Coronavirus, Cina ha zero casi ma chiude frontiere: timore per i contagi di ritorno

ultimo aggiornamento: 27/03/2020 ore 10:45

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coronavirus cina zero casi ma chiude frontiere

La Cina chiude le frontiere contro il rischio del contagio di ritorno del coronavirus. E lo fa con una doppia mossa coordinata: la sospensione temporanea degli ingressi di tutti gli stranieri in possesso di un visto o del permesso di residenza, a partire dal 28 marzo e “fino a nuove comunicazioni”, e la drastica riduzione dei voli internazionali.

L’annuncio del ministero degli Esteri sui visti è maturato a sorpresa in tarda serata, quando il summit speciale del G20 sul contrasto della pandemia del coronavirus si era da poco concluso e il presidente Xi Jinping aveva potuto presentarsi con la prova di un Paese capace di azzerare i nuovi contagi in due mesi, quando Europa e Usa sono in grande difficoltà.


Bloccate, secondo una nota del ministero, anche le forme di ingresso temporaneo, tra cui quelle di 24-72-144 ore, mentre sono esclusi specifici casi come i diplomatici e gli ingressi di cortesia.
(categoria “virus cinese”)

I nuovi visti emessi dopo il 28 marzo non saranno interessati, prevedendosi modalità più stringenti di rilascio.

Poco prima della stretta agli stranieri, la Civil Aviation Administration of China (Caac), l’authority sui voli civili, ha disposto che le compagnie domestiche mantengano un collegamento soltanto per ogni singolo Paese con frequenza settimanale. E lo stesso è previsto per i vettori stranieri con la Cina: un solo volo operato su base settimanale.


Un provvedimento con effetto immediato e nuova programmazione dal 29 marzo, preso sulle indicazioni dalla task force guidata dal premier Li Keqiang sulla prevenzione e sul controllo della pandemia.

L’authority si è riservata di varare in futuro, se necessario, altre riduzioni ai voli internazionali per limitare gli arrivi dei passeggeri.

La Cina che due mesi fa lamentava come “ingiustificato” il taglio dei voli delle compagnie, temendo l’isolamento, ha visto nel frattempo cambiare radicalmente gli scenari.

Azzerati i nuovi contagi domestici, anche nella provincia dell’Hubei e nel suo capoluogo Wuhan, il focolaio della pandemia, il timore di Pechino è però ora per l’ondata di ritorno.

Ieri, ad esempio, le infezioni aggiuntive sono state 67 e tutte importate, salite nel complesso a 541.

Il vice ministro degli Esteri Luo Zhaohui ha spiegato in una conferenza stampa che “il 90% dei contagi di ritorno è costituito da cittadini cinesi, di cui il circa 40% studenti. Prendere un aereo in queste condizioni è un rischio che finisce per ricadere su tutti i passeggeri”. Per questo, ha osservato, “bisogna evitare la corsa al rientro a casa”.

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