Coronavirus, i medici adesso lavorano con le mascherine ‘leggere’: la loro lettera

ultimo aggiornamento: 26/03/2020 ore 10:14

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Coronavirus: medici, infermieri e operatori sanitari eroi. Tutti, pubblicamente e privatamente, sono pronti a sostenerli idealmente e moralmente ma loro, al momento del dunque, si trovano a confrontarsi in questa battaglia contro il virus con armi scarse.

Il sindacato di categoria dei medici ANAAO-ASSOMED ha inviato una lettera aperta all’Istituto Superiore di Sanità affinché riveda la sua decisione, su linee guida OMS, di ‘consigliare’ l’uso delle mascherine ‘chirurgiche’ (quelle leggere, ne’ ffp3 ne’ ffp2) agli operatori, “Altrimenti – concludono – dureremo noi meno di una mascherina monouso”.


Qui sotto la lettera.

Dott. Silvio Brusaferro
Presidente Istituto Superiore di Sanità
per conoscenza
Al Ministro della Salute
24 marzo 2020

Egregio Presidente, Caro collega,
oggi in un ospedale di Torino altri due medici ospedalieri sono stati sottoposti ad intubazione. Due chirurghi, a dirla tutta.

All’ inizio, contavamo i medici che avevano avuto contatti stretti con pazienti COVID-19, poi i medici con tampone positivo. Ora di questi è impossibile tenere il conto. Ora contiamo i ricoverati, che sono oltre 20, solo medici ospedalieri, solo in Piemonte.


Quando protestiamo per la carenza dei DPI, protestiamo con nella mente e nel cuore questi Colleghi.

Ma l’Istituto da Te diretto, caro Collega, non ci aiuta a difendere i sanitari. Perché parallelamente al progredire della carenza di dispositivi, ha ridimensionato le indicazioni di tutela.

Prima erano indispensabili le mascherine filtranti, quelle chirurgiche non proteggevano. Ora, grazie ad una pedissequa lettura delle direttive OMS, l’ISS ci dice che le mascherine chirurgiche van benissimo, eccetto che per le procedure che generano aerosol.
Le maschere filtranti non ci sono? Allora bene le chirurgiche, avanti tutta.

Ma l’OMS, cui l’ISS fa riferimento, detta regole valide per tutto il mondo. Deve definire dei livelli minimi di tutela, pensando anche ai paesi del terzo mondo dove in alcune realtà è difficile garantire perfino l’ ossigeno e prescrivere le FFP2 sarebbe follia. Non può, però, l’ISS applicare in Italia ciò che è stato pensato per aree flagellate da guerre o carestie. Non può prescrivere che un medico entri in un reparto COVID-19 per visitare pazienti trattati con ossigeno ad alti flussi, per lo più anziani, che magari si agitano, che si strappano maschere e mascherine, protetto solo da una maschera chirurgica.
Perché poi, a ruota, il Ministero si adegua. E le Regioni si adeguano. E le ASL si adeguano. C’è carenza di DPI, quindi vien facile adeguarsi.

E se noi chiediamo le mascherine FFP2 veniamo liquidati in malo modo, grazie al parere dell’ ISS. Quelle chirurgiche van benissimo.

Ma chi siamo noi? Noi siamo quelli che si ammalano facendo il proprio lavoro.

Ci siamo contagiati ad oggi in oltre 5000. Chi lo dice? L’ISS. Che rileva anche che: “è evidente l’elevato potenziale di trasmissione in ambito assistenziale di questo patogeno”.

Con questi numeri, e queste evidenze, Ti chiediamo di aiutare con urgenza il Ministro della Salute a reinserire con urgenza, in una legge o in una circolare, la frase che si leggeva a Febbraio nei documenti dell’ISS, ovvero: “Il personale sanitario in contatto con un caso sospetto o confermato di COVID-19 deve indossare DPI adeguati, consistenti in filtranti respiratori FFP2 (utilizzare sempre FFP3 per le procedure che generano aerosol)”, riportando la idoneità delle mascherine chirurgiche agli ambienti di lavoro non sanitario.

Che si riconvertano alla produzione di FFP2/ FFP3 alcune fabbriche. Che si azzeri la burocrazia per l’importazione. Che si faccia qualcosa, ma non ridurre le tutele.

Altrimenti duriamo poco più di una maschera monouso.

Confidiamo in una sollecita disponibilità,

Chiara Rivetti, Segretaria Anaao Piemonte
Carlo Palermo, Segretario Nazionale Anaao Assomed

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