Coronavirus, gli ultimi dati di Veneto e Lombardia. Mai così alti decessi

ultimo aggiornamento: 16/03/2020 ore 08:33

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Coronavirus, gli ultimi dati di Veneto e Lombardia. Mai così alti decessi

Coronavirus: diffusi gli ultimi dati aggiornati a domenica sera da parte della Protezione Civile.
Sono saliti a 2.246 i positivi al Coronavirus registrati in Veneto, con un aumento di 74 casi rispetto alla rilevazione precedente.
Le persone decedute sono 66, 3 in più di stamane.
Sono 136 i pazienti ricoverati in terapia intensiva (+7) e 123 i dimessi complessivi.
Il più alto numero di decessi complessivo ad oggi è a Treviso con 27 unità da inizio epidemia.

Sono invece 252 i nuovi decessi per coronavirus in Lombardia, una cifra mai raggiunta finora in regione in una singola giornata.
Dall’inizio dell’emergenza in Lombardia non erano mai stati superati i 200 decessi in un giorno: ieri erano stati 76, mentre mercoledì 11 marzo erano stati 149.
Regitrato oggi il numero massimo di decessi in un giorno.


In Italia i casi domenica sera alle 18 sono 20.603. 368 il numero dei deceduti nella sola giornata di oggi.

Sulla situazione si è espressa oggi la comunità scientifica italiana: “E’ urgente adottare misure stringenti per riuscire a frenare la pandemia di coronavirus in tutti i Paesi colpiti, a partire da quelli europei”.
L’ appello è lanciato ai ricercatori di tutto il mondo perché invitino i governi dei loro Paesi ad adottare misure rigorose per contrastare la diffusione del coronavirus SarsCoV2.

La lettera aperta è pubblicata oggi sulla pagina Facebook “Coronavirus – Dati e Analisi Scientifiche”, che ogni giorno raccoglie le analisi statistiche relative all’andamento dei casi in Italia. “Siamo ora nella tragica situazione in cui il sistema sanitario più efficiente della zona più ricca del Paese (Lombardia) è quasi al massimo della sua capacità e presto sarà difficile curare più persone contagiate da Covid-19” si legge nella lettera aperta, diffusa in inglese e in italiano e che ha tra i primi firmatari il fisico Enzo Marinari, dell’Università Sapienza di Roma, il biologo Enrico Bucci dell’americana Temple University e il matematico Richard D. Gill, emerito dell’Università olandese di Leida.


I ricercatori spiegano che “è stato imposto un lockdown quasi totale del Paese: per rallentare e, speriamo, fermare il contagio il più presto possibile”. Rilevano inoltre che “come emerge senza alcun dubbio dai dati disponibili, tutti i Paesi europei stanno sperimentando lo stesso tasso di velocità di contagio, con solo pochi giorni di ritardo rispetto all’Italia” e che si sta osservando la stessa identica dinamica iniziale nel numero di nuovi casi in tutti i Paesi in cui si sta sviluppando l’epidemia.

“Se risiedi in un Paese Ue – si legge ancora nell’appello – nella maggior parte degli Stati membri hai abbastanza tempo per effettuare un blocco simile alla Cina o alla Corea del Sud per rallentare rapidamente e fermare il contagio con molti meno sforzi e molti meno costi di quelli che sta affrontando l’Italia” e “se l’Italia avesse agito con forza solo 10 giorni fa, e questo è più o meno il punto in cui sei ora, ci sarebbero stati molti meno decessi e crisi economiche”.

A questo proposito Marinari rileva che “non si tratta di una critica a quanto fatto dal governo italiano, ma una semplice constatazione: nel migliore dei mondi sarebbe stato preferibile mettere in atto le misure restrittive 10 giorni prima di quanto sia stato fatto in Italia, ma si sa che perché le persone siano convinte che una cosa vada fatta richiede del tempo”. Inoltre “siamo stati i primi in Europa a dover affrontare questa situazione e questo ha reso le cose ancora più difficili. Adesso – ha concluso – in Europa ci stanno seguendo quasi tutti”.

(categoria “virus cinese”)

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