Crociere a Venezia, i lavoratori: “Siamo pronti a tutto”

ultima modifica: 14/11/2020 ore 07:25

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grandi navi ormeggiate porto venezia VTVE
Crociere a Venezia, i lavoratori lanciano un appello alle istituzioni e si dicono pronti ad azioni eclatanti se inascoltati. “Siamo pronti a tutto”. Sono parole dettate dalla disperazione quelle che Vladimiro Tommasini, presidente del Comitato Venezia Lavora, pronuncia alla fine della conferenza stampa. Il comitato, che comprende oltre 500 iscritti, operatori provenienti dalle attività legate all’ambito portuale ed al suo indotto, è stato fondato dopo la manifestazione a Punta della Dogana con lo scopo di ottenere risposte urgenti per la prosecuzione delle attività del porto di Venezia.
“Se dovessimo essere messi nelle condizioni di dover dare visibilità al nostro problema perché non veniamo ascoltati – afferma Tommasini – siamo pronti

a tutto. Questo deve essere chiaro. Siamo con le spalle al muro, arrivati a questa conferenza stampa perché non abbiamo altre alternative”.
Se non arriveranno risposte e sostegni economici agli oltre 1700 lavoratori del settore crocieristico, Tommasini ipotizza anche azioni che creeranno “un problema di ordine pubblico. Non siamo abituati a questo, abbiamo sempre lavorato. Però se dobbiamo farlo, se siamo messi nelle condizioni di farlo, siamo pronti. Abbiamo famiglie – prosegue il presidente – io ho 60 anni. I miei collaboratori mi chiedono una mano perché non riescono a sfamare le loro famiglie”.
Il problema però, ricordano il presidente Tommasini il vicepresidente del comitato, Marco Gorin, non riguarda solo la pandemia da coronavirus, ma anche l’annosa e insoluta questione del passaggio delle grandi navi a Venezia.
Nel comitato dei lavoratori, recentemente costituito, sono rappresentate tutte le attività economiche


che ruotano attorno al mondo della crocieristica del capoluogo lagunare: portabagagli, ormeggiatori, rimorchiatori, ma anche commercianti delle vetrerie, tassisti di terra e di acqua, gondolieri, guardie giurate, hostess, steward. Tutti gli operatori che lavorano con il turismo delle navi da crociera.
“Vogliamo ricordare all’opinione pubblica – dice il presidente del comitato – che il comparto crocieristico da un anno non lavora. Non abbiamo prospettive, non sappiamo quando riprenderemo, rispetto ad altri porti in Italia abbiamo un problema nel problema. Per 8 anni (dal decreto Clini-Passera, ndr) abbiamo dato fiducia ai politici, ora si è creato il comitato perché non siamo più disposti a darne”. Tommasini ha anche ricordato che durante la campagna elettorale dei mesi scorsi “eravamo al centro del problema”, ma terminate le elezioni “siamo spariti. Nessuno ci ha mai chiamato”. C’è anche la difficoltà d’affrontare il costo delle concessioni portuali “che continuano ad andare avanti”, cioè i canoni che devono esser pagati dalle aziende che lavorano nel

terminal. “Abbiamo chiesto di fare delle proroghe – spiega il presidente – e che i canoni vengano annullati”.
NAVI A TRIESTE E NOMINA PRESIDENTE AUTORITA’ PORTUALE
Il vicepresidente Gorin ha ripercorso il nefasto 2020 per il settore: “In questo anno siamo partiti con gli effetti della disastrosa “acqua granda” e abbiamo proseguito con il covid. Avevamo la speranza che ad agosto o settembre qualcosa si muovesse, ma l’illusione è svanita quando abbiamo visto le navi salpare per il porto di Trieste”. Ed ora: “Vogliamo che dalla politica locale e nazionale vengano prese delle decisioni”. In caso contrario, all’orizzonte non c’è solo la perdita economica ma quella dei posti di lavoro. “L’indotto del porto è enorme e a breve attendiamo la nomina del presidente dell’Autorità portuale – dice Gorin – Non vogliamo più vedere gruppi antagonisti, abbiamo il necessario bisogno di lavorare tutti e le risposte le vogliamo ora, per esser sicuri che dal prossimo anno si ricominci”.
Ci sono lavoratori che da aprile, spiegano dal comitato, non hanno né cassa integrazione né altre forme di sostegni economici. “Non possiamo permettere più a nessuno di prenderci in giro. Non vogliamo, per farci ascoltare, dover arrivare a bruciare cassonetti. Non l’abbiamo mai fatto, vogliamo rivolgerci


anche al nostro presidente della regione”. Lettere alle istituzioni sono state già inviate, e dopo le manifestazioni al Terminal Passeggeri e alla Salute, questo è un altro appello. “Non sappiamo quanto possiamo andare avanti – aggiunge Tommasini – chiediamo ai nostri amministratori locali di creare un dialogo, abbiamo ormai una sola possibilità: che la politica ci dia una mano per avere prospettive di lavoro”.
Tra le ipotesi peggiori annunciate, anche quella di lasciare la città lagunare. “Vogliamo continuare a vivere e lavorare a Venezia – rincara Tommasini – permettere alle nostre famiglie di viverci. Non vogliamo essere costretti ad “emigrare”, andare via, per fare altro. Ora siamo lasciati al nostro destino”.
Sono varie le questioni da affrontare per il settore crocieristico a Venezia, aggiungono dal comitato, come l’attivazione del Mose che, proteggendo la città dall’acqua alta, non lascia entrare le navi da crociera. C’è anche il passaggio delle crociere in Bacino San Marco. “Il passaggio davanti San Marco deve essere garantito, almeno in maniera provvisoria” afferma Tommasini. Questo perchè in altre zone di Venezia, almeno per il momento, spiega il presidente, non vi sono sufficienti ormeggi. E dal comitato non vedono soluzioni alternative a breve: “Andremo altrimenti a congestionare il canale dei Petroli, che è a senso unico”.

Giorgia Pradolin

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Una persona ha commentato

  1. Il governo DEVE farsi carico delle conseguenze covid sul settore crocieristico. Purtroppo il settore potrebbe non riprendersi per molti anni. Queste persone sono al alto rischio povertà. Bisogna fare qualcosa. Si parla del settore più duramente colpito dalla pandemia.

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