Domenica delle Palme, il patriarca di Francesco Moraglia: “Tutto è grazia. Vivere bene questa anomalia”

ultimo aggiornamento: 05/04/2020 ore 15:45

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Patriarca Francesco Moraglia celebra messa Palme in Basilica di San Marco
Domenica delle Palme, il patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia, questa mattina ha celebrato la messa nella Basilica di San Marco e ha annunciato l’apertura della Settimana Santa, che precede la Pasqua.

Il patriarca, nella sua omelia, ha dato ai fedeli un messaggio di gioia e speranza con le parole “Tutto è grazia”, riferendosi a questa Pasqua particolare, al tempo da trascorrere a casa in questa emergenza sanitaria da Coronavirus, ai momenti di riflessione per ogni persona.

L’Omelia:


Cari fratelli e sorelle,

iniziamo la Settimana Santa, una Settimana Santa inedita, anomala e la prima cosa che vogliamo dire al Signore con tutto il cuore è: tutto è grazia! Vivere bene questa anomalia, questa Settimana Santa inusuale dicendo “Signore, tutto è Grazia”.

Questo tempo di pandemia può essere un modo di ripensare il nostro essere uomini e donne del nostro tempo, soprattutto il nostro modo di essere discepoli e discepole del Signore.


Sì tutto, tutto, tutto è grazia! Un punto deve essere per noi chiaro cari fratelli e sorelle, la vita cristiana per noi inizia a Pasqua. Nella Risurrezione di Gesù nel Suo vero corpo: è veramente risorto.

Oggi noi iniziamo la settimana più santa dell’anno, i giorni più santi dell’anno, oggi noi iniziamo a disporci per celebrare degnamente la Santa Pasqua.

Pasqua, per il cristiano, non è una celebrazione, un giorno da onorare con qualche rito o devozione fine a se stessi, non sono sufficienti neppure una veloce confessione o comunione. No: celebrare la Pasqua è vivere la realtà determinante della nostra fede, è fare nostro l’esodo salvifico, fare esodo con Gesù.

L’evento salvifico offertoci dal Padre, perché la Pasqua è un dono, nella persona umana e divina di Gesù Cristo.

Tutto questo la liturgia ce lo fa vivere attraverso l’azione potente dello Spirito Santo: Pasqua è oggi.

Venerdì, nell’azione liturgica dell’adorazione della Croce, ci soffermeremo sulla narrazione del Passio, che abbiamo ascoltato oggi nella versione di Matteo.

Oggi con voi desidero fermarmi brevemente, invece, su quella parte della liturgia che abbiamo dovuto omettere: l’ingresso di Gesù in Gerusalemme. Credo che sia il modo più giusto per entrare in questa che, dicevo, è la settimana che contiene i giorni fondamentali della vita cristiana.

Gesù entra nella città che per l’ebreo non era solo la capitale dello Stato: Gesù entra in quella città che è molto di più di quello che per un francese è Parigi, per uno spagnolo è Madrid, per un inglese è Londra. Gerusalemme, possiamo dire, anzi dobbiamo dire, per l’ebreo era una realtà teologica, tanto che i salmi, la preghiera cara al pio israelita, conoscevano i “Salmi dell’Ascensione”, quelle preghiere che si cantavano quando si saliva e si entrava nella città di Gerusalemme, che è posta a 800 metri sul livello del mare.

Salendo, sulle strade che vi conducono, i pellegrini cantavano “Quale gioia quando andremo alla casa del Signore e ora, Signore, i nostri piedi si fermano alle tue porte Gerusalemme” (Salmo 122). Gerusalemme è la città di Dio. E Gesù entra a Gerusalemme come re, nella città che era la gioia di Dio.

La città dove Davide vi aveva portato l’arca, la città dove Salomone vi aveva costruito il tempio, qui entra Gesù di Nazareth della stirpe regale di Davide, Figlio di Dio. E Gesù ne prende possesso, di questa città. E vi sarà incoronato e il suo trono sarà la Croce.

Venerdì parleremo della Croce: la questione seria del cristiano in ogni epoca e in ogni tempo è la croce.

Ecco la celebrazione di oggi: cari amici e amiche, il cristiano e la sua comunità, la chiesa, sono chiamati a seguire Gesù, pensando che tutto questo nel battesimo diventa realtà e dimensione umana, diventa realtà teologica nel rispetto della laicità: noi dobbiamo entrare nelle nostre città in questo modo. E dovremo entrarci nei prossimi mesi perché ce lo chiede la dignità dell’uomo, l’impegno nei confronti dell’uomo.

Dio non voglia che si aprano dei mesi di crisi sociale, non voglio dire di fame.

L’ingresso di Gesù a Gerusalemme sottintende anche il nostro ingresso, questo è celebrare la Pasqua.

Gerusalemme è la città che accoglie e che respinge Gesù. Non a caso i testi escatologici confondono la caduta del mondo con la caduta di Gerusalemme: Gerusalemme è, non dimentichiamolo, la città su cui Gesù ha pianto vedendo in essa l’intera umanità. “Quante volte ho tentato di radunare i tuoi figli come una chioccia fa con i suoi pulcini, ma tu non hai voluto”.

Infine Gerusalemme è la città della Resurrezione.
Gesù risorge a Gerusalemme: dove gli uomini hanno detto “no” a Gesù che è il Vangelo di Dio, Dio dice il suo “Sì!” risorgendolo da morte. Dio dice l’ultima parola. Abbiamo ascoltato nella lettura del Passio che l’ultima parola degli uomini è “Crocifiggilo” mentre l’ultima parola di Dio…. “è davvero risorto”.

Gerusalemme è la città che ci dice cosa è la storia, cosa è la teologia della storia, che cosa è il mondo, che cosa è Dio e ce lo dice nell’umanità di Gesù Cristo. La città, Gerusalemme, dove Dio si dona all’uomo e dove l’uomo è chiamato a dire il suo sì a Dio. Ma di questo ne parleremo nel tempo pasquale: la discesa dello Spirito Santo avviene a Gerusalemme.

Cari amici e care amiche, desidero ringraziare ancora una volta Antenna 3, desidero ringraziare Reteveneta e anche Gente Veneta, ma soprattutto le due emittenti, perché ci consentono di poter celebrare in questo tempo triste di pandemia i misteri della Settimana Santa.

Ci vedremo giovedì alle ore 21 per celebrare la Messa nella Cena del Signore. Poi Venerdì alle ore 16 per l’adorazione della Santa Croce, sabato alle 21 per la Veglia madre di tutte le Veglie, infine domenica 10 alle ore 10 avremo la gioia di proclamare nell’Eucaristia che il Signore è veramente risorto.

Ricordo anche che oggi è la Giornata Mondiale della Gioventù che si celebra a livello diocesano: il discorso del Papa ha un passo ed un titolo che affido ai nostri giovani, sui quali conto per creare un futuro nuovo nella Chiesa e nella società: “Giovane dico a te, alzati!”. Buona Settimana Santa a tutti.

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