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giovedì 28 Ottobre 2021

Covid e anomalie, le storie. La donna italiana con variante ‘Corradino’, gli infermieri già vaccinati diventano positivi

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Covid, molto si sa. Tanto si è scoperto. Per fortuna. Ma la malattia continua a presentare aspetti che sorprendono gli scienziati tanto da meritare di essere divulgati portandoli all’attenzione della comunità internazionale.
Le due storie di oggi sono tutte italiane e sono solo le ultime particolarità di cui si sta interessando la comunità scientifica in queste ore.

 

 

LA DONNA ITALIANA CON LA VARIANTE ‘CORRADINO’

E’ un caso unico in Italia: una variante comparsa in una donna nella quale un linfoma aveva indebolito le difese immunitarie e scomparsa quando la terapia ha fatto il suo effetto.
E’ questa la storia riassunta della variante ‘Corradino‘, isolata a Napoli grazie alla collaborazione fra l’Università Federico II e il centro Ceinge-Biotecnologie avanzate, dove la variante è stata sequenziata.
“Abbiamo voluto chiamarla come l’ultimo e sfortunato membro della dinastia sveva”, ha detto Giuseppe Castaldo, del reparto di Medicina molecolare della Federico II e del Ceinge.
L’articolo, in via di pubblicazione sulla rivista Frontiers in Oncology, ha come prima firma quella di Ettore Capoluongo, dell’università e del Ceinge.
Fra gli autori Ivan Gentile, del dipartimento di Medicina e Chirugia della Federico II.
La variante è stata depositata nella banca internazionale Genebank con la sigla MZ054387.
“Agisce rendendo il virus meno aggressivo, ma nello stesso tempo lo maschera al sistema immunitario”, ha osservato Castaldo.
La decisione di ottenerne la sequenza è stata presa dopo che per oltre cinque mesi la donna continuava ad avere l’infezione ed è stata debellata grazie a un cocktail di anticorpi prelevati da pazienti guariti.
La variante resta così un caso isolato e assolutamente unico, ma comunque rappresentativo perché sempre più spesso, osservano i ricercatori, si pubblicano articoli scientifici che evidenziano nuove varianti che, come quella isolata nella donna a Napoli, compaiono in soggetti immunodepressi.
Questo può accadere perché pazienti sottoposti a terapie pesanti possono non rispondere al virus e quest’ultimo può persistere a lungo nel loro organismo, perfino per mesi, come è accaduto nella donna a Napoli, generando delle varianti che facilmente vengono cancellate dalle terapie.

 

 

QUATTRO INFERMIERI POSITIVI AL COVID A GELA, ERANO GIA’ VACCINATI CON LE DUE DOSI DA MESI

Quattro infermieri, tutti in servizio nell’ospedale di Gela, in provincia di Caltanissetta, sono risultati positivi al covid nonostante avessero nei mesi scorsi già avuto somministrata la seconda dose di vaccino.
I quattro hanno lievi sintomi influenzali ed ora i sindacati Nursind e Uil Fpl chiedono di avviare uno screening dei lavoratori per misurare il livello degli anticorpi.
“E’ paradossale che ancora oggi gli operatori sanitari si trovino nuovamente a fronteggiare l’emergenza nell’emergenza: ma quella di infettarsi appare superflua” dicono i segretari sindacali dell’ospedale Domenico Corfù e Giuseppe Di Fede.
Secondo i sindacati, la campagna vaccinale è iniziata nell’ospedale il 31 dicembre scorso e i richiami sono stati fatti il 23 gennaio “per cui è opportuno adesso verificare la risposta del sistema immunitario degli operatori sanitari”.
“E’ fondamentale effettuare uno screening per coloro che sono già vaccinati, che operano nei reparti con pazienti fragili – dicono – e che potrebbero involontariamente diventare veicolo di contagio essi stessi nel momento in cui si infettano anche se già sottoposti alla seconda dose”.

 

 

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Mario Nascimbeni
Giornalista professionista, collabora ed ha collaborato con grandi testate nazionali. Ha base operativa a Roma, ma la sua professione lo porta in ogni parte del mondo come inviato o per reportage personali.

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