertamenti delle responsabilità, tre giorni di notizie sui giornali… Spenti i riflettori poi altre nuove tragedie, come se nessuno potesse fare nulla, e le morti fossero delle mere fatalità imprevedibili ed inevitabili.
Emergenza numero uno del mondo del lavoro è la sicurezza!
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Scopri come fare
Non si possono accettare le morti e gli infortuni gravi. Tragedie che colpiscono giovani alle prime armi come uomini adulti e di esperienza nei cantieri, nei capannoni, sulle impalcature, nelle fabbriche, ovunque. Basta! La sicurezza sul lavoro deve essere la priorità assoluta!
Si deve mettere finalmente un punto a questa lunga scia di sangue che si porta via vite innocenti.
Alle famiglie porgiamo le nostre condoglianze e ai lavoratori: vi siamo vicini. Ma è ora di intervenire e assieme a tutti i soggetti interessati è necessario mettere a punto una strategia comune per aumentare i controlli, incentivare la formazione nelle aziende e sanzionare chi non la effettua.
La formazione è un tassello fondamentale per rendere tutti i lavoratori, dal primo appena assunto all’ultimo che sta per andare in pensione, consapevoli dei rischi del proprio lavoro. Occorre inoltre migliorare le condizioni di lavoro dei colleghi che svolgono turni massacranti senza poter conciliare la vita privata con il tempo di lavoro, o avere garanzie per un adeguato recupero psico fisico, in nome della flessibilità e del contenimento del costo del lavoro, portando lo svolgimento delle attività lavorative ad essere insopportabile e disumano!
Basta, le Istitizioni intervengano concretamente perché non si piangono altre vite.
FIT CISL VENETO,
Gianluca Libralato
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