Coronavirus: Venezia ha 13 ricoverati. Mestre 18

ultima modifica: 08/03/2020 ore 09:51

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Coronavirus, continua la battaglia quotidiana per il contenimento. Venezia, dopo il primo caso di decesso registrato ufficialmente all’ospedale Civile per positività pur su patologie diverse preesistenti al momento del ricovero, mostra, con la comunicazione della Regione Veneto aggiornata a giovedì, 13 persone ricoverate con tre di esse in terapia intensiva in quanto in condizioni più serie.


Ma è sempre quello del personale in servizio l’altro fronte in cui viene profuso il massimo impegno che, comunque, a volte pare non bastare. Sempre a rischio chiusura il reparto di Psichiatria di Venezia, i reparti di Cardiochirurgia e Chirurgia Vascolare dell’Angelo risultano in grande difficoltà.

In questa ottica si staglia l’appello del governatore del Veneto Luca Zaia che ha chiesto ieri una modifica delle procedure sanitarie affinché medici e infermieri che hanno trattato un paziente contagiato non vengano messi automaticamente in isolamento se non presentano sintomi per continuare a prestare servizio, sia pur evitando luoghi affollati nel restante tempo libero.


RICOVERATI A VENEZIA E MESTRE
I ricoverati sono 32 tra Venezia e Mestre. L’Ospedale dell’Angelo ne ospita oggi 18 con 7 persone in terapia intensiva, numero che fa segnare un “+1” rispetto al giorno precedente.
I ricoverati all’Ospedale Civile di Venezia sono 13, con 3 persone degenti in terapia intensiva.
Un paziente è infine ricoverato a Mirano.
L’indice che sta assumendo sempre più cruciale importanza in questi bollettini di numeri, però, è quello definito “delta”, cioè la differenza del numero attuale con il giorno precedente.
Questo dato mostra che oggi che la curva del virus non è ancora in fase calante: sono 6 i nuovi casi a Mestre, 3 quelli di Venezia.

GUARITI/DIMESSI
Giusta importanza nel bollettino dell’Azienda Zero viene data alle voci dimissioni e guariti. Questo numero oggi segna un “+3”. Due persone sono state dimesse infatti dall’Angelo di Mestre e una dall’ospedale di Dolo.

SAN DONA’
L’ospedale di Mestre da ieri ospita anche il secondo caso di San Donà. Si tratta di un uomo di 57 anni, libero professionista. Dopo un paio di settimane a casa per una malattia che sembrava influenzale si è recato in ospedale dove il tampone ha immediatamente chiarito il responso: positivo.
Di San Donà anche un uomo di 81 anni che si trova già ricoverato nel reparto malattie infettive di Mestre.

CHIOGGIA
Il sindaco di Chioggia, Alessandro Ferro, ha confermato che sono cinque i chioggiotti contagiati dal coronavirus. Anche in questo caso diventa significativo il “delta”: fino al giorno precedente era noto un unico caso, scoperto il 26 febbraio: un uomo anziano inizialmente ricoverato in cardiologia dell’ospedale di Chioggia, poi trasferito a Mestre.
Il sindaco, comunque, ha precisato che non vi è allarme: dei cinque casi positivi, tre sono asintomatici e si trovano in quarantena fiduciaria, a casa propria.
I tre sarebbero operatori sanitari che lavorano nel veneziano.

VENETO
Dal bollettino ufficiale di giovedì si scopre che i casi confermati di contagio riguardano 459 persone in Veneto, comprendendo 3 guariti e 11 deceduti.
La differenza con il giorno precedente è, di nuovo, significativa: casi aumentati di 52 unità in un giorno. Nel dettaglio (con province):
Treviso 108 (+12), Padova 104 (+21), Venezia 82 (+8), Verona 37 (+10), Vicenza 22 (+3), Belluno 6 (+2), Rovigo 4.

IL VIRUS IN ITALIA
L’ultimo bollettino ufficiale vede l’Italia affrontare, alla soglia delle due settimane, numeri che crescono a causa del virus cinese.
Sono 3.296 i malati, 590 persone in più in un solo giorno (c’è anche un secondo neonato, ricoverato a Brescia).
Sono 149 i morti, 42 in più rispetto al giorno precedente.
Il governo ha stanziato altri 100 milioni per la gestione dell’emergenza ed ora, dopo aver deciso solo da poche ore la chiusura delle scuole fino al 15 marzo, pare stia valutando la possibilità di prorogare ulteriormente la sospensione.

Ipotesi sono allo studio con misure economiche innanzitutto, ma anche con altre in favore delle famiglie che devono far fronte alla sospensione dell’attività scolastica, con un’idea di voucher per le baby sitter e di un congedo straordinario per uno dei genitori.

E c’è poi il problema dei tribunali, con il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che sta valutando la sospensione delle udienze non urgenti in tutte le zone del Paese in cui si manifestano esigenze sanitarie.

L’altra grande incognita è rappresentata dal sistema sanitario, che però per ora tiene.

Il dato positivo di oggi sono i 414 guariti, il 50% in più rispetto a ieri.

Ma c’è un altro numero che preoccupa: sono i 1.777 malati in Lombardia, il 54% del totale, con un incremento in un solo giorno di 280 persone in più. Di questi 244 sono in terapia intensiva.

“I posti possono crescere di 200 in più ma poi serve il personale per gestirli” ha detto l’assessore Gallera. Per il momento “non ci sono criticità”, né in Lombardia né nel resto d’Italia, ha assicurato il commissario Angelo Borrelli ribadendo che in caso di necessità i pazienti verranno smistati nel resto degli ospedali italiani. Resta comunque una situazione complessa da gestire e allora diventa fondamentale la collaborazione di tutti i cittadini. Ecco perché dagli scienziati è partito un nuovo appello agli italiani, affinché si attengano alle indicazioni e siano “uniti e coesi”. “Le raccomandazioni sono degli elementi cardine” per la prevenzione, “anche se possono creare disagi. Ma credo – dice Brusaferro – che affrontare questi disagi voglia dire fare un favore al nostro paese”.

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