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“Dati recenti di alcuni di Paesi stanno iniziando a indicare la crescente presenza della variante ricombinante XBB.1.5 (ndr. denominata Kraken) che si sta già diffondendo rapidamente in Usa. I casi di XBB.1.5. nella nostra regione vengono rilevati in numero piccolo ma crescente e stiamo lavorando per valutarne il potenziale impatto”.
Sono le parole di Hans Henri Kluge, direttore regionale per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità, nella prima conferenza stampa del 2023 per fare il punto sul Covid-19.
“Condividiamo la visione attuale dell’Ecdc – ha detto Kluge – secondo la quale al momento non si prevede che l’ondata in corso in Cina abbia un impatto significativo sulla situazione epidemiologica da Covid-19 nella regione europea dell’Oms. Ma non possiamo accontentarci”. Kluge ha quindi sottolineato che “pur riconoscendo che la Cina ha condiviso informazioni sul sequenziamento del virus, abbiamo bisogno di informazioni dettagliate e regolari, in particolare sull’epidemiologia locale e sulle varianti, per accertare meglio la situazione in evoluzione”.
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C’è da dire che quanto appreso finora non fa stare proprio tranquilli. Ieri sono state diffuse immagini “carpite” via satellite della situazione in Cina.
Lunghe file di bare nelle principali città cinesi davanti ai crematori, operativi 24 ore su 24, che rilanciano i forti dubbi sulla situazione reale dell’ondata di Covid in Cina e sull’attendibilità e l’adeguatezza dei dati forniti finora dalle autorità, questione più volte sollevata dall’Organizzazione mondiale della sanità.
Così, mentre Pechino risponde con le prime “contromisure” a carico dei Paesi che hanno adottato restrizioni sanitarie ai viaggiatori provenienti dalla Cina, bloccando l’emissione dei visti ai cittadini di Corea del Sud e Giappone per aver imposto l’obbligo del tampone negativo entro le 48 ore dall’imbarco, tra l’altro seguendo lo stesso protocollo osservato dal Dragone per gli ingressi dall’estero, il Washington Post ha pubblicato le immagini scattate nel mese di dicembre su crematori e agenzie funebri di Pechino, Nanchino, Kunming, Chengdu, Tangshan e Huzhou, traendo le conclusione di un’attività abnorme, aumentata in modo esponenziale dall’inizio dell’ondata peggiore dalla crisi di Wuhan.
Nel distretto di Tongzhou, alla periferia di Pechino, tra il 22 e il 24 dicembre il parcheggio del crematorio è stato ampliato fino ad ospitare un centinaio di auto. Stando ad un post comparso sul sito del Quotidiano della Gioventù di Pechino, poi subito cancellato, nella struttura si cremavano 150 cadaveri al giorno. Dall’inizio dell’ondata i decessi ufficiali sarebbero stati poche decine, ma l’ANSA nel giro di conoscenti ed amici ne ha potuti contare almeno 10 solo nella capitale cinese.
Secondo le autorità di Pechino, molte città avrebbero superato il picco dei contagi, ma lo tsunami di casi gravi sarebbe ancora lontano dalla conclusione. Province popolose come l’Henan e il Sichuan, rispettivamente con quasi 100 milioni e oltre 80 milioni di abitanti, hanno riferito tassi di infezione tra l’80 e il 90% dei residenti, mentre a Shanghai il 70% dei 23 milioni di cittadini sarebbe stato già contagiato. Com’è possibile che il numero complessivo dei morti dal 2020 sia di circa 2.500? “Le autorità di Pechino stanno sottostimando i numeri”, è il mantra ripetuto da Mike Ryan, il capo delle emergenze all’Oms, mentre si moltiplicano gli allarmi sui social cinesi sui posti in ospedale e di terapia intensiva ormai saturi.
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Ommmmiodddio. Lock down di nuovo subito