Coronavirus, verso proroga ‘Stato di Emergenza’ fino al 31 ottobre

ultimo aggiornamento: 28/07/2020 ore 11:45

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Anche Conte cede: prime riaperture dal 27/04

Stato d’emergenza da prorogare in Italia a causa del coronavirus secondo il premier Conte, ma il Pd chiede ‘paletti’ dando certe garanzie al Parlamento. In questo sono associate Pd e Iv, alla vigilia delle comunicazioni del premier Giuseppe Conte in Parlamento.

Non si attendono comunque fibrillazioni dal voto in Aula: la linea della proroga al 31 ottobre della delibera di stato d’emergenza, che scade il 31 luglio, dovrebbe reggere.

Senza questo provvedimento, sarebbe difficile garantire continuità all’attività, ad esempio, del commissario Domenico Arcuri.

Ma l’opposizione preme per far cessare lo stato d’eccezionalità e Conte ha chiesto un supplemento di analisi, con un parere dell’Avvocatura dello Stato, in vista del passaggio parlamentare.

Il premier, che garantisce di aver sempre agito in un perimetro pienamente costituzionale, dovrebbe sciogliere la riserva in un’informativa in Consiglio dei ministri, convocato alle 10.30, a poche ore dalle comunicazioni in Senato, previste alle 16.

Nel governo c’è la convinzione che la proroga sia necessaria. Ma alla vigilia i Dem chiedono di accompagnare l’atto a un decreto che fissi il perimetro in cui si muoverà il governo. E Iv tiene aperta la discussione sui tempi: perché non fissare il termine a fine settembre, dopo l’apertura delle urne e il weekend elettorale?

Conte si prepara così a una lunga “maratona”: una settimana cruciale nei rapporti con la maggioranza, per approdare a una navigazione agostana più tranquilla.

Vengono al pettine in Parlamento i nodi dello stato d’emergenza, il voto a maggioranza assoluta dello scostamento di bilancio, l’autorizzazione a procedere in Senato per il processo a Salvini su Open Arms.

Il tutto intrecciato con un durissimo braccio di ferro tra i gruppi sul rinnovo delle presidenze di commissione, che potrebbe slittare addirittura a settembre.

E’ dunque in acque assai agitate che il presidente del Consiglio si prepara ad avviare ufficialmente i lavori sul Piano di Rilancio, ovvero il cronoprogramma per l’utilizzo dei fondi del Recovery fund. Lo fa con un atto di distensione: al tavolo del Ciae, il Comitato interministeriale per gli affari europei, che fungerà da cabina di regia del governo, invita tutti i ministri e anche gli enti locali, con i rappresentanti di Anci, Upi, Regioni e Uncem.

Ventisette partecipanti, con quel “coordinamento con gli enti locali” promesso dal ministro Boccia. Alcuni di persona, altri in videoconferenza, per garantire il necessario distanziamento nella sala verde.

Il messaggio sembra essere: regia a Palazzo Chigi, ma tutti coinvolti nel disegnare il piano di spesa dei 209 miliardi del Recovery, di cui 82 miliardi di sussidi.

Più incerta resta invece la modalità di coinvolgimento del Parlamento. Matteo Renzi definisce “una follia” l’idea di istituire una commissione bicamerale: lavorino le Camere, anche ad agosto, in raccordo con il governo. Ma parte del Pd insiste per l’istituzione non di una bicamerale, bensì di due commissioni speciali, alla Camera e al Senato.

L’ipotesi, dice una fonte Dem di Palazzo Madama, è che alla Camera la presidenza vada a Fi, in chiave di coinvolgimento dell’opposizione, e al Senato al Pd. Ma il M5s starebbe frenando, sia per i dubbi sull’istituzione di organismi ad hoc, sia perché – come già dice via social Barbara Lezzi – sarebbe difficile da digerire una presidenza a Fi: “Si parla di Renato Brunetta ma sancirebbe di Fi in maggioranza”, tuona l’ex ministra.

Conte alle Camere tornerà ad assicurare il massimo coinvolgimento, anche in occasione del voto sullo scostamento di bilancio, in programma mercoledì: un passaggio non banale, visti i numeri sempre sul filo (ma il pallottoliere della maggioranza segnerebbe ad oggi 164 sì, tre sopra il quorum di 160).

Prima però c’è il passaggio sullo stato d’emergenza. E alla vigilia Stefano Ceccanti, capogruppo Pd in commissione Affari costituzionali, detta al governo cinque “paletti”, per delimitare i poteri che il premier, con i suoi dpcm, avrebbe per effetto della proroga.

I Dem sostengono che la delibera per la proroga in Cdm (il passaggio dovrebbe essere i due tempi, con un’informativa martedì e mercoledì o giovedì l’approvazione) debba comunque essere accompagnata da un decreto, che definisca il perimetro dell’intervento.

C’è invece chi sostiene che il dl non sia necessario e alcune norme ad hoc possano confluire in altri provvedimenti.

L’opposizione resta comunque radicalmente contraria alla proroga perché, sostengono con sfumature assai diverse Fi, Fdi e Lega, utile solo ad ampliare i poteri del premier. S

ullo scostamento di bilancio Fi potrebbe invece votare con la maggioranza, mercoledì. Ma il tentativo è evitarlo, per mantenere l’autosufficienza. Almeno finché – forse a settembre – non giungerà in Aula il nodo del Mes, che potrebbe mettere a dura prova la resistenza della maggioranza.

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