Coronavirus nel mondo: Francia va con “mezzo” lockdown

ultimo aggiornamento: 24/09/2020 ore 19:12

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Coronavirus: a Parigi mascherine anche per strada. Così neanche con il lockdown

Coronavirus nel mondo che preoccupa. Dopo le notizie di ieri in cui si annunciavano nuove misure di ‘coprifuoco’ in Gran Bretagna su pub e sul lavoro, quando in Spagna si registravano 241 morti in 24 ore, e dopo l’annuncio che l’ ex bodyguard di Macron contagiato era stato portato dai vigili del fuoco in rianimazione dell’ospedale Cochin di Parigi, arriva la conferma di una nuova “stretta” francese, da Parigi a Marsiglia.

Tutte le cifre peggiorano, la cartina della Francia – fino ad oggi tempestata di zone “rosse” – si arricchisce di nuovi e più minacciosi colori: il rosso scuro per “allerta massima” (è il caso di Marsiglia-Aix en Provence, dove da lunedì saranno chiusi bar e ristoranti) e lo ‘scarlatto’ (emergenza sanitaria).


Ecco dunque la nuova, dura, stretta a Parigi, con chiusura anticipata alle 22 per tutti i bar e ristoranti e divieto di assembramenti di oltre 10 persone.
Sono tornati i toni gravi di marzo e aprile in Francia, la lettura di cifre drammatiche, gli allarmi dagli ospedali.

Tutto ciò anche se il ministro della Salute Olivier Véran, dopo una dura giornata di “Consiglio di difesa” all’Eliseo, ha più volte ripetuto in diretta tv che “non siamo nella situazione della prima ondata”.
Al centro di tutte le attese, la situazione di Parigi e del’Ile-de-France. Dove “se non prendiamo subito dei provvedimenti”, i modelli con le proiezioni sulle prossime settimane di quanto sta accadendo sono catastrofici: “sui circa 2.000 pazienti ricoverati per Covid-19 – ha spiegato Véran – 305 sono in rianimazione, cioè il 27% della capacità totale di rianimazione di tutta la regione, contro il 18% di una settimana fa”. Senza un’azione drastica e urgente, al 10 ottobre sarà utilizzato il 40% delle capacità di rianimazione della regione, il 25 ottobre il 60% e l’11 novembre l’85%”.

Con l’aggravante che questa volta, con il virus più diffuso sull’intero territorio francese, diventa impossibile il trasferimento di malati gravi in ospedali di altre regioni, come fu invece fatto a marzo e aprile in piena tempesta epidemica.


Se a Marsiglia e Aix-en-Provence, con la regione comune che le riguarda, i bar e ristoranti torneranno a chiudere completamente per 15 giorni, altri 8 agglomerati urbani (Parigi, Lille, Tolosa, Saint-Etienne, Rennes, Rouen, Grenoble, Montpellier) raggiungono i 3 che già si trovano in situazione di “allerta rafforzata” (Bordeaux, Lione e Nizza).

Conseguenza: limite di 10 persone per gli assembramenti di persone in luoghi pubblici (spiagge, giardini, piazze, ecc.), divieto di feste studentesche o di associazioni, limite di pubblico per eventi pubblici che scende da 5.000 persone a 1.000. Bar e ristoranti chiuderanno al massimo alle 22, di nuovo vietato lo sport al chiuso e le palestre.

Véran ha tentato, fra un annuncio e l’altro, di far passare messaggi di fiducia e buon senso, come quello che “se ognuno di noi vede un po’ meno persone ogni giorno e limita le uscite, riusciremo a battere questo virus”. L’estremo tentativo è stato quello di scacciare il fantasma del lockdown: “non pensiamo a nuove chiusure generali” ha detto, mentre alle sue spalle si stagliava la nuova cartina con i nuovi colori, sempre più scuri e minacciosi. Se qualche zona del paese dovesse colorarsi del temuto “scarlatto” (emergenza sanitaria), un nuovo confinamento generale sarebbe l’unica opzione.

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