Covid in Veneto oggi: i dati di domenica. Sfondata barriera dei 100.000 casi

ultima modifica: 16/11/2020 ore 07:45

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Coronavirus Veneto, dati di venerdì mattina

Covid in Veneto oggi. I dati di domenica mattina raccontano come nella nostra regione si sia superata la quota dei 100.000 casi. Viene così abbattuta la quota, anche psicologica, dei 100.000 positivi dall’inizio dell’epidemia.
Il bollettino regionale riferisce stamane di 2.792 nuovi contagi nelle ultime 24 ore, che portano il dato complessivo a 100.876 infetti (comprese vittime e guariti).
Si contano anche 29 vittime in più, che portano a 2.845 il numero dei morti.
Gli attuali positivi sono 61.506 (+ 1.801).
Non si arresta nemmeno l’aumento dei ricoveri negli ospedali: sono 2.046 (+81) i malati in area medica, e 253 (+12) i pazienti in terapia intensiva.
L’indicazione nazionale sul coronavirus mostra, però, un rallentamento. L’indice di trasmissibilità della malattia Rt si colloca oggi in lieve remissione a 1,4.
C’è insomma una iniziale decelerazione dell’epidemia che dovrà, però, essere confermata nelle prossime settimane perché


si possa iniziare a parlare di una svolta.
Per il momento, c’è un primo segnale positivo, attribuibile alle misure restrittive in atto, ma non si evidenzia ancora un calo della curva e resta l’emergenza, soprattutto per il livello di saturazione di ospedali e terapie intensive.
L’obiettivo è ora portare Rt sotto l’1.
E’ un andamento epidemiologico indice – in un certo senso – di una fase interlocutoria, quello delineato ieri dai presidenti del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, e dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, con il direttore del dipartimento Prevenzione del ministero della salute Gianni Rezza.
Un quadro che trova conferma nei dati del giornaliero bollettino del ministero, che sabato sera ha registrato

37.255 nuovi casi di coronavirus nelle ultime 24 ore (contro i 40,902 del giorno precedente), che fanno salire il totale dei contagiati a 1.144.552.
I decessi conteggiati sabato sono stati 544 (il giorno prima 550), mentre sono 227.695 i tamponi effettuati, oltre 27 mila in meno del giorno precedente.
Il rapporto tra positivi e test effettuati è del 16,3%, stabile.
Ma se il dato giornaliero indica un lieve calo di casi e decessi, pur tenendo conto del minor numero di tamponi, aumentano invece i numeri dei ricoveri in ospedale: sono 76 in più i pazienti ricoverati in terapia intensiva (contro i 60 di ieri), per un totale di 3.306, mentre sono 484 i ricoverati con sintomi per un totale di 31.398. Tra le regioni con il maggior numero di positivi


nelle ultime 24 ore, la Lombardia (8.129) e il Piemonte (4.471).
“Ieri è stato il quarto giorno di fila in cui si osservava un calo nella crescita nelle terapie intensive, questo sta a indicare che il sistema che è stato messo a punto funziona. C’è una decelerazione che ovviamente andrà confermata, e questo deve essere motivante per andare avanti nella linea adottata con le misure stringenti prese”, ha detto Locatelli alla conferenza stampa al ministero della Salute per l’analisi della situazione epidemiologica. Infatti, ha rilevato Brusaferro, “questa settimana c’è una lieve remissione dell’Rt che però non si traduce ancora in un calo della curva perché il numero dei casi è ancora significativo e, quindi, non si può allentare l’attenzione”.
Alcuni segnali continuano insomma ad allarmare.
Uno di essi è – di nuovo – l’età dei nuovi casi: “Seppur lentamente, l’età mediana delle persone che si infettano sta crescendo”, ha osservato il presidente Iss.
Altro parametro preoccupante è sempre rappresentato dal livello di ricettività degli ospedali perché,


ha avvertito, “sta aumentando l’occupazione in area medica e nelle terapie intensiva e si stanno raggiungendo le soglie limite”.
Ora l’obiettivo, affermano gli esperti, è ridurre al più presto l’Rt sotto 1, “per evitare che un’onda lunga possa mettere in ulteriore sovraccarico i servizi sanitari”.
Invita alla cautela anche Rezza, sottolineando che se da un lato “c’è una tendenza alla diminuzione della trasmissione dell’infezione nel Paese, che potrebbe essere conseguenza dei provvedimenti adottati, dall’altro c’è però un aumento dei ricoveri” e “servono 2 settimane per vedere la de-escalation dei casi per effetto delle misure”.
Insomma, “bisogna mantenere una consapevolezza del rischio, che è alto in tutte le regioni. Da qui – ha detto ancora Brusaferro – l’appello a rafforzare le misure in atto in base al contesto regionale”.
E poi un altro appello, sempre lo stesso e sempre più importante, ad usare le mascherine: “importantissime anche per i prossimi mesi, ma vanno usate bene: tenerle sotto il naso non è corretto”.
Infine, una proiezione sul Natale, che non potrà essere


lo stesso di sempre. “Non possiamo pensare che Natale faccia eccezione, l’auspicio è di arrivarci con l’Rt più basso possibile ma non possiamo pensare di fare eccezioni dando luogo ai festeggiamenti cui eravamo abituati. Andranno tenute presenti tutte le misure per non vanificare gli sforzi che stiamo facendo”, ha ammonito Locatelli.

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